10 ottobre 2018 11:47

WELFARE AZIENDALE: COME DEVONO MUOVERSI LE COMPAGNIE PER SVILUPPARE QUESTO MERCATO?


Le modalità con cui interagire con gli imprenditori, ma anche i servizi offerti per coprire i bisogni, sono aspetti di cui tenere conto. Ma anche…

Da sinistra: Massimo Michaud, Claudio Cacciamani, Ivan Bosisio e Fabio Orsi

La nuova frontiera del welfare aziendale interessa, e non poco, le assicurazioni e sempre più spesso si parla di strategie, servizi e prodotti. L’impressione è, però, che ci sia ancora molto da fare. Se ne è parlato recentemente nel corso di una tavola rotonda organizzata a Milano da Le Fonti, nella quale, fra le altre cose, si è cercato di capire come devono muoversi le compagnie assicurative che vogliono sviluppare questo mercato.

«Ci sono alcuni nodi chiave che devono essere sciolti», ha evidenziato Fabio Orsi, responsabile ricerche di Innovation Team. «Il primo è come raggiungere le aziende per aiutarle nel welfare aziendale e quindi il tema riguarda la distribuzione. Ovviamente le compagnie di assicurazione, le banche e le Poste sono in grado di farlo perché possono contare su una rete capillare vasta e che è presente sul territorio, ma servono delle competenze importanti per arrivare fino in fondo. Sono necessarie delle operazioni verticali sulle reti per poter avere quelle capacità di consulenza, specialistiche, non solo fiscali. Altro nodo da sciogliere è cosa andare a proporre. Il mondo assicurativo è molto caratterizzato dalla logica di prodotto e quindi polizze malattia, fondi previdenziali, integrativi e così via. Il welfare aziendale ha come aspetto rilevante quello di supportare non solo queste esigenze che pure sono primarie, ma tutta una serie di nuovi bisogni che riguardano il lavoratore nella propria vita; pensiamo all’assistenza degli anziani e dei genitori di chi lavora nell’azienda, alla conciliazione vita lavoro, alla mobilità sociale e all’istruzione per i giovani, insomma c’è tutto un mondo da gestire. È chiaro che questo tipo di soluzione non deriva dai prodotti, ma dai servizi. Deriva in particolare dalla capacità non di inventarsi probabilmente dei servizi nuovi, ma di aggregare tutti quelli che sono presenti sul territorio, nei piccoli comuni, e che ancora risultano parecchio ostici da gestire e da mettere in comunicazione tra azienda e lavoratore. Sono del tutto distanti a oggi dalle compagnie di assicurazione».

Per Ivano Bosisio, head of operations and customer excellence di Generali Welion, «le aziende continuano a  investire nel welfare aziendale e hanno sempre più bisogno di soluzioni per investire in questo ambito. Vediamo una serie di aziende nel mercato italiano che si stanno focalizzando per esempio sui portali di  flexible benefit: noi crediamo che questa sia solo una parte dell’offerta di welfare, forse la più strumentale a fare welfare. Quello che Generali vorrebbe fare, in realtà, è dare una risposta di welfare integrato all’azienda attraverso due strumenti in particolare: il primo, che abbiamo da tantissimi anni, sono le polizze assicurative veicolate attraverso la nostra rete agenziale, che ci permette di essere presenti sul territorio e di dare una risposta sul campo. Il secondo strumento dimostra quanto crediamo in questo spazio competitivo, con la costituzione di una società ad hoc, che è Generali Welion».

Uno degli obiettivi di Generali Italia è quello di «passare dal prodotto assicurativo vero e proprio a uno che sia un servizio assicurativo», ha affermato Bosisio. «È proprio in questa ottica che si inquadrano gli incontri che stiamo avendo con molte start up; lo scorso anno abbiamo fatto due programmi di accelerazione proprio come Generali Welion facendoci anche aiutare da chi questo mondo lo vive un po’ quotidianamente e stiamo cercando di trovare soluzioni che si possano integrare all’interno della polizza sotto due aspetti: uno un po’ più classico di riduzione della loss e l’altro di ricerca di persone che solitamente non assicuriamo. Altra cosa su cui stiamo puntando è cercare  di portare all’interno dell’azienda i percorsi di cura e questo per conciliare meglio il rapporto vita-lavoro e per dare un accesso più veloce alle cure, alla prevenzione e alle persone. In questo modo ho un engagement molto più alto da parte da parte del dipendente che, per curarsi, non è obbligato a prendere ore di permesso per fare degli esami. I servizi li trova all’interno dell’azienda».

Il consiglio che Claudio Cacciamani, docente presso l’Università di Parma, dà alle compagnie è quello di «rifuggire dal dire “siamo bravi nel vita, facciamo welfare”. Dico questo da fruitore: sentire il call center che mi risponde in un italiano stentato, che mi fa mandare pagine e pagine di fax nel 2018, beh.. come utente del welfare non sono contento. Secondo me questo aspetto della concretezza del servizio va messo assolutamente a posto. Il welfare non va gestito con la stessa logica delle polizze vita». In sostanza, ha concluso Cacciamani, «lo sforzo corale di tutti deve essere poderoso. Serve per esempio un rapporto nuovo con gli intermediari e comunicare con i cittadini, cosa che non sta facendo nessuno…».

Massimo Michaud, presidente del Cineas, è convinto che oggi «ci sia molto bisogno di comunicazione e di parlare con gli imprenditori. Lo sforzo di comunicazione da fare è molto importante perché nelle imprese e soprattutto nella piccola media impresa c’è una grandissima necessità di sapere». È possibile inserire le tematiche di prevenzione all’interno dei sistemi di welfare? «Quello della prevenzione e del miglioramento di tutti i sistemi di welfare sono temi che oggi sono centrali per tutta l’attività assicurativa», ha risposto Michaud. «Quella relativa ai flexible benefit è in fondo la parte più emersa del welfare, ma quella meno importante perché i veri benefici sono quelli relativi alla sanità, alla copertura Ltc o ad altri tipi di benefici che sono di natura assicurativa. Credo che il mondo assicurativo abbia bisogno di avere molta più conoscenza di che cosa oggi si ha a disposizione. Anche una forma di servizio nuova e un po’ originale può sicuramente creare interesse».

Fabio Sgroi

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