Botta e risposta fra i due sulla gestione del salvataggio del Fondo pensione agenti.
Nelle ultime ore la frattura fra Claudio Demozzi, presidente dello Sna e Roberto Salvi, presidente del Gruppo agenti di assicurazione Toro (Gaat) (nella foto sotto li vediamo sorridenti al termine del congresso elettivo Sna del 2012), è diventata insanabile. Anzi, con tutta probabilità i due si daranno appuntamento in qualche aula di tribunale. Motivo del contendere è il salvataggio del Fondo pensione agenti.
L’INIZIATIVA DI SALVI – Come si ricorderà, alla fine dello scorso novembre, Salvi si era attivato (coinvolgendo lo studio Crenca & Associati) allo scopo di avviare uno studio tecnico, statistico e attuariale sul Fondo pensione agenti, per chiarirne la reale sostenibilità e stabilirne con precisione l’entità del disavanzo. Dopo tre mesi (e una volta ricevute le risultanze dello studio), il presidente del Gaat aveva sottolineato come l’entità del disavanzo prospettico del Fondo pensione agenti risultasse molto inferiore a quella ipotizzata (a quanto pare quasi la metà degli oltre 700 milioni di euro “ufficiali”, secondo indiscrezioni raccolte da tuttointermediari.it).
Salvi aveva provato a coinvolgere i gruppi aziendali agenti aderenti a Sna, Anapa e Unapass invitandoli a un incontro lo scorso 16 febbraio a Roma, con l’obiettivo di avviare un confronto considerando i risultati del nuovo studio.
Una riunione alla quale, secondo fonti ufficiali, avevano preso parte «molti presidenti di gruppo o loro delegati aderenti alle diverse sigle sindacali, oltre al gruppo agenti Unipolsai Aau che non aderisce ad alcun sindacato». Al termine dell’incontro era stato deciso di affidare allo studio Crenca & Associati un ulteriore incarico per la ricerca di soluzioni da proporre al consiglio di amministrazione del Fondo pensione agenti e a tutti i soggetti interessati.
Lo Sna, per la verità, non è mai intervenuto ufficialmente sulla modalità con la quale si è attivato Salvi, limitandosi solo a definire «clamorose» le risultanze di «un advisor indipendente autorevole» (riferendosi allo studio Crenca & Associati) e sottolineando come in passato il sindacato avesse «sostenuto che il Fondo pensione agenti fosse strutturalmente sano». Insomma si è andati avanti fino a lunedì scorso, quando a Milano si è tenuta una riunione del comitato dei gruppi aziendali agenti aderenti a Sna e alla quale ha preso parte anche il presidente Demozzi.
LA LETTERA DI SALVI – È lì che evidentemente la situazione è precipitata. Nella tarda mattinata di mercoledì scorso, in una lettera indirizzata ai presidenti di gruppo, Salvi ha fatto riferimento proprio alla presenza di Demozzi, «il quale», si legge nella missiva, «si è dichiarato molto impegnato e fiducioso (anche perché lui è un super partes non avendo aderito al Fondo pensione agenti) sul salvataggio di Fonage. Le leve diplomatiche che sta muovendo porteranno secondo lui ad un ottimo risultato e non c’è bisogno di fare o rifare i conti del disavanzo prospettico. Il problema è squisitamente politico, secondo Demozzi, e ci penseranno lui e lo Sna. Ringrazia ma non gli serve né la perizia di Crenca né di chiunque altro perché se la vede lui utilizzando le leve politiche e diplomatiche. In sostanza, dopo un anno di fallimenti nella trattativa, con la Covip che qualche giorno fa ha convocato il cda di Fonage per evitare il commissariamento, il presidente Sna si dichiara ora moderatamente ottimista ed è in questo supportato solo da qualche cortigiano».
