Umberto Guidoni, co-direttore generale dell’associazione: «C’è ancora un po’ da fare, soprattutto sulla componente Rc sanitaria, ma complessivamente oggi abbiamo qualche paletto di certezza in più e questo è dovuto alla presenza della Tabella unica nazionale che noi abbiamo abbracciato in maniera convinta».

«La Tabella unica nazionale (Tun)? Devo riconoscere che il lavoro svolto dall’Ivass, di concerto con il Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit), ha prodotto un risultato di grande equilibrio dal punto di vista economico e cerca di dare certezza al sistema. Introduce un criterio che considera alcuni aspetti molto rilevanti e che tiene conto della tabella di Milano in modo particolare riconoscendo, quindi, il ruolo delle tabelle pretorie a cui si è fatto riferimento in passato». L’opinione di Umberto Guidoni, co-direttore generale dell’Ania, a proposito della tabella che ha uniformato i risarcimenti per danni biologici e morali da macrolesioni (invalidità permanente tra il 10% e il 100%), è positiva. Una novità, quella dell’introduzione della Tun, che Ania ha «abbracciato in maniera convinta».
Intervenuto al recente seminario sul tema organizzato dall’Ivass qualche settimana fa, Guidoni ha sottolineato come questo meccanismo di certezza debba poi coniugarsi con una serie di altri aspetti importanti. Per esempio la componente di valutazione medico-legale, che «ha una sua rilevanza fondamentale nella definizione e nella determinazione del danno; le tabelle ci danno un equilibrio economico e danno, comunque, una certa flessibilità al giudice nella sua valutazione della componente dinamico-relazionale del danno».
C’è però un altro tema che preoccupa l’Ania e il settore assicurativo, che è quello delle riflessioni ulteriori che si stanno facendo sul danno parentale riflesso. «Se si introducono ulteriori elementi di incertezza nella valutazione della componente non patrimoniale del danno e ci si rimette a fare elucubrazioni di carattere dottrinale che possono avere un’incidenza effettiva sull’incertezza», ha affermato Guidoni, «quello che si produce è un’ulteriore difficoltà per il settore assicurativo nell’andare a determinare la sufficienza delle riserve da una parte e la determinazione corretta del premio dall’altra».
RC SANITARIA – Guidoni ha parlato anche di Rc sanitaria, innanzitutto sottolineando come la legge Gelli abbia «sicuramente il merito di razionalizzare il sistema della Rc sanitaria cercando di trovare delle chiavi che possano consentire una corretta introduzione della normativa». Quello di cui «avremmo fatto volentieri a meno è il decreto sui requisiti minimi perché introduce una serie di incertezze ulteriori che creano molte difficoltà. Andare a prendere istituti propri della Rc auto e pensare che gli stessi possano essere applicati a un sistema come quello della Rc sanitaria crea problemi nell’andare a fare assicurazioni in questo settore, tant’è vero che oggi la maggior parte delle imprese fanno fatica a operare su questo mercato».
Per Guidoni l’idea di creare un fondo per quanto riguarda le infezioni nosocomiali «è sicuramente buona da prendere in considerazione, visto che il sinistro medio si aggira sui 155.000 euro ed è la quarta causa di contenzioso che riguarda questo settore, ma credo che questa legge abbia bisogno di una riforma sostanziale perché possa raggiungere l’obiettivo che ci si era prefissati».
E sul tema dell’autoritenzione del rischio: «La maggior parte delle strutture pubbliche ha deciso di andare in “autoassicurazione” e ciò produce un rischio notevolissimo per il paziente: quello che, in caso di danno, non abbia un risarcimento adeguato. Il meccanismo di autoritenzione, infatti, non è tutelato da nessun sistema che possa garantire che ciò che viene accantonato per andare a coprire i danni da malasanità da parte delle strutture pubbliche possa poi essere effettivamente utilizzato per risarcire». Come si risolve il problema? Per Guidoni, la soluzione migliore è «che le compagnie di assicurazione, così come accade già in parte per quelle strutture che si assicurano, vadano a coprire i rischi di punta e lascino i rischi di frequenza con un sistema di autoritenzione alle strutture pubbliche. Ciò migliorerebbe il quadro complessivo e renderebbe anche più appetibile questo settore in termini di coperture assicurative».
RENDITA VITALIZIA – «Nel momento in cui abbiamo iniziato un processo di attenzione nei confronti del risarcimento della tutela della persona, credo sia un fatto di evoluzione civile che si prenda in considerazione la rendita vitalizia in determinate condizioni cliniche del danneggiato», ha osservato Guidoni. In particolare «in tutti quei casi in cui il danneggiato è un minore e/o è incapace di intendere e di volere».
In definitiva, sulla componente di Rc sanitaria, Guidoni ritiene ci sia «ancora da fare». L’Ania si sta impegnando nella direzione di «cercare di riformare la norma».
Fabio Sgroi
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