Il ceo di Edge Group ha detto la sua su un tema di cui si dibatte da tempo e che è più che mai attuale.

Un post sui social, per esprimere la propria opinione in merito al “consolidamento del brokeraggio assicurativo”, alle “dinamiche generali” e ai “mutati scenari indotti dall’Ivass (con una compliance sempre più onerosa” e alle compagnie “che impongono di fatto la doppia intermediazione orientando i piccoli broker verso le agenzie”.
Manfredo Sciarretta, chief executive officer di Edge Group, ha voluto dire la sua, storcendo un po’ il muso di fronte a chi sostiene che le operazioni di merger & acquisition siano dettate in particolare dal fatto che ci siano «piccoli intermediari ormai “alla canna del gas” e, proprio per questo, costretti a vendere».
Non nego che esistano situazioni al limite», ha affermato Sciarretta, «ma non è la norma. Nel percorso del gruppo che ho il piacere di guidare (oltre 40 operazioni straordinarie dal 2018) ho incontrato soprattutto professionisti capaci, con specializzazioni distintive e una forte presenza territoriale. Edge Group è cresciuto proprio così. Nel 2014 abbiamo iniziato questa avventura in due e lavoravamo solo sui large clients. Da allora abbiamo portato nel progetto colleghi capaci di aggiungere competenze che ancora non presidiavamo. Oggi abbiamo più di 10 specialties e una decina di industries. E le abbiamo soprattutto grazie a loro».
Sciarretta, inoltre, ha ricordato come Edge Group sia stata «talvolta vicina a imprenditori alle prese con il passaggio generazionale. Ma nella maggior parte delle operazioni abbiamo incontrato imprenditori tra i 40 e i 55 anni, con ricavi ed Ebitda in crescita e ancora tanta voglia di esprimersi. Non hanno considerato la cessione come “l’ultima spiaggia”, ma come una scelta strategica: un modo per competere meglio, in un’organizzazione che non limita le competenze costruite negli anni, ma le valorizza e le mette a fattor comune».
Alla fine del 2026, ha concluso Sciarretta, Edge Group potrà contare «su oltre 500 professionisti, più di 500 milioni di euro di premi gestiti, oltre 30 sedi e più di 100 milioni di euro di ricavi. E molti degli ex imprenditori (insieme a una grande squadra di manager) guidano oggi il gruppo, esprimendo la propria imprenditorialità su una scala più ampia, con partecipazione ed entusiasmo. Oggi Edge Group è diventato, a mio avviso, uno dei gruppi più integrati del mercato. Non sarebbe stato possibile se avessimo semplicemente dato ossigeno a colleghi in difficoltà. Gli imprenditori entrati nel nostro progetto non l’hanno fatto perché non avevano alternative. L’hanno fatto con la dignità e l’ambizione di una scelta consapevole: una mossa strategica per dare ancora più valore, in un mercato che cambia profondamente, a ciò che hanno costruito. Non l’ultima possibilità per evitare di perderlo». (fs)
© RIPRODUZIONE RISERVATA










