Per Maria Bianca Farina, presidente dell’associazione nazionale fra le imprese assicurative, è necessaria una collaborazione più stretta fra pubblico e privato. E non solo…
Previdenza, sanità e assistenza. Sono alcuni dei settori su cui le assicurazioni vogliono fare breccia. Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania, ha voluto fare il punto, indicando le possibili strade che porterebbero a uno sviluppo di questi settori.
PREVIDENZA – Sulla previdenza, nonostante il trend di crescita visto negli ultimi anni, «le forme pensionistiche complementari non hanno ancora fatto registrare quel grado di diffusione e di sviluppo necessario per fare in modo che il sistema pensionistico italiano, nel suo complesso, possa garantire un adeguato tenore di vita ai futuri pensionati», ha rilevato Farina.
Secondo i dati della Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, alla fine del 2015 le forme pensionistiche complementari contavano oltre 7,2 milioni di iscritti, il 12,1% in più rispetto all’anno precedente. La quota di adesione alla previdenza integrativa, considerando solo coloro che hanno versato contributi nell’anno, era però pari al 24,2% del bacino dei potenziali iscritti (31% per i lavoratori dipendenti del settore privato, 19% per i lavoratori autonomi e 5,2% per i dipendenti del settore pubblico). E particolarmente basso risulta il tasso di adesione dei lavoratori giovani, quelli che più avrebbero bisogno di integrare il reddito pensionistico.
Per il presidente dell’Ania, «alla base di uno sviluppo ancora contenuto della previdenza complementare vi sono molteplici motivazioni, tra cui la non adeguata consapevolezza dei radicali cambiamenti socio-economici in atto e la scarsa conoscenza del sistema previdenziale in generale e della propria posizione pensionistica in particolare. Pesa inoltre la scarsità di risorse destinabili alla previdenza complementare, anche per l’incidenza consistente dell’aliquota contributiva del sistema pensionistico obbligatorio. Da ultimo, non gioca a favore la considerazione della disciplina fiscale vigente per le forme pensionistiche complementari che di recente ha visto di fatto raddoppiata l’aliquota dell’imposta sostitutiva sui rendimenti».
Le imprese di assicurazione, in questo quadro, giocano un ruolo fondamentale: «Il rafforzamento del ruolo delle imprese nella previdenza integrativa richiede costante attenzione alla qualità dei prodotti e all’efficienza della gestione. In un quadro normativo e fiscale adeguato, si possono aprire spazi per interventi innovativi volti a meglio cogliere le nuove esigenze di welfare integrato dei cittadini; un esempio nuovo potrebbe essere l’utilizzo dei fondi accumulati per favorire un anticipo del godimento della pensione, attraverso la conversione del montante previdenziale in una rendita temporanea per gli anni mancanti al pensionamento».
Inoltre, «esentare da tassazione i rendimenti finanziari nella fase di accumulo, come da anni avviene nella maggioranza dei Paesi europei, o aggiornare il limite di deducibilità fiscale dei contributi, risalente a circa vent’anni fa, indicizzandolo e ampliandolo nel caso in cui i contributi siano versati per altri familiari, favorirebbe il trasferimento intergenerazionale e la finalizzazione in funzione previdenziale del risparmio detenuto dalle famiglie».
SANITA’ E ASSISTENZA – Negli ultimi 20 anni la spesa pubblica per la sanità è cresciuta a tassi superiori a quelli del Pil in tutti i Paesi Ocse. Negli stessi Paesi, l’incidenza media sul Pil della spesa pubblica per sanità e assistenza, oggi pari a circa il 6%, è prevista salire al 9% nel 2030 e al 14% nel 2060.
L’Italia non fa eccezione a questi trend, il peso della spesa sanitaria pubblica rispetto al Pil è in linea con quello degli altri maggiori Paesi europei ma, fa notare Farina, «è di tutta evidenza che una sua crescita significativa non sarebbe sostenibile. A maggior ragione perché già oggi alcune criticità caratterizzano il nostro sistema sanitario. Conseguenze tangibili di questa difficoltà sono il fenomeno delle liste di attesa e il fatto che gran parte della spesa sanitaria privata è di tipo outof-pocket, ossia sostenuta direttamente dai cittadini. Anche nell’area dell’assistenza agli anziani non autosufficienti (long-term care) servono riforme per rendere più efficiente e sostenibile il sistema».
Per Farina, «le trasformazioni sociali e demografiche in atto rendono indispensabile un nuovo sistema di health management più organizzato per le cure di lungo termine, che consenta alle persone, grazie all’innovazione tecnologica, di rimanere il più possibile presso la propria abitazione. Sul terreno della sanità e dell’assistenza «siamo convinti della necessità di promuovere nel nostro Paese un framework analogo a quello della previdenza, con il ruolo centrale attribuito alle prestazioni pubbliche e un ruolo complementare affidato agli operatori privati, in linea con scelte già compiute in altri Paesi europei. Bisogna definire un sistema che integri operatori pubblici e privati, in un quadro unitario di regole a tutela degli assistiti, utilizzando lo strumento della compartecipazione alla spesa e quello della fiscalità per garantireequità e finalizzazione delle risorse a vantaggio della protezione delle famiglie».
E sul tema della Rc delle strutture e degli operatori sanitari, il presidente dell’Ania ha affermato che «la sostenibilità del sistema richiede la ricerca di un equilibrio complessivo che tenga conto delle esigenze di tutti gli attori coinvolti. Il disegno di legge di riforma della Rc medica, attualmente all’esame del Senato, va nella giusta direzione. Le misure riguardanti la prevenzione e la gestione del rischio, la ridefinizione della responsabilità degli esercenti la professione sanitaria, nonché l’obbligo di assicurazione per le strutture sanitarie e i relativi operatori, mirano infatti a riequilibrare il sistema riducendo i costi e salvaguardando i diritti dei cittadini. Alcuni correttivi al testo attuale appaiono tuttavia necessari, ad esempio con riguardo all’azione diretta del danneggiato e al regime di autoassicurazione per le strutture sanitarie».
Fabio Sgroi
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