Il professore di Istituzioni di diritto privato è intervenuto a un recente seminario dell’Ivass analizzando alcuni aspetti a proposito del risarcimento del danno grave alla persona nella Rc auto e nella Rc sanitaria.

La grande crescita della Rc e il diverso modo di concepire il risarcimento del danno nella società del ventunesimo secolo; le tabelle giudiziali; quelle normative DPR 12/2025; la sentenza della Cassazione numero 8630 del 7 aprile scorso; cosa e come bisogna intendere la parola sostenibilità nella Rc. Sono i temi affrontati sinteticamente da Giulio Ponzanelli, professore di Istituzioni di diritto privato, intervenuto a un recente seminario organizzato dall’Ivass, dal titolo Il risarcimento del danno grave alla persona nella Rc auto e nella Rc sanitaria.
Innanzitutto la grande crescita della responsabilità civile, che si è estesa sempre di più, intesa come un «trasferimento di una somma di denaro, di una ricchezza monetaria subìta dal soggetto danneggiato in capo a un altro soggetto», ha ricordato Ponzanelli, «Non è l’azzeramento del risarcimento, che deve essere visto sempre di più come un costo sociale, perché il rapporto della Rc non è solo bilaterale danneggiante-danneggiato. Sono tanti i terzi coinvolti, tra cui evidentemente, ma non solo, l’impresa di assicurazione, che è quella che poi, sopporterà per l’80%-90% il costo del risarcimento».
Nel 1994 sono nate le tabelle giudiziali. All’origine, ha ricordato Ponzanelli, «erano molto artigianali e facevano riferimento alle indicazioni della Corte Costituzionale nella storica sentenza numero 184 del 1986», che ha introdotto nel diritto italiano la risarcibilità autonoma del danno biologico. Con il passare degli anni le tabelle «si sono affinate, hanno completato i dati, hanno fatto passi avanti», fino all’avvento del Codice delle Assicurazioni che ha stabilito che «per i sinistri importanti, le lesioni di non lieve entità, sarà istituita una Tabella unica nazionale».
Le tabelle giudiziali, così, hanno acquistato «ancora più consistenza», ma c’è un problema. «Le tabelle sono fatte dai giudici di merito che devono interloquire con chi? Con gli oracoli, con la Corte di Cassazione che con alcune sentenze ha cambiato gli equilibri del danno non patrimoniale. Le tabelle, dunque, devono adeguare le loro previsioni alle nuove indicazioni nomofilattiche della Corte di Cassazione. Il problema delle tabelle giudiziali è proprio questo: il rapporto giudici di merito – giudici di legittimità. Si deve fare in modo che le tabelle siano sempre più conformi a ciò che a Piazza Cavour si sostiene».
Altra tappa importante è rappresentata dall’introduzione delle tabelle normative DPR 12-2005. Tabelle «lungamente attese», ha osservato Ponzanelli, che però, «come era prevedibile», hanno portato a «uno sbandamento di giurisprudenza di merito. Sono retroattive o no?». Intanto «abbiamo assistito a un comportamento processualmente opportunistico nel ritenerle in alcuni casi retroattive e in altri casi no». La legge, ha affermato Ponzanelli, «è solare: si applica ai sinistri successivi. Il fatto è che però si discute sulla retroattività, si discute sulla generalità». Si è aperto, così, un periodo (sei mesi), definito da Ponzanelli «di caos».
Fino alla sentenza della Cassazione numero 8630 del 7 aprile scorso, «attesa da tanti». Una sentenza che ha messo al centro «l’equità», che «ha dato ossigeno e fiato alle tabelle giudiziali. Queste ultime, a loro volta, hanno dato fiato e ossigeno alle tabelle normative, allla Tun, la tabella per antonomasia, perché è nutrita di quegli stessi valori filosofici, culturali, di cui erano impregnate le tabelle giudiziali».
La sentenza «è stata schiacciante», perché ha stabilito che le tabelle «non sono retroattive», salvo se ci si trova di fronte a «circostanze peculiari». Dunque «c’è la possibilità di discostarsi dalla Tun e questo è il grande problema».
Ponzanelli si è soffermato, infine, su cosa e come bisogna intendere la parola “sostenibilità” della responsabilità civile, partendo da un dato di fatto: «L’Italia è il paese dove mediamente c’è il più alto livello di risarcimento del danno non patrimoniale, se escludiamo l’Inghilterra che non fa parte dell’Europa. Inoltre: sempre l’Italia è il paese europeo dove il livello dei premi assicurativi è più alto. È palese: si alza il livello del risarcimento perché si vuole mettere la persona al centro e proteggerla in modo più adeguato, e quindi il livello dei premi sarà più elevato».
Il risarcimento, in questa prospettiva, «deve diventare sostenibile e diventa sostenibile nella misura in cui il livello dei premi non sia troppo alto per i non danneggianti e per coloro soprattutto che non sono titolari di redditi medio-alti. La scelta allora é tragica nella misura in cui si confrontano i diritti del danneggiato ad ottenere una integrale riparazione del danno e un carico risarcitorio che tenga anche conto dei costi delle imprese di assicurazione».
Fabio Sgroi
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