Cgpa Europe ha dedicato un approfondimento nell’ultima edizione dell’Osservatorio europeo degli intermediari.
Un mercato assicurativo stimato in 3.000 miliardi di euro nel 2024, pari al 45% del totale dei premi emessi nel mondo. Il primo a livello mondiale. È quello statunitense, a cui Cgpa Europe (compagnia specializzata nella Rc professionale degli intermediari) ha dedicato un approfondimento nell’ultima edizione dell’Osservatorio europeo degli intermediari.
Un mercato con numeri impressionanti, specie se paragonati a quelli dell’Unione Europea: 1.500 miliardi di euro di premi, pari al 23% del totale mondiale.
Negli Stati Uniti, il volume di premi è generato da circa 5.900 compagnie assicurative e da quasi 2 milioni di distributori. Questi ultimi operano in un mercato che è sì integrato economicamente, ma che è caratterizzato da una regolamentazione frammentata tra 50 giurisdizioni statali. Non c’è, quindi, un’autorità federale centrale unica.
Ogni Stato, ha fatto notare l’Osservatorio di Cgpa Europe, dispone quindi “di una propria regolamentazione e di una propria autorità di vigilanza e controllo, incaricata di rilasciare le licenze, regolamentare i prodotti, controllare la solvibilità degli assicuratori e proteggere i consumatori. I requisiti normativi possono quindi variare sensibilmente da uno Stato all’altro”.
In assenza “di un riconoscimento reciproco o dell’equivalente della libera prestazione di servizi o in regime di stabilimento, un assicuratore che desideri operare su tutto il territorio americano deve ottenere l’autorizzazione da ciascuno Stato”. I distributori di assicurazioni, quindi, devono registrarsi in ciascuno degli Stati in cui intendono operare.
E veniamo alle due figure di agente (che rappresenta l’assicuratore) e broker (assicurato), la cui differenza, sebbene esista dal punto di vista giuridico, “sembra avere poca importanza nella pratica”, si legge nell’Osservatorio.
In base allo Stato in cui svolgono la propria attività, infatti, operano tutti con la stessa autorizzazione (licenza): “chiunque sia autorizzato a vendere, sollecitare o negoziare assicurazioni è considerato un insurance producer, un termine generico che comprende sia gli agenti, sia i broker, indipendentemente dalla loro modalità di distribuzione o specializzazione”.
Questo, ha fatto notare l’Osservatorio, “crea un panorama in cui diventa difficile valutare con precisione il numero reale degli agenti e dei broker attivi”, perché “possono essere autorizzati e registrati contemporaneamente in più Stati o con diverse forme giuridiche”. Inoltre, “i sistemi che regolano le licenze divergono da una giurisdizione all’altra: alcuni forniscono un’unica licenza di produttore, mentre altri mantengono una rigida distinzione tra agente e broker, con autorizzazioni specifiche per ciascuna attività”.
Nel 2025 la National association of insurance commissioners contava circa 2 milioni di produttori assicurativi, principalmente agenti o broker o loro dipendenti. Circa il 40% degli insurance producers attualmente registrati negli Stati Uniti è concentrato in Florida, Texas e California.
Anche negli Stati Uniti ci sono gli agenti monomandatari (che rispetto a quelli europei gestiscono agenzie più grandi in termini di dimensioni), legati appunto a una sola compagnia, e intermediari indipendenti, siano essi agenti o broker.
Nel mercato danni, gli intermediari indipendenti dominano la distribuzione con una quota di mercato del 62% (i monomandatari si fermano al 21%). Stesso discorso nel vita, sebbene la loro quota di mercato sia leggermente inferiore al 53% della produzione totale (38% i monomandatari). Sul mercato operano anche broker grossisti, managing general underwriters, managing general agents e banche. (fs)
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