Il presidente del Gruppo agenti Generali Italia: «Il modo di essere agenti in seno al Gaat è concreto, diretto, responsabile e trovo delle similitudini rispetto al Ga-Gi. Questa comunanza culturale è la condizione primaria ed essenziale per pensare di costruire qualcosa di diverso e di più grande».

Verificare la fattibilità di un processo di unificazione con il Ga-Gi (Gruppo agenti Generali Italia) e/o anche con altri gruppi agenti di Generali Italia. In una delle delibere approvate all’ultima assemblea del Gaat (Gruppo agenti di assicurazione Toro, oggi Agenti Generali Italia) di fine 2025 a Venezia c’era anche questo. Un compito affidato ai componenti dell collegio di presidenza uscente (Olivia Bernardini, Gianni Mezzalira, Adriano Perrone, Marco Piotto e Roberto Salvi) della rappresentanza agenziale.
Nella delibera si è fatto riferimento, nello specifico, al Gruppo agenti Generali Italia (Ga-Gi), il gruppo storico all’interno del Leone, quello con cui evidentemente il Gaat ha trovato affinità nell’ultimo periodo. Secondo quanto risulta a Tuttointermediari.it, la collaborazione fra i vertici dei due gruppi agenti sta andando avanti, con l’obiettivo di addivenire a un percorso comune che possa sfociare in un qualcosa di più serio.
Del resto Federico Serrao, presidente del Ga-Gi da maggio 2024, invitato a parlare all’ultima assemblea del Gaat, aveva manifestato interesse all’iniziativa lanciata dallo stesso Gaat, lasciando più di una porta aperta a una ipotesi di unione.
Il Gaat ha esordito Serrao, «ha una storia importante, fatta di professionalità autentica, di sana fierezza e una tradizione che ha sempre saputo promuovere una nuova mentalità nel modo di fare associazione e tutelare i diritti dei suoi associati. La riforma dello statuto è una ulteriore dimostrazione. Il percorso degli agenti provenienti da Toro Assicurazioni ha lasciato un’impronta forte e riconoscibile, è un modello distributivo che affonda le radici nella relazione personale con il cliente, un’identità culturale solida, un modo di intendere l’agente fatto di responsabilità, presenza sul territorio, autonomia e grande competenza tecnica. Ed è una storia che non va dimenticata né diluita, va al contrario valorizzata».
Questa la premessa. Poi il riferimento alla collaborazione fra i due gruppi agenti. «Il sostegno e la collaborazione reciproca non sono fatti solo di proclami o di comunicati stampa, ma anche di comportamenti che possono influenzare in qualche modo le dinamiche interne che viviamo all’interno di una multinazionale come Generali», ha affermato Serrao. E in un mercato che cambia con una velocità «impressionante», la forza contrattuale «non si misura solo nella tradizione, ma anche nella massa critica. Le compagnie, in generale, stanno riorganizzando processi e strutture con logiche sempre più centralizzate e in questo contesto il rischio più forte è quello di stare fermi. Questa evoluzione del sistema ci impone di porci una domanda tanto semplice come strategica. Come poter preservare la nostra storia e i nostri valori in modo di essere agenti in un contesto che tende a uniformare?».
IL DIALOGO CON IL GAAT – La risposta, ha sottolineato Serrao, «la stiamo cercando nel dialogo fra Gagi e Gaat, nato a partire dal 2022 e che si è interrotto a causa dell’instabilità politica (oggi risolta) che ha vissuto la nostra rappresentanza nel triennio 2022-2024».

Secondo il presidente del Ga-Gi, «condividere valori con rispetto reciproco e reciproca rappresentanza è un processo di elevazione in quanto aumenta la forza politica, dando voce alle rispettive peculiarità. L’obiettivo per quanto mi riguarda è di non essere assorbiti dai processi, ma in qualche modo di riuscire ancora a poterli influenzare. I gruppi di agenti possono essere gestiti in vari modi, ognuno esprime gli obiettivi dei propri associati, espressi nel corso delle assemblee congressuali, ma è altrettanto vero che la personalità di ogni presidente incide, orienta, influenza, tempi e modi di gestione di tali obiettivi. Per esempio, nel Ga-Gi abbiamo dedicato un anno e mezzo a trattare con la compagnia per affrontare una clausola, lo ius variandi inizialmente molto invasiva. Siamo riusciti a negoziare in modo efficace, contenendo la portata di quella clausola e raggiungendo un accordo più favorevole per tutti. Il modo di essere agenti in seno al Gaat è concreto, diretto, responsabile e trovo delle similitudini rispetto al Ga-Gi. Questa comunanza culturale è la condizione primaria ed essenziale per pensare di costruire qualcosa di diverso e di più grande».
Già, qualcosa di diverso. Anche nel Ga-Gi c’è la volontà di evolversi, di guardare al futuro in modo differente. «Stiamo cercando di realizzare un’associazione nuova, più moderna, più al passo con i tempi, che attragga i giovani, li prepari all’attività politica, di rappresentanza, senza dimenticare che in una compagnia come Generali, una multinazionale quotata in Borsa, il successo dell’attività mercantile va messo al primo posto», ha detto Serrao. «Proprio in questo periodo ci stiamo muovendo per mettere a disposizione dei nostri soci strumenti di intelligenza artificiale. Partiremo con un programma che riguarda il controllo di gestione delle agenzie, un tema che è un obbligo legale. Sia chiaro, non vogliamo contrapporci alla compagnia, ma vogliamo fare qualcosa che sia in qualche modo un vantaggio per i nostri associati, ma fare bene e “prima” ciò che interessa principalmente la categoria».
PROGETTARE IL DOMANI INSIEME – Il Ga-Gi, quindi, ha sottolineato Serrao, «tende una mano tesa al Gaat per progettare il domani, mettendo a disposizione le reciproche competenze e con il coraggio delle nuove generazioni. Credo che le istanze del Gaat possano trovare casa in una struttura capace di portarle avanti con autorevolezza e trasformare le sfide in opportunità per chi verrà dopo di noi. Qualsiasi unione non è un atto di mera convenienza, ma di lungimiranza strategica e politica. Attenzione, però. In qualunque unione, perché funzioni, bisogna essere consapevoli che ognuno rinunci a una parte di qualcosa, il che non deve essere visto per forza come un aspetto negativo. Bisogna sapersi parlare, fare sintesi, integrare, sapersi capire».
Fabio Sgroi
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