Luigi Federico Signorini, presidente dell’istituto di vigilanza, si sofferma sull’efficienza dei sistemi informativi delle compagnie, sul rafforzamento delle difese contro i rischi cibernetici e sulla governance degli algoritmi di intelligenza artificiale.
La transizione digitale è stato uno dei temi su cui Luigi Federico Signorini, presidente dell’Ivass, ha voluto concentrare la sua attenzione, nel corso delle sue considerazioni in merito all’attività svolta dall’istituto di vigilanza nel 2020.
«Do per scontata la premessa che la tecnologia schiude notevoli possibilità sia alle compagnie, sia ai clienti», ha affermato Signorini, «che essa consente di rendere più efficiente la gestione dell’attività, affinare il controllo dei rischi, assicurare il rispetto delle norme di tutela, sempre più articolate e stringenti anche per l’estendersi del corpus normativo europeo; che facilita la comunicazione fra imprese e clienti e può accrescere, se ben indirizzata, la concorrenza tramite la confrontabilità delle offerte».
Fatta questa premessa, il presidente dell’Ivass ha sottolineato come, dal suo punto di vista, le questioni chiave che riguardano la transizione digitale siano tre.
Il primo punto specifico è che «il pieno sfruttamento da parte delle imprese di tutte queste potenzialità richiede non solo l’adozione di strumenti di ultima generazione, ma anche la reimpostazione dell’intero sistema informativo aziendale sulla base di un’architettura razionale, integrata e flessibile. Dalla vigilanza, sia a distanza, sia ispettiva, emerge che molte compagnie hanno accumulato ritardi non da poco in questo campo. È necessario superare le frammentazioni dei sistemi informativi, integrare applicativi e archivi». Per la verità non c’è nulla di nuovo, perché anche i predecessori di Signorini avevano lamentato un certo ritardo da parte delle compagnie in termini di sistemi informatici adeguati.
Il secondo punto riguarda la gestione del rischio operativo. «Una cosa è chiara a tutti: la necessità di rafforzare continuamente le difese contro i rischi cibernetici, inclusi quelli derivanti da attacchi malevoli, che ormai coinvolgono anche il settore assicurativo. Ma il fatto su cui intendo attrarre l’attenzione», ha aggiunto Signorini, «è il ruolo rapidamente crescente del ricorso a fornitori esterni per l’adempimento di molte funzioni degli operatori finanziari e assicurativi. L’outsourcing non cambia le responsabilità dell’impresa per il corretto ed efficiente funzionamento delle operazioni; esso accresce, non riduce, la necessità di presidi di governo, organizzativi e operativi pienamente adeguati e funzionanti. Soprattutto, la concentrazione delle attività esterne in un numero ristretto di grandi operatori, se può migliorare l’efficienza e ridurre i costi, intensifica il rischio sistemico legato alla possibilità di una caduta operativa di uno di questi fornitori, ovvero all’esposizione delle informazioni individuali a usi illeciti, in seguito ad attacchi intenzionali o anche a semplici errori o fatalità».
Il terzo e ultimo punto riguarda la governance degli algoritmi di intelligenza artificiale, il cui uso nel settore assicurativo si va diffondendo. «È necessario che le compagnie stiano attente a evitare il rischio di introdurre discriminazioni indebite, implicite ed esplicite, e che forniscano alla clientela informazioni aperte sul comportamento dei modelli che utilizzano dati personali. Intendiamo fare un’indagine sul ricorso da parte di compagnie ed intermediari ad algoritmi avanzati nei rapporti con gli assicurati. I processi che conosciamo spaziano dalla tariffazione personalizzata, alla profilatura della clientela, dal robo-advisory alla gestione dei sinistri. L’iniziativa si propone di rilevare l’intensità e le modalità del ricorso a tali strumenti, non per frenarlo, ma per scongiurare il rischio di abusi; e di sensibilizzare gli operatori del settore assicurativo sull’importanza di un loro attento governo e controllo», ha concluso il presidente dell’Ivass.
Fabio Sgroi
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