Salvi ha sottolineato come Demozzi si fosse «evidentemente dimenticato di quanto lui stesso ha dichiarato al Sole 24 Ore il 14 febbraio scorso: “I calcoli attuariali andranno rivisti, come andranno ridiscussi i parametri e le ipotesi adottate per la stesura del bilancio prospettico”. Veramente ridicolo: questo toglie credibilità a tutta l’attività dello Sna e gratifica la nostra quale attività seria, trasversale, concreta e che ha l’indubbio merito di aver “mosso le acque “e fatto emergere i dubbi che molti avevano. A questo punto, non possiamo combattere la battaglia per trovare le migliori e più eque soluzioni per il salvataggio di Fonage poiché Sna ha dichiarato, appunto, che è affar suo e basta, in quanto soggetto istitutivo del fondo stesso. Il Re è nudo. Personalmente, temo fortemente decisioni verticistiche, demagogiche, non sufficientemente supportate da elementi tecnici ed oggettivi che andranno a discapito di alcuni agenti, per salvaguardarne altri (quelli vicini alla pensione). Questo, oltre a poter essere illegittimo, potrebbe generare l’uscita dal Fondo di tanti (quelli della fascia d’età intermedia) alla ricerca di altre soluzioni, generando un conseguente futuro ulteriore problema di sostenibilità di Fonage».
Salvi ha terminato la lettera proponendo, «al momento, di sospendere la formalizzazione dell’incarico allo Studio Crenca & Associati, mantenendo vivo il nostro sodalizio in attesa degli sviluppi, per poter prontamente intervenire se e quando opportuno».
LA NOTA DELLO SNA – Sempre nella giornata di mercoledì scorso, ma in serata, lo Sna ha diramato una newsletter (la numero 19 del 4 marzo 2015) che parla di bocciatura («quasi all’unanimità»), da parte dei gruppi aziendali agenti, dell’ipotesi di «finanziare un nuovo studio attuariale sulla situazione del Fondo pensione agenti, da contrapporre a quelli presentati dal consiglio di amministrazione del Fondo». Per Demozzi «l’iniziativa, pur lodevole negli intenti, era intempestiva e sbagliata nel metodo, per cui era ragionevolmente lecito attendersi che non sarebbe stata condivisa».
La nota dello Sna prosegue ricordando che «da tempo Salvi indaga sui conti del Fondo pensione agenti e sembra che il Gruppo agenti Toro abbia speso oltre 20.000 euro per gli studi commissionati a esperti; una cifra notevole, che ha fatto nascere degli interrogativi circa la rispondenza dell’iniziativa agli scopi statutari del Gruppo agenti Toro».
SALVI FA CAUSA ALLO SNA – Una notte (e una mattinata) per pensarci e riflettere. Poi, Salvi, nel primo pomeriggio di ieri, ha diffuso un comunicato con il quale ha annunciato di fare causa allo Sna. Ecco il testo integrale: «Ieri è stata diffusa la Newsletter Sna 19/2015. Nella stessa viene riportata la “notizia” che Roberto Salvi, presidente del Gaat, avrebbe proposto ai presidenti dei Gruppi agenti in comitato di finanziare un nuovo studio attuariale da contrapporre a quello del cda del Fondo pensione agenti e che tale proposta sarebbe stata bocciata quasi all’unanimità. Roberto Salvi, in considerazione del fatto che tale notizia è falsa e che peraltro non è stata smentita, ormai esasperato dai continui attacchi dello Sna sia alla sua persona sia al suo Gruppo agenti, ha annunciato di voler rimettere la questione alla magistratura affinchè accerti la falsità delle notizie diffuse. La decisione di procedere giudizialmente è stata ulteriormente motivata dall’insinuazione – contenuta nella medesima newsletter – secondo cui il Gaat avrebbe speso denari degli iscritti per un’iniziativa estranea ai propri scopi statutari. “Non è accettabile – ha dichiarato Salvi – che si getti discredito sul buon nome, la storia, l’indipendenza e la credibilità del Gaat”. “Chi con me opera all’interno del Gruppo – ha aggiunto – ha sempre avuto cura di gestire con attenzione i contributi degli iscritti, chiedendo l’autorizzazione per ogni spesa agli organi statutari deputati. E’ mia ferma intenzione chiamare a rispondere di queste condotte illecite sia lo Sna sia personalmente chi le ha poste in essere”.
Fabio Sgroi
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