I dati di fine maggio scorso parlano di oltre 187.000 polizze per le quali è stato possibile pagare le prestazioni ai beneficiari. E l’istituto di vigilanza vuole andare fino in fondo…
L’Ivass, che recentemente ha aggiornato l’indagine sulle polizze vita potenzialmente dormienti (lanciata a febbraio dell’anno scorso) ha deciso di estendere la stessa indagine alle compagnie estere.
L’istituto di vigilanza ha specificato che si tratta di una decisione «volta a garantire analoga tutela ai cittadini indipendentemente dal fatto che si siano assicurati con un’impresa italiana o estera». Il tema è attuale e ormai da tempo l’Ivass ha deciso di accendere un faro.
Secondo le ultime comunicazioni su questo fenomeno fornite dall’istituto di vigilanza (dati aggiornati a fine maggio scorso) sono state “risvegliate” 187.493 polizze (per le quali le imprese non disponevano degli elementi necessari atti a riscontrare se si fosse o meno verificato il decesso dell’assicurato nel corso della durata del contratto e quindi se, pur in assenza di una richiesta da parte dei beneficiari, si fossero realizzate le condizioni per il pagamento della prestazione assicurata), per un totale di 3,5 miliardi di euro, già pagati ai beneficiari o in corso di pagamento.
Di queste 116.056 (62%) sono relative a polizze di risparmio giunte a scadenza, per un importo complessivo di 1,5 miliardi di euro, che gli stessi contraenti hanno trascurato di riscuotere e che le imprese, impropriamente, hanno lasciato in stato di dormienza. 71.437 polizze (38%) invece sono relative ad assicurati deceduti, per un ammontare di circa 2 miliardi di euro mai reclamate dai legittimi beneficiari. Tra queste ultime 30.857 polizze, per circa 1,7 miliardi di euro, sono relative a contratti a vita intera, polizze che non hanno una scadenza definita e si concludono con il riscatto o con la liquidazione della prestazione per il decesso dell’assicurato.
L’attività, ha spiegato l’Ivass, è stata resa possibile grazie alle verifiche effettuate dalle imprese e inviate all’istituto di vigilanza e al successivo incrocio dei codici fiscali da parte di quest’ultima con l’anagrafe tributaria.
Restano da indagare altri 900.000 contratti, relativi per la maggior parte a polizze temporanee caso morte (tra queste figurano circa 75.000 polizze relative ad assicurati per i quali le imprese hanno fornito codici fiscali errati).
L’Ivass ha inoltre deciso di ampliare il perimetro di ricerca delle polizze dormienti estendendolo anche ai contratti scaduti nel quinquennio 2001-2006 e a quelli, più recenti, scaduti nel 2017 e non ancora liquidati. In questo modo si conta di coprire 16 anni di possibile dormienza; le imprese, in particolare, dovranno comunicare all’Ivass i codici fiscali entro il prossimo 30 ottobre.
Per quanto riguarda l’allargamento alle compagnie estere, l’Ivass ha chiesto loro (in particolare a quelle dello spazio economico europeo) di fornire, entro il prossimo mese di febbraio, una serie di dati sulle polizze scadute negli anni 2001 – 2017 e sulle polizze a vita intera in vigore al 31 dicembre 2018, così da ottenere una “fotografia” del portafoglio delle polizze “potenzialmente dormienti”, come già fatto per le compagnie italiane.
Per verificare se un familiare deceduto aveva stipulato una polizza vita, si può utilizzare il servizio ricerca coperture dell’Ania oppure rivolgersi all’intermediario assicurativo, alla banca o all’impresa di assicurazione di cui si serviva il familiare. Ulteriori informazioni possono essere richieste al contact center consumatori dell’Ivass (numero 800 486661 dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 14,30).
Fabio Sgroi
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