domenica 03 Maggio 2026

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SNA DA UNA PARTE, ANIA, ANAPA E UNAPASS DALL’ALTRA. POSIZIONI DISTANTI PER IL SALVATAGGIO DEL FONDO PENSIONE AGENTI…

Urge trovare una soluzione comune, ma i punti di vista sono diametralmente opposti. Ecco una fotografia della situazione e le soluzioni proposte dalle parti in causa.  

Fondo pensione agentiSna da una parte, Ania, Anapa e Unapass dall’altra. Due posizioni distinte e distanti in merito alla modalità di salvataggio del Fondo pensione agenti. Eppure si deve trovare una soluzione unanime, che accontenti tutti. Ipotesi, allo stato attuale, pressoché impossibile. In merito alla posizione dell’Ania, tuttointermediari.it ha già scritto. Lo Sna, lo scorso 10 novembre, ha inviato una lettera al presidente e al consiglio di amministrazione del Fondo pensione agenti, spiegando il proprio punto di vista. Lo stesso hanno fatto Anapa e Unapass, che ieri hanno scritto non solo al Fondo pensione agenti, ma anche alla Covip e al Ministero del Lavoro. In sintesi, tuttointermediari.it riporta sotto il punto di vista delle parti, e invita i lettori a scaricare e leggere le due lettere per un eventuale approfondimento.

LE SOLUZIONI PROPOSTE DALLO SNA… – Il piano di riequilibrio per salvare il Fondo dovrebbe basarsi su queste linee strategiche, riportate nella lettera redatta dallo Sna:

Autofinanziamento: «In base all’art. 7 dello Statuto del Fondo “la misura e la struttura dei contributi medesimi, nonché dei contributi integrativi, possono essere altresì variate con delibera del CdA, previo accordo tra le Parti sociali. Le sole quote a carico dell’agente possono comunque essere aumentate, indipendentemente dalla variazione del costo della vita e dell’accordo tra le Parti sociali, su proposta del CdA, con delibera dell’assemblea ai sensi del successivo art. 14”. Sarebbe auspicabile un innalzamento del contributo obbligatorio a carico degli agenti iscritti al FpA, meglio se modulabile o determinabile annualmente sulla base dei risultati finanziari realizzati dal Fondo (che storicamente sono risultati superiori alle attese), eventualmente ridimensionato nel caso di sopraggiunte inattese plusvalenze o nel caso di futuri ripensamenti delle imprese che, collettivamente o individualmente, dovessero contribuire economicamente alla ricapitalizzazione delle riserve».

Casse di previdenza: «A integrazione di quanto previsto al precedente punto a), urge valutare, in sinergia con i Gruppi aziendali agenti, la possibilità di destinare parte delle risorse accantonate nelle Casse di Previdenza agenti al Fondo Pensione, con modalità e garanzie da concordare in modo da non compromettere la funzione e la finalità delle Casse di previdenza medesime».

Modifica del regime, «da effettuarsi a equilibrio raggiunto o in forma modulata nel corso degli anni, anche al fine di consentire ai contribuenti attivi di incontrare maggiore interesse nell’investire eventuali ulteriori risorse sulla propria posizione pensionistica».

Rimodulazione delle prestazioni, «secondo criteri di equità e garantendo per quanto possibile il mantenimento dei trattamenti pensionistici attuali e futuri, avendo cura di dare priorità al mantenimento delle pensioni di minore entità, spesso inferiori a quattrocento euro/mese».

Analisi e individuazione di eventuali ulteriori fonti di finanziamento, «tra le quali potrebbe rientrare l’ipotesi di apertura a nuovi iscritti, che dovrebbero essere sollevati dall’obbligo di regolarizzazione del passato (oggi previsto dallo Statuto del Fondo); per essi dovrebbe essere predisposto uno specifico percorso pensionistico basato sulla capitalizzazione individuale eventualmente integrata da prestazioni solidaristiche; questo eviterebbe di far sostenere alla collettività degli iscritti il gap contributivo dei nuovi iscritti».

…E QUELLE PROPOSTE DA ANAPA E UNAPASS – Le due associazioni, recita la lettera , «come atto di responsabilità, condividono la seconda delle ipotesi formulata dal consiglio di amministrazione del Fondo, basata sulla trasformazione del regime dell’ente in contribuzione definita, sulla quale converge la stessa proposta dall’Ania formulata formalmente in data 6 ottobre, poiché, seppur non rappresenti quella da tutti desiderata, tuttavia la ritengono, nel suo complesso, l’unica strada attualmente percorribile, finalizzata su un piano di sano e fondato realismo che mira all’effettivo salvataggio del Fondo, fugando definitivamente ogni possibile futuro rischio di default».

Anapa e Unapass hanno ribadito che l’unica strada attualmente e realisticamente percorribile sia quella che prevede: «la trasformazione da prestazione a contribuzione definita per mantenere in vita nel tempo Fonage e garantire, così, le pensioni alle nuove generazioni e non solo la tutela degli attuali “pensionati”; il recupero finanziario parziale di ogni agente dei contributi versati, con capitalizzazione degli interessi, perdendo prevalentemente la quota parte versata dalla compagnia; il mantenimento degli attuali livelli delle pensioni d’invalidità e ai superstiti in ossequio al principio mutualistico; la conservazione degli apporti contributivi annuali versati dalle compagnie al Fondo; ulteriori condizioni migliorative deliberate da ogni singola impresa in favore della propria rete agenziale, nell’ambito delle negoziazioni di secondo livello».

Le due associazioni hanno sollecitato «con urgenza il consiglio di amministrazione di Fonage di prendere atto che le parti sociali Ania/Anapa/Unapass, dopo oltre 10 mesi di trattativa, hanno finalmente trovato una convergenza su una soluzione condivisa per il salvataggio del Fondo e che soltanto in questi giorni lo Sna ha presentato una proposta alternativa, non condivisa dalle altre parti sociali, e neanche dai rappresentanti dei Gaa presenti al Forum del 20 novembre scorso, che non ha trovato un’elaborazione oggettivamente praticabile, in quanto basata su enunciazioni teoriche, quali presupposti di autofinanziamento dei singoli iscritti e di trasferimento delle Casse di Previdenza, la cui decisone spetta alla soggettiva volontà di ogni singolo agente e di ogni singolo Gruppi Agenti, nonché soggetta a rigorosi vincoli statutari delle stesse Casse di Previdenza. Dopo circa otto mesi dal blocco dei trasferimenti volontari – che seppure intimamente connesso all’individuazione di un piano di riequilibrio non può, in ogni caso, protrarsi sine die – è giunto il momento che non vi siano più le condizioni per accondiscendere ad altri rinvii e per questo sollecitiamo l’organo di governo di Fonage, che nella prossima riunione già convocata per la prima settimana di dicembre, decida, in modo tempestivo e responsabile, quale percorso intenda concretamente attuare. Da esso tutti gli agenti iscritti, possono acquisire con piena coscienza delle sorti del Fondo, in modo che possano decidere liberamente cosa fare prima che giunga a scadenza il versamento dei contributi 2015».

Fabio Sgroi

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