Per l’Associazione italiana broker di assicurazioni e riassicurazioni le evoluzioni normative e l’innovazione tecnologica sono aspetti determinanti per sviluppare nuovi modelli di distribuzione. Ma anche…
Le evoluzioni normative e l’innovazione tecnologica sono i fattori determinanti per lo sviluppo di modelli distributivi «altamente diversificati, tali da indurre una profonda revisione dei processi di intermediazione». Ne è convinta l’Aiba, l’Associazione italiana broker di assicurazioni e riassicurazioni, che nel corso dell’ultimo convegno annuale ha presentato uno studio dal titolo L’intermediazione assicurativa tra nuove regole e compliance.
Per l’associazione presieduta da Carlo Marietti (nella foto), i siti internet e gli aggregatori hanno abbattuto i costi di ricerca, ma non hanno cancellato le criticità, in termini di conflitto di interesse, efficacia del modello di comparazione e trasparenza. «Il loro contributo», spiega Aiba, «si esaurisce nella comparazione di prezzo, ma è l’analisi dei fattori diversi dal prezzo (caratteristiche delle coperture quali massimali, franchigie, rivalse, esclusioni, …) che crea valore per il cliente».
Per gli intermediari assicurativi, quindi, diventerà «ancora più decisivo l’investimento nella crescita professionale a fronte del più elevato livello di competenze richiesto dalla regolamentazione per accedere alla professione e per rimanervi». E anche «una maggiore integrazione fra compagnie e intermediari» va vista con «interesse». In particolare, «le compagnie dovrebbero meglio apprezzare i vantaggi della distribuzione professionale, anche in termini di redditività e performance, mentre gli intermediari dovrebbero essere maggiormente coinvolti nei processi delle compagnie».
Infine, per Aiba è anche «decisivo l’aspetto della consulenza e informazione al cliente, perché favorisce la costruzione di una relazione di lungo periodo. Il “dovere di consigliare” rafforza la differenziazione tra intermediari accentuando le difficoltà di coloro che si limitano a collocare i prodotti. La consulenza indipendente diventa quindi un’attività separata dal collocamento del prodotto e aumenta le responsabilità degli intermediari, che devono poter dimostrare le ragioni dei consigli forniti al cliente e l’adeguatezza dei contratti proposti».
Fabio Sgroi
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