7 dicembre 2017 13:36

COME SI CALCOLA LA FIDEIUSSIONE SOSTITUTIVA DEL CONTO CORRENTE SEPARATO IN CASO DI PLURIMANDATO? LO SPIEGA L’IVASS


Il parametro del 4% previsto dalla norma va calcolato sul complesso dei premi incassati dall’intermediario (indipendentemente dai singoli mandati) risultante al 31 dicembre dell’anno precedente, ovvero sui premi incassati per ciascuna delle imprese mandanti? Ecco cosa dice l’istituto di vigilanza.  

L’Ivass, nella lettera al mercato diramata qualche settimana fa, con l’obiettivo di dare agli intermediari e alle imprese di assicurazione indicazioni per una corretta interpretazione del principio della separazione patrimoniale (nonché precise istruzioni in ordine alle operazioni ammissibili sul conto separato), ha fatto riferimento anche alla modalità di calcolo relativamente alla fideiussione sostitutiva del conto corrente separato in caso di plurimandato.

L’istituto di vigilanza ha ricordato cosa dice l’articolo 117, comma 3 bis, del Codice delle assicurazioni: l’intermediario non è soggetto agli obblighi di separazione patrimoniale se, in luogo del conto corrente separato, sottoscrive una fideiussione bancaria che ne documenti in modo permanente una capacità finanziaria pari al 4% dei premi netti incassati, con un minimo di 15.000 euro. L’articolo 54 bis, comma 3, del Regolamento Isvap n. 5/2006 stabilisce che «ai fini del rilascio della fideiussione è preso a riferimento l’ammontare dei premi incassati al 31 dicembre dell’anno precedente a quello della stipulazione».

In relazione a quesiti posti dal mercato, rileva l’Ivass, «occorre chiarire se, in caso di plurimandato, il parametro del 4% previsto dalla norma vada calcolato sul complesso dei premi incassati dall’intermediario (indipendentemente dai singoli mandati), risultante al 31 dicembre dell’anno precedente, ovvero sui premi incassati per ciascuna delle imprese mandanti, dovendosi in tale ultimo caso garantire l’importo minimo di 15.000 euro qualora per una delle imprese il 4% dei premi incassati non raggiunga questo importo minimo».

In linea di principio, fa presente l’istituto di vigilanza, la norma in esame si presta a una duplice interpretazione. «Secondo la prima, maggiormente fedele al dettato letterale, l’importo del 4% deve essere calcolato sull’intero portafoglio dell’intermediario, quindi sul complessivo monte premi intermediati a prescindere dalla eventuale pluralità di mandati. In base alla seconda, in caso di plurimandato, l’intermediario può stipulare un’unica fideiussione, il cui importo deve però tenere conto dei premi incassati per ciascuna impresa mandante. Pertanto, se per uno dei mandati il 4% calcolato sui premi annui non raggiungesse i 15.000 euro, l’importo della fideiussione dovrebbe tenere conto di questo limite per quella specifica impresa».

L’Ivass ravvisa quindi «l’esigenza di fornire un’univoca linea interpretativa da parte dell’istituto a seguito di un’ampia riflessione sul tema che, nel rispetto delle finalità di garanzia sottese alla previsione normativa, tenga conto degli impatti operativi in ottica di proporzionalità e consenta agevoli riscontri agli stessi operatori e all’istituto».

Risulta quindi determinante, ai fini della scelta della soluzione più confacente, un’analisi delle varie casistiche e degli effetti correlati a ciascuna delle possibili letture della disciplina in esame.

In questa prospettiva, evidenzia l’Ivass, «la seconda interpretazione determina sul piano pratico effetti incoerenti e non proporzionati all’effettiva rischiosità parametrata sul portafoglio». E fa anche questo esempio: considerando un portafoglio di 375.000 euro come il punto di equilibrio in cui il risultato dei 2 parametri coincide (4%=15.000 euro), si osserva che un intermediario titolare di un mandato con una raccolta netta di  300.000 euro deve disporre in ogni caso di una fideiussione per 15.000 euro, mentre se avesse due mandati da 150.000 euro ciascuno, a parità di rischiosità dovrebbe disporre secondo la prima opzione di una fideiussione per 15.000 euro, mentre in base alla seconda di una fideiussione pari al doppio (30.000 euro). Sotto il profilo della proporzionalità, peraltro, la fideiussione richiesta all’intermediario con due mandati da 150.000 euro ciascuno (per una rischiosità totale di 300.000 euro) sarebbe ben maggiore di quella richiesta a un intermediario con un unico mandato e una raccolta netta pari a 400.000 euro.

Per contro, continua ancora l’Ivass, «la fideiussione calibrata sull’ammontare dei premi complessivamente incassati dall’intermediario appare rispettosa della norma e presenta il vantaggio di risultare agevolmente gestibile per l’intermediario stesso, che non è tenuto ad aggiornare in corso d’anno l’importo della fideiussione bancaria per ogni mandato che assume, ma può parametrare di anno in anno la garanzia alla somma dei premi intermediati al 31/12 dell’anno precedente».

Si tratta di una soluzione che può tra l’altro «favorire la diffusione di mandati per rami che generano produzioni mediamente modeste (esempio tipico: tutela giudiziaria), per i quali in base alla seconda opzione descritta la fideiussione potrebbe, invece, divenire eccessivamente onerosa».

Per l’Ivass, in definitiva, «in caso di plurimandato, per determinare l’importo della fideiussione bancaria, il 4% previsto dall’articolo 117, comma 3 bis, del Cap deve essere calcolato sul monte-premi netto complessivamente incassato dall’intermediario (indipendentemente dalla quota afferente ai singoli mandati), risultante al 31 dicembre dell’anno precedente».

L’Ivass, nella lettera al mercato, è intervenuta su vari aspetti. Tuttointermediari.it, finora, ha pubblicato le parti relative a  “Addebito di partite non assicurative sul conto corrente separato”,  “Agenti che operano su mandato di più imprese – Intestazione del conto corrente separato” e “Compensazioni di pagamenti/rimborsi premi relativi a clienti di agenzie mono/plurimandatarie”.

Fabio Sgroi

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