IL FUTURO DEL RAMO DANNI IN ITALIA: «NON C’E’ SOLO UN