La direttiva dell’Ue ha sensibilizzato maggiormente le imprese che, secondo un report di Marsh, evidenziano «una presa di coscienza importante».
La direttiva dell’Unione Europea Environmental Liability Directive (Eld), che ha introdotto il principio “chi inquina paga”, ha sensibilizzato di più le aziende in tema di tutela ambientale, modificando la loro percezione di fronte ai rischi.
La direttiva contiene varie misure, anche correttive; per esempio nel caso non sia possibile riportare un’area danneggiata alle condizioni originarie, il responsabile del fatto dovrà intraprendere progetti di ripristino di altre aree, fornendo così una sorta di risarcimento all’ambiente per i danni causati. Inoltre potrebbero essere richiesti provvedimenti provvisori, in attesa che la bonifica e il ripristino degli ambienti danneggiati siano portati a termine. Oltre al principio “chi inquina paga”, la direttiva ha introdotto anche un principio di “precauzione”, che gli operatori di un’attività potenzialmente pericolosa sono tenuti ad adottare allo scopo di prevenire ed eventualmente rimediare ai danni ambientali provocati.
E che la normativa dei singoli Stati abbia portato a una maggiore attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e alla prevenzione di danni all’ecosistema, a seguito del recepimento della direttiva, lo testimonia l’Environmental Benchmarking Report di Marsh, che ha analizzato 700 polizze assicurative relative al rischio ambientale. I risultati, come spiega la stessa società di brokeraggio, hanno evidenziato «una presa di coscienza importante del rischio ambientale», visto che l’acquisto di polizze assicurative è aumentato del 13,6% in tutti i settori tra il 2007 e il 2014. Nel dettaglio, le aziende che operano nei settori dell’energia, dei rifiuti e nell’industria pesante hanno aumentato i massimali delle loro polizze tra l’8% e il 15%, mentre i premi, in diminuzione tra il 2006 e il 2009, sono ora in aumento in tutti i tre settori. (fs)
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