giovedì 19 Febbraio 2026

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TRASPORTO MARITTIMO: IL POST PANDEMIA PORTA NUOVI RISCHI

L’impatto sul benessere dell’equipaggio, l’esplosione del trasporto via mare e la congestione dei porti solleva potenziali preoccupazioni sulla sicurezza.

 

«Se la pandemia ha provocato poche richieste di risarcimento dirette per il settore assicurativo marittimo, il successivo impatto sul benessere dell’equipaggio, l’esplosione del trasporto via mare e la congestione dei porti solleva potenziali preoccupazioni sulla sicurezza». È quanto emerge dal rapporto Safety & Shipping Review 2022 di Allianz Global Corporate & Specialty SE (Agcs), che analizza le perdite e i sinistri di navigazione segnalati per navi oltre le 100 tonnellate lorde.

Secondo quanto rileva i rapporto, la domanda di personale per gli equipaggi è «alta, ma molti lavoratori marittimi qualificati ed esperti stanno lasciando il settore e si prevede una grave carenza di ufficiali entro cinque anni. Per chi rimane, il morale è basso perché le pressioni commerciali, i doveri di conformità alle regole e i carichi di lavoro sono invece molto alti». Queste condizioni di lavoro posso provocare errori e infatti l’analisi di Agcs evidenzia che «il 75% degli incidenti di navigazione sono dovuti a errore umano».

Dopo i lockdown dovuti al Covid-19 ci sono poi da considerare gli aumenti delle tariffe di trasporto e noleggio. «Se questo aspetto è positivo per le compagnie di navigazione, i tassi di noleggio più alti e la carenza di capacità delle navi container stanno invogliando alcuni operatori a utilizzare navi portarinfuse e porta prodotti o convertire le petroliere per trasportare i container», fa presente Agcs. «In questo caso l’uso di navi non containerizzate solleva domande sulla stabilità, sui sistemi antincendio e sulla sicurezza del carico. Le navi portarinfuse non sono progettate per trasportare container, il che potrebbe avere un impatto sulle loro caratteristiche di manovra in caso di maltempo e l’equipaggio potrebbe non essere in grado di rispondere adeguatamente in caso di incidente».

Un altro aspetto riguarda la vita attiva delle navi. Già prima della pandemia, l’età media delle navi era in aumento. «Anche se ci sono molte flotte ben gestite e manutenute composte da navi più vecchie», l’analisi di Agcs ha dimostrato che «le navi container e cargo più datate (di età compresa tra i 15 e i 25 anni) hanno maggiori probabilità di provocare sinistri, poiché soffrono la corrosione e i sistemi e i macchinari sono più soggetti a guasti. L’età media di una nave coinvolta in una perdita totale negli ultimi 10 anni è di 28 anni». (fs)

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