venerdì 01 Maggio 2026

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CONTENZIOSI GIUDIZIARI FRA COMPAGNIE E ASSICURATI: COME RIDURLI? L’IVASS HA PRONTO UN PIANO

Salvatore Rossi, presidente dell’istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, intende copiare l’esperienza di Banca d’Italia (di cui è anche direttore generale) con l’Arbitro Bancario e Finanziario. Già avanzata una richiesta alle istituzioni preposte. Vediamo di cosa si tratta.
 

Salvatore RossiRidurre i contenziosi fra compagnie e assicurati. L’Ivass ci prova. Come? Mutuando l’esperienza che Banca d’Italia ha fatto con l’Arbitro bancario e finanziario (Abf). Salvatore Rossi (nella foto), che è il presidente dell’istituto per la vigilanza sulle assicurazioni ma anche direttore generale di Banca d’Italia, conosce bene l’argomento. Per questo ha avanzato alle istituzioni una sua proposta tecnica di Arbitro Assicurativo. «Pur consapevoli dell’onere organizzativo che ricadrebbe su di noi, siamo pronti a fare la nostra parte, se Governo e Parlamento vorranno riconoscere questa esigenza», ha detto Rossi. Ma andiamo con ordine e vediamo di cosa si tratta realmente.

LA NASCITA DELL’ARBITRO BANCARIO E FINANZIARIO  – L’ideazione originaria dell’Arbitro risale alla legge cosiddetta “del risparmio” del 2005. La previsione che le banche e gli altri intermediari finanziari dovessero aderire a un sistema stragiudiziale di risoluzione delle controversie con la clientela faceva parte di un quadro normativo finalizzato al rafforzamento dei sistemi di protezione del consumatore di quel tipo di servizi. Le norme attuative sono arrivate nel 2008 con una delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, che ha affidato alla Banca d’Italia il compito di creare e gestire l’organismo.

L’Arbitro bancario e finanziario è partito nel 2009, con tre collegi decisori, a Roma, Milano e Napoli, composti in totale da 42 membri, fra titolari e supplenti, e una segreteria tecnica comune, a Roma. Pochi mesi dopo sono state create altre due segreterie tecniche a Milano e a Napoli; alle tre strutture sono state assegnate in totale 30 risorse.

I VANTAGGI DELL’ARBITRO – In pratica, un cliente che ritenga di aver subìto un sopruso o un comportamento illegittimo da parte di un funzionario o di un ufficio bancario può, anziché iniziare una lunga, complessa e costosa lite giudiziaria, rivolgersi all’Arbitro, con due importanti vantaggi: costi quasi nulli, dato il basso importo (20 euro) della commissione d’ingresso richiesta e la non necessità di essere assistiti da un avvocato, grazie alla semplicità della procedura; tempi di giudizio più celeri. Il fatto che la procedura renda quasi sempre superflua l’assistenza legale ha un altro effetto positivo, oltre al minor costo.

RISULTATI – L’inconveniente principale del ricorrere a un sistema di questo tipo è che il giudizio non è vincolante per chi soccombe. Nella realtà dei fatti, però, se a soccombere è la banca, questa, secondo le rilevazioni di banca d’Italia, si attiene al giudizio nel 99% dei casi, spesso anche modificando sue prassi interne o modalità organizzative per evitare che il comportamento giudicato scorretto si ripeta con altri clienti. La perdita di reputazione che conseguirebbe a una disubbidienza nei confronti del pronunciamento dell’Arbitro, subito resa pubblica, è giudicata dalle banche un costo troppo alto, anche quando esse non condividano i giudizi emessi.

Nel corso dei 6 anni di funzionamento dell’arbitro i ricorsi dei clienti sono stati respinti (dando quindi ragione alla banca) in una percentuale che è scesa progressivamente dal 40% al 30% circa. In tutti gli altri casi o il ricorso è stato accolto, oppure le parti si sono accordate prima del giudizio per far cessare la contesa. I ricorsi sono passati dai 3.400 del 2010 ai 13.600 dello scorso anno, con conseguente allungamento dei tempi delle decisioni. In media, il numero di mesi occorrenti per un giudizio è passato da poco più di 3 a 8. E comunque, sottolinea Bankitalia, si tratta pur sempre di tempi impensabili per la giustizia civile, che impiega in media oltre tre anni per definire cause di questo tipo.

OBIETTIVI – «La nostra ambizione», ha detto Rossi con riferimento all’Arbitro bancario e finanziario, «è di ottenere due risultati. Entro il 2018 vorremmo giungere: a trattare fino a 20.000 ricorsi, anche grazie a nuove applicazioni informatiche; a ridurre il tempo medio di decisione a non più di 3 mesi».

Fabio Sgroi

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