giovedì 30 Aprile 2026

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GESTIONE DEL RISCHIO: INDAGINE SULLE MEDIE IMPRESE ITALIANE

Presentati i risultati di uno studio del Cineas, svolto in collaborazione con Mediobanca e UnipolSai.

BERTANI Adolfo«Le imprese più evolute dal punto di vista della gestione del rischio riportano regolarmente performance economiche più soddisfacenti. Tutti gli indici, infatti, la redditività industriale (Roi), quella netta (Roe) e la competitività (clup) sono sistematicamente superiori nelle imprese attente ai rischi». Adolfo Bertani (nella foto), presidente del Cineas, il Consorzio universitario fondato dal Politecnico di Milano nel 1987 che si occupa di diffondere la cultura del risk management, non perde occasione per sottolineare questo concetto.

I risultati della terza edizione dell’Osservatorio sulla diffusione del risk management nelle Pmi, presentati qualche giorno fa, hanno confermato il tutto.

Sono imprese con un fatturato di circa 65 milioni di euro, in cui la quota dell’export vale il 45%, e hanno una media di oltre 165 dipendenti, ma soprattutto realizzano una redditività industriale del 20-30% superiore rispetto a quelle che trascurano il rischio. È la carta d’identità della media impresa italiana che gestisce il rischio presentata nell’indagine realizzata da Cineas, in collaborazione con Mediobanca e con il contributo di UnipolSai Assicurazioni.

All’indagine hanno partecipato 257 aziende dei settori alimentare, beni di consumo per la casa e per la persona, chimico farmaceutico, carta e stampa, meccanico e metallurgico. Complessivamente le aziende del campione allocano il 3,5% del proprio fatturato per la gestione dei rischi (2,3 milioni di euro).

Secondo il 74% delle aziende, il risk management è uno strumento per cogliere opportunità, mentre nelle precedenti edizioni dell’Osservatorio, quando il campione includeva anche le piccole realtà, era sistematicamente valutato come un costo e questo ne rappresentava il principale ostacolo alla diffusione. Secondo gli intervistati il risk management è uno strumento che contribuisce a semplificare i rapporti sia con le banche (63,5%), sia con le imprese di assicurazione (77,4%).

«Colpisce, tuttavia, che nelle medie imprese intervistate non esista una figura strutturata di risk manager (solo lo 0,2% dei casi) seppure le risorse destinate a quest’area sono ingenti», ha aggiunto Bertani. «Per il prossimo triennio si prevede che un’impresa su quattro aumenterà il budget destinato al risk management. Per razionalizzare le attività è indispensabile che questa figura venga integrata nell’organico».

Dai risultati si riscontra che le macro aree di rischio maggiormente percepite dalle medie imprese italiane sono, nell’ordine, il rischio informatico, gli aspetti di conformità legale e i rischi operativi. (fs)

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