INTERMEDIARI ASSICURATIVI ESCLUSI DAI CONTRIBUTI PUBBLICI: ACB, AIBA E SNA DI NUOVO ALLA CARICA

Le tre associazioni hanno inviato urgentemente una lettera alle istituzioni europee e al governo italiano per segnalare i danni per le pmi del settore, assimilate “ingiustamente” con i grandi player bancari e assicurativi.
 

Acb (Associazione di categoria brokers di assicurazioni e riassicurazioni), Aiba (Associazione italiana brokers di assicurazioni e riassicurazioni) e Sna (Sindacato nazionale agenti) hanno inviato una lettera alle istituzioni europee e al governo italiano (era già successo alla fine del 2024) attraverso la quale hanno chiesto urgentemente di «rimuovere le regole che bloccano la concorrenza e danneggiano le Pmi della distribuzione assicurativa».

Le tre associazioni rappresentano oggi 12.000 iscritti, per un volume di premi assicurativi intermediato di circa 38 miliardi di euro.

In particolare, nella lettera si sottolinea come «l’applicazione della normativa dell’Unione Europea relativa agli aiuti di Stato penalizzi fortemente le medie, piccole e microimprese che operano nell’intermediazione assicurativa nel nostro Paese, escludendole da agevolazioni contributive e sovvenzioni sulla base di disposizioni che non tengono conto del principio di proporzionalità, assimilandole di fatto alle compagnie assicurative e alle banche».

Le associazioni evidenziano che «i bandi e le normative italiane per l’erogazione di risorse finanziarie (come contributi a fondo perduto e voucher) spesso escludono gli operatori del settore finanziario e assicurativo (Codice Ateco K)». Questa esclusione, «derivante dall’applicazione delle norme UE sugli aiuti di Stato, colpisce indistintamente tutte le imprese del comparto, comprese quelle che per dimensioni e caratteristiche avrebbero i requisiti di Pmi secondo i criteri europei».

Per Acb, Aiba e Sna è «una stortura interpretativa perché accomuna nella classificazione di attività assicurativa anche realtà imprenditoriali molto diverse tra loro per organizzazione e capacità finanziaria, quale è il caso delle medie, piccole e microrealtà imprenditoriali che svolgono attività di agenzia o brokeraggio assicurativo – e che rappresentano la maggioranza degli intermediari assicurativi operanti in Italia».

L’esclusione appare «ancora più illogica in quanto contrasta con lo sforzo del legislatore europeo di supportare, con misure concrete, il mercato della transizione digitale e la trasformazione di nuovi modelli di business, favorendo la digitalizzazione e l’informatizzazione anche dei servizi assicurativi».

Per queste ragioni, le tre associazioni hanno chiesto alle istituzioni di «introdurre un approccio modulare che tenga conto delle minori potenzialità economiche di alcuni operatori per consentire alla categoria degli intermediari assicurativi qualificabili come Pmi di accedere senza impedimenti alle misure di sostegno economico di volta in volta individuate».

Fabio Sgroi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

IN COPERTINA