IL WELFARE AZIENDALE GENERA IMPATTO SOCIALE

20 Settembre 2021

È la principale evidenza del sesto Rapporto “Welfare Index Pmi 2021” promosso da Generali Italia, presentato qualche giorno fa a Roma.
   

«Le Pmi italiane hanno avuto un ruolo centrale nell’affrontare l’emergenza Covid-19 ed è aumentata la consapevolezza del loro impatto sociale attraverso iniziative di welfare aziendale. Oggi le Pmi sono fondamentali per la ripresa e rinascita del Paese e le loro strategie di welfare aziendale sostengono le priorità del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr): salute, donne, giovani, famiglie e comunità».

È quanto è emerso dal Rapporto Welfare Index Pmi 2021 sullo stato del welfare nelle Pmi italiane, giunto alla sesta edizione, che ha coinvolto più di 6.000 imprese di tutti i settori produttivi e di tutte le dimensioni, e che è stato illustrato qualche giorno fa a Roma (nella foto).  L’iniziativa è promossa da Generali Italia con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con la partecipazione delle principali confederazioni italiane: Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato, Confprofessioni e Confcommercio.

Secondo il Rapporto 2021, il welfare continua a crescere nelle Pmi: oltre il 64% delle piccole e medie imprese italiane ha superato il livello iniziale. In 6 anni le imprese con un livello di welfare elevato sono più che raddoppiate, passando dal 9,7% del 2016 all’attuale 21%.

Il Rapporto ha messo in evidenza che per affrontare la pandemia le imprese hanno attuato numerose iniziative di welfare aziendale: in ambito sanitario, dai servizi diagnostici per il Covid-19 (43,8%) ai servizi medici di consulto anche a distanza (21,3%) a nuove assicurazioni sanitarie (25,7%); nella conciliazione vita-lavoro, con maggiore flessibilità oraria (35,8%) e nuove attività di formazione a distanza (39%) e aiuti per la gestione dei figli e degli anziani (7,2%); a sostegno dei lavoratori e delle famiglie, con aumenti temporanei di retribuzione e bonus (38,2%) e sostegno nell’educazione scolastica dei figli (4,8%); ma anche offrendo contributi alla comunità esterna, come donazioni (16,4%) e sostegni al Sistema Sanitario e alla ricerca (9,2%). La gran parte di queste iniziative sono tuttora in corso e per il 42,7% delle imprese sono strutturali e permanenti. Inoltre, è emerso che il 54,8% delle imprese che hanno inserito il welfare nella strategia aziendale ha registrato ritorni positivi sulla produttività. Guardando al futuro 2 imprese su 3 intendono rafforzare l’impegno sociale verso i lavoratori (67,5%) e verso gli stakeholder esterni: la comunità locale e la filiera produttiva (63,1%).

Oggi, sempre secondo le evidenze del Rapporto, le Pmi sostengono le priorità del Pnrr con un impatto su salute (cresce al 92,2% il numero di imprese che mette salute e sicurezza dei lavoratori come valori centrali nella gestione dell’azienda; il 22% ha già attivato numerose iniziative di salute e assistenza per i lavoratori e i familiari), giovani (oltre la metà delle Pmi più attive nel welfare ha assunto nuovi lavoratori contribuendo alla mobilità sociale di donne e giovani), donne (la presenza femminile sale al 42% nelle imprese più attive nel welfare vs media 32,5%; salgono al 45,5% le donne in posti di responsabilità vs media 36,2%), comunità (il 56% delle imprese ha attivato numerose iniziative a sostegno della propria comunità).

Lo strumento di analisi di Welfare Index Pmi, che valuta 127 variabili per indagare le misure delle iniziative, della capacità gestionale e di performance, è stato rafforzato. Oltre alle iniziative di welfare per i lavoratori e le loro famiglie, ha monitorato l’impegno delle imprese nella tutela dei diritti e delle diversità, la responsabilità verso consumatori e fornitori, e sono state rafforzate le aree dello sviluppo del capitale umano, della tutela delle condizioni di lavoro, del welfare di comunità. (fs)

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