L’amministratore delegato di Kinetica srl evidenzia un aspetto che «in un certo senso è paradossale», e che stride con la fase vissuta dagli agenti qualche anno fa quando quasi «sono stati “obbligati” a diventare plurimandatari».
«La nuova direttiva sulla distribuzione assicurativa (Idd, ndr)? In un certo senso è paradossale: mentre qualche anno fa abbiamo vissuto una fase, dalla fine del 2012, in cui gli agenti sono stati “obbligati” a diventare plurimandatari, oggi ci ritroviamo con una normativa che crea delle forme di dipendenza quasi innaturali tra compagnie e reti distributive. È una situazione “strana” che favorisce quelle aree in cui c’è la possibilità di collaborazione». La disamina di Massimo Michaud (nella foto), amministratore delegato di Kinetica srl, intervenuto recentemente alla presentazione dell’Osservatorio europeo 2018 degli intermediari assicurativi a cura di Cgpa Europe a Milano, solleva una questione che, per la verità, balza all’occhio, soprattutto se si guarda in ottica Pog (Product Oversight and Governance arrangements). I requisiti organizzativi in materia di governo e controllo del prodotto in capo ai produttori e ai distributori che realizzano qualsiasi tipologia di prodotto assicurativo da vendere ai clienti avvicina, infatti, le due parti in causa e una più stretta collaborazione è inevitabile.
Ma la Idd evidenzia altri aspetti legati alla professione di intermediario assicurativo. Per esempio la consulenza che deve essere prestata al cliente. «L’intermediario professionale», ha affermato Michaud, «deve cogliere la sfida della consulenza, deve riprendere la capacità di consigliare il cliente, ritenendola come un elemento fondamentale di differenziazione nel mercato».
E poi c’è il tema legato alla formazione che, sempre secondo Michaud, «oggi deve essere permanente, continuativa, esperienziale. La capacità formativa deve essere concentrata in modo tale che gli intermediari possano essere immediatamente operativi e, nel caso dei giovani, possano farsi le ossa subito. Questo è fondamentale se vogliamo che la professione di intermediario assicurativo continui a innovarsi, attirando i giovani».
Fabio Sgroi
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