ASSEMBLEA ANIA: IL DISCORSO DI MINUCCI E QUELLA FRECCIATINA A UNIPOL…

Il presidente dell’associazione fra le imprese assicurative, quando legge il passaggio sugli associati, non nomina mai il colosso bolognese, ma l’allusione è chiara…

MINUCCI Aldo 6All’ultima assemblea annuale dell’Ania non poteva mancare, nella relazione del presidente Aldo Minucci (nella foto), un passaggio sulla fuoriuscita di Unipol dall’associazione. Minucci non ha mai nominato il nome del colosso assicurativo italiano, ma ogni riferimento diciamo che è stato deliberatamente voluto.

Il presidente dell’associazione fra le imprese assicurative è partito da lontano, sottolineando il fatto di aver «cercato di rendere l’Ania e l’intero sistema associativo sempre più aperti, credibili, dotati di capacità propositiva. In quest’ottica, vi è stata attenzione costante all’efficienza e alla governance, rivedendo il modello organizzativo e garantendo l’attiva partecipazione delle imprese alla vita operativa dell’associazione».

Poi il chiarimento: «Tutte le decisioni di indirizzo strategico sono state prese, dopo approfondito esame, con l’avallo degli associati: di tutti, dai più grandi ai più piccoli». E la frecciatina a Unipol: «Sappiamo che alcuni dissentono da queste considerazioni e hanno preferito scegliere un percorso di rappresentanza diretta. Noi non condividiamo tale decisione e abbiamo dichiarato in ogni occasione l’importanza di una ricomposizione unitaria. Non possiamo però non esprimere il nostro rammarico perché è mancato nella sede associativa il confronto in merito alle diverse visioni sull’assetto di governance dell’Ania. Nessuna autoreferenzialità da parte nostra, ma piuttosto l’affermazione di una regola fondamentale del metodo democratico: nella vita associativa conta e prevale la volontà della maggioranza».

Un aspetto che Minucci ha definito prioritario. «Abbiamo sempre cercato di seguire un approccio partecipativo, inclusivo e coeso», ha detto. «Siamo convinti che questa sia la condizione indispensabile per dare forza all’azione associativa; la frammentazione della rappresentanza non può che indebolire tutti, il settore come le singole imprese che lo compongono. Questo non ce lo possiamo permettere. La complessità della crisi e le difficoltà del Paese ci impongono di restare uniti per valorizzare il contributo che l’industria assicurativa può dare alla nostra società in termini di sicurezza, sostegno alla crescita economica, garanzia di copertura dei bisogni fondamentali dei cittadini».

LE CRITICHE DI CIMBRI – Ecco che cosa aveva affermato alla stampa Carlo Cimbri, amministratore delegato del Gruppo Unipol, a novembre dell’anno scorso proprio in occasione della decisione di dire addio all’Ania. «In questi mesi abbiamo cercato di imprimere una spinta riformista a un organo ormai trasformatosi in una sorta di club autoreferenziale. Le nostre perplessità e le nostre proposte, quando avanzate ai rappresentanti dellassociazione, sono cadute nel vuoto. L’Ania funziona con un comitato esecutivo composto di 30 membri. Al di là della composizione ciò che preme è il numero dei membri del comitato. Come può un organismo esecutivo essere composto da 30 soggetti? È un’assemblea, non un comitato. E infatti in quelle riunioni si dibatte del più e del meno ma non si forma una volontà ragionata sulle necessità del settore».

Fabio Sgroi

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