Il movimento di opinione denominato “BAS” (acronimo di “Buono a sapersi”) ha inviato oggi un comunicato a tutti i soci del gruppo. Si chiede un cambiamento. Tutto questo a due mesi dal congresso elettivo di Milano Marittima che ha visto la riconferma a presidente di Pierguido Durini e la fiducia alla sua giunta da parte dell’assemblea.
Sono trascorsi circa due mesi dal congresso elettivo del Gruppo agenti Helvetia ed evidentemente qualche malcontento è rimasto. È notizia di oggi un comunicato inviato a tutti gli agenti Helvetia, iscritti e non iscritti al gruppo agenti, a firma di un movimento di opinione denominato BAS, acronimo di Buono a sapersi che, in sostanza, si dice disposto a valutare addirittura la costituzione di una nuova rappresentanza agenziale.
Eppure, all’ultimo congresso elettivo di Milano Marittima (Ravenna), generalmente la sede deputata per il confronto e il dibattito, non c’era stato alcun ribaltone e Pierguido Durini era stato rieletto presidente, confermando, di fatto, la giunta uscente, nel segno di una rinnovata continuità. Si era manifestata, però, una corrente interna al gruppo che aveva provato a farsi spazio attraverso la presentazione di 7 candidati per la giunta. La lista era composta da Danilo Bellando, Luca Bonventi, Luca Cagnoni, Gian Luigi Lovatti, Dario Mannocci, Stefano Pallanca e Salvatore Palma. Nessuno di loro, però, si era piazzato nelle prime 9 posizioni valide per entrare nella nuova giunta.
Secondo quanto risulta a Tuttointermediari.it dietro il movimento di opinione BAS ci sarebbe un gruppo di agenti che si riconosce nei candidati che non sono riusciti a entrare nella nuova giunta.
Ma cosa è riportato nella nota diramata oggi? BAS, innanzitutto, ha evidenziato come l’ultimo congresso abbia rappresentato «una novità in termini di dialettica interna», dal momento che «non c’è stata unanimità ed alcuni agenti hanno proposto un’alternativa».
Per BAS, non ci si trova «però, davanti a una semplice divisione interna», ma «davanti alla crisi di un modello di potere. Un sistema che, dopo anni di gestione chiusa e autoreferenziale, non riesce più a rappresentare l’intera comunità degli agenti. Un sistema che ha sostituito il confronto con la fedeltà, la partecipazione con l’appartenenza, la collettività con la personalizzazione».
BAS crede che la rappresentanza «non possa fondarsi sull’arroganza, sui cerchi magici o sulla logica del “noi contro loro”. Un’organizzazione sana deve essere luogo di mediazione, pluralismo, ascolto e rispetto reciproco». Per questo ritiene che il risultato di questo congresso «non rappresenti una prova di forza, ma un segnale di debolezza politica e morale: un presidente senza unanimità dopo sette mandati; una governance incapace di includere; una gestione che rifiuta ogni tentativo di sintesi condivisa».
I numeri, prosegue la nota del movimento di opinione, «dimostrano che esiste una comunità ampia, concreta e motivata che chiede un altro modo di intendere il gruppo: più democratico, più aperto, più rappresentativo, più moderno». BAS crede «nella partecipazione reale; nel confronto libero; nella dignità di ogni collega; nella costruzione di una leadership autorevole, non autoritaria; in un’organizzazione che unisce invece di dividere».
Per questa ragione BAS intende aprire «una fase nuova, di ascolto, confronto e costruzione collettiva», mettendo attorno a un tavolo «tutti coloro che credono che sia arrivato il momento di cambiare metodo, linguaggio e visione». Si valuterà «ogni strada possibile, senza paura: restare e cambiare, oppure costruire una nuova realtà capace di rappresentare davvero gli agenti», anche perché «la convinzione è che un’alternativa sia necessaria. Perché un gruppo non può essere proprietà di pochi. Deve essere casa di tutti».
Fabio Sgroi
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