È uno degli obiettivi di Anapa Rete impresAgenzia. Il suo presidente: «L’auspicio è poter compiere questa discussione anche assieme agli altri rappresentanti della categoria».
«Discutere un nuovo accordo collettivo che non faccia più riferimento all’Ana 2003, ma sia scritto in conformità a regole moderne e attuali, sempre nell’ottica della cornice/quadro». Vincenzo Cirasola (nella foto), presidente di Anapa Rete impresAgenzia, non vuole darsi per vinto. «Continueremo nella nostra attività di lobby, per ritrovare un nuovo punto d’incontro con l’Ania», ha detto a Roma nel corso del congresso di Anapa. «L’auspicio è quello di poter compiere questa discussione anche assieme agli altri rappresentanti della categoria, superando le sterili polemiche e i rancori personali, ma collaborando insieme, con il reciproco rispetto, per il bene della categoria».
Una categoria, quella agenziale, che certamente non sta attraversando un periodo florido. «Siamo consapevoli che ci muoviamo in uno scenario finora caratterizzato dalla continua fuoriuscita dal mercato di tanti colleghi, dalla crisi economica, dal calo di redditività, dalla concorrenza spietata e inarrestabile di nuovi distributori, dalla disintermediazione che punta a sgretolare l’attuale modello distributivo, dalla demolizione del riconoscimento dei diritti sindacali, con la prefigurazione di uno sviluppo della professione sempre più rivolto in direzione del brokeraggio», ha osservato Cirasola. «È inutile nasconderlo, ma negli ultimi anni la politica sindacale degli agenti di assicurazione è stata poco proficua, per non dire disastrosa».
Per Cirasola bisogna «correre ai ripari perchè qui è in gioco la credibilità di una categoria che ha fondato la certezza dei suoi diritti in anni di rivendicazioni sindacali, e oggi, quel castello giuridico sta vacillando sin dalle fondamenta. Quello che fino a pochi anni fa rappresentava un “unicum” nel panorama europeo e un fiore all’occhiello per la nostra categoria, soprattutto nel confronto con i colleghi di altri paesi, ci riferiamo all’accordo impresa-agenti, oggi è al centro di una rivisitazione e di una reinterpretazione che ne mina la legittimità».
Fabio Sgroi
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