La rappresentanza agenziale ha fatto pervenire a Tuttointermediari.it una nota di precisazione su quanto dichiarato dal presidente del Gruppo agenti Generali Italia qualche giorno fa durante la convention di Firenze, a proposito della futura – possibile operazione di fusione fra Agi e GA-GI.
Quanto annunciato da Federico Serrao, presidente del Gruppo agenti Generali Italia (GA-GI), nel corso della convention nazionale della rappresentanza agenziale, qualche giorno fa, a Firenze, in merito all’operazione (futura) che vede (o potrebbe vedere) l’ingresso degli ex agenti Toro del gruppo Agi – Agenti Generali Italia (ex Gaat, Gruppo agenti di assicurazione Toro) nel GA-GI, non è piaciuto, a quanto pare ai vertici dello stesso Agi.
Nella giornata di oggi, infatti, Tuttointermediari.it ha ricevuto una nota della rappresentanza agenziale che in un certo senso mette in discussione una operazione che sembrava bene avviata, almeno fino a poco tempo fa.
Ecco, la nota di AGI, pubblicata nella sua interezza.
Noi dell’AGI non siamo mai stati un insieme di persone da contare per aumentare il peso numerico di qualcuno altro. Non siamo “massa” da sommare.
Siamo una comunità di colleghi che in questi anni ha costruito idee, strumenti, relazioni, progettualità e un modello preciso di rappresentanza e di impresa.
Non siamo la forza del numero; siamo il numero della forza che abbiamo costruito.
Proprio per questo le dichiarazioni del GA-GI, apparse in queste ore, risultano difficilmente conciliabili con il percorso che abbiamo portato avanti fin qui. In una sola giornata si è rischiato di compromettere mesi di lavoro e di attività.
Se esiste una prospettiva di casa comune, essa può avere senso solo se sarà davvero la casa di tutti: una casa che non annulli le identità, non mortifichi le differenze e non chieda a nessuno di entrare in punta di piedi dimenticando ciò che ha costruito. Una casa comune non si misura dai metri quadrati, ma dal rispetto che sa dare alle storie da cui nasce e dalla capacità di valorizzare i contributi che ciascuno porta con sé. Altrimenti non è una casa: è solo un contenitore più grande. Siamo una comunità di colleghi che in questi anni ha costruito idee, strumenti, relazioni, progettualità e un modello preciso di rappresentanza e di impresa.
Per questo troviamo singolare, e francamente preoccupante, che negli articoli si esaltino Accordi di collaborazione certamente meritevoli, ma assai meno strutturati della nostra GAAT Service, mentre proprio GAAT Service, che rappresenta una delle espressioni più concrete, più evolute e più originali del nostro percorso, non venga neppure richiamata. Eppure è lì che sta una parte sostanziale del nostro valore: non in un numero da aggiungere, ma in un’esperienza organizzativa, imprenditoriale e culturale che abbiamo saputo costruire nel tempo.
La sensazione che ne ricaviamo è che si voglia trasmettere un messaggio sbagliato: che serviamo per dare forza a un disegno già scritto, ma che ciò che abbiamo creato davvero possa restare sullo sfondo, quasi fosse un dettaglio secondario o, peggio, qualcosa da superare. Questo sarebbe un errore profondo. Perché noi non arriviamo a mani vuote. Non portiamo solo adesioni: portiamo valore. Non portiamo solo numeri: portiamo contenuti. Non portiamo solo peso: portiamo una visione.
Ed è proprio questo che deve essere riconosciuto. Chi pensa che questa operazione possa esaurirsi in una sommatoria aritmetica non ha compreso fino in fondo né chi siamo, né da dove veniamo, né soprattutto che cosa abbiamo il diritto di pretendere in ogni percorso serio di integrazione.
Continuiamo a credere che un progetto più ampio possa avere senso. Ma può averlo solo se fondato sul rispetto, sulla verità, sulla trasparenza e sulla valorizzazione reciproca. Diversamente, non sarebbe l’approdo di un percorso condiviso, ma la riduzione di una storia collettiva a semplice massa critica. E questo, per quanto ci riguarda, non è accettabile.
Fabio Sgroi
© RIPRODUZIONE RISERVATA










