Il conflitto russo – ucraino ha portato il mondo delle assicurazioni ad affrontare, nei nuovi contratti di polizza e in ambiti differenti, il rischio “guerra”. In presenza di coperture assicurative molto ampie su determinati asset, le probabilità di soffrire gli shock sistemici, la crisi attualmente in corso, sono più alte e risultano estremamente difficili da gestire.
Il conflitto russo – ucraino ha portato il mondo delle assicurazioni ad affrontare, nei nuovi contratti di polizza e in ambiti differenti, il rischio “guerra”.
In presenza di coperture assicurative molto ampie su determinati asset, le probabilità di soffrire gli shock sistemici, come la pandemia o la crisi attualmente in corso, sono più alte e risultano estremamente difficili da gestire. A soffermarsi su questo aspetto è l’Aiba, l’Associazione italiana brokers di assicurazioni e riassicurazioni.
Approfondendo questo tema, l’associazione ha sollevato alcuni punti interrogativi. «Non sembra ben chiaro, per esempio, se l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ai fini di un rimborso assicurativo, possa essere considerata guerra o se, per il pagamento del sinistro, ci sia bisogno invece di un attacco da parte di entrambi i Paesi», ha fatto notare Aiba. Per fugare ogni dubbio, comunque, bisognerà guardare le clausole, contratto per contratto. «In ogni caso, per quanto riguarda le assicurazioni italiane, l’esposizione diretta alla guerra, come hanno già chiarito le società, è piuttosto limitata».
Da questo punto di vita, il settore riassicurativo si è già attivato. Come ha evidenziato l’Aiba, la società tedesca Munich Re, per esempio, «ha deciso di introdurre formulazioni più chiare per escludere esplicitamente il rischio guerra dalle polizze cyber. Esistono alcune polizze cyber che proteggono dalla business interruption e coprono la riparazione delle reti violate a seguito di un attacco informatico. Tuttavia, esistono zone grigie nella formulazione dei contratti sia rispetto alla business interruption, sia per i casi di violazioni cyber e furto di dati, che rendono i contratti di difficile interpretazione in merito alle esclusioni o al valore assicurativo delle polizze».
Il mancato aggiornamento della polizza «potrebbe generare un indennizzo ben inferiore al danno subito. Una soluzione», ha evidenziato l’Aiba, «potrebbe essere quella di spingere le imprese a monitorare e verificare che le esposizioni siano corrette rispetto all’attuale situazione di rischio, per evitare che l’importo dei risarcimenti sia lontano dal danno reale».
Fabio Sgroi
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