UEA VARA UN CODICE ETICO SULL’UTILIZZO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE GENERATIVA PER GLI INTERMEDIARI

Mario Cipriano, presidente dell’Unione europea assicuratori: «Non vogliamo fermare l’innovazione, vogliamo darle una direzione». Il documento si articola in 21 principi.  

Mario Cipriano

L’Unione europea assicuratori (Uea) ha varato un proprio codice etico sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa. Con questa iniziativa, l’associazione presieduta da Mario Cipriano intende accompagnare l’ingresso “sempre più significativo” dell’IA nella professione assicurativa con “principi chiari di responsabilità, trasparenza e tutela della persona”.

Il codice rappresenta un addendum al codice morale di Uea e, si legge in una nota, nasce dalla convinzione che l’intelligenza artificiale “possa rappresentare una significativa opportunità per migliorare la qualità del servizio assicurativo, ridurre i tempi delle attività operative, aumentare l’efficacia delle analisi e delle comunicazioni e favorire la crescita professionale”. Uea, però, allo stesso tempo,  ritiene che la tecnologia debba “supportare il professionista e non sostituirne il giudizio, la responsabilità e la relazione con il cliente”.

«Non vogliamo fermare l’innovazione», ha dichiarato Cipriano, «vogliamo darle una direzione. L’intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità per la nostra professione, ma proprio per questo riteniamo necessario stabilire oggi i principi con i quali vogliamo utilizzarla. La tecnologia deve aumentare le capacità dell’agente, non diminuire la sua responsabilità».

Il codice Uea si articola in 21 principi che affrontano alcuni dei principali aspetti connessi all’impiego dell’IA generativa nell’attività assicurativa. Tra questi figurano la centralità della persona, la responsabilità professionale non delegabile, la tutela della libertà e della dignità individuale, la privacy e il segreto professionale, la riservatezza dei dati utilizzati dagli strumenti di IA, la trasparenza verso il cliente, la correttezza delle informazioni, la prevenzione delle discriminazioni, la supervisione umana, la sicurezza e la formazione continua. Particolare attenzione è dedicata anche all’impatto dell’IA sul lavoro.

Il codice indica agli intermediari assicurativi un modello di utilizzo dell’IA finalizzato a valorizzare il lavoro umano: la tecnologia “deve aiutare le persone a ottenere risultati con minore dispendio di tempo, maggiore precisione e migliore organizzazione, senza ridurre il valore dell’esperienza, della relazione, dell’empatia e della professionalità”.

In questa prospettiva, Uea richiama gli intermediari assicurativi a “non utilizzare l’IA per discriminare, classificare, penalizzare o escludere collaboratori, dipendenti o colleghi sulla base di criteri automatizzati, opachi, ingiusti o non verificati, né come strumento di sostituzione impropria delle persone”. L’IA deve, al contrario, “rappresentare un supporto alla loro attività, alla crescita professionale, alla qualità del lavoro e a una migliore organizzazione delle mansioni”.

Uea ha sottolineato come uno degli aspetti centrali del documento riguardi il trattamento delle informazioni. Il codice, in particolare,  “richiama espressamente il segreto professionale e prevede che gli strumenti di IA utilizzati dagli associati debbano offrire adeguate garanzie di riservatezza, sicurezza, controllo degli accessi, tracciabilità e protezione dei dati”. L’efficienza tecnologica, secondo Uea, “non può infatti prevalere sulla fiducia del cliente e sugli obblighi professionali dell’intermediario”.

«Nel rapporto assicurativo il dato non è semplicemente un’informazione: molto spesso racconta la vita di una persona, la sua famiglia, il suo patrimonio, la sua salute o la sua attività professionale», ha evidenziato Cipriano. «La tutela di queste informazioni deve rimanere un principio irrinunciabile anche quando utilizziamo strumenti tecnologicamente molto evoluti».

Fabio Sgroi

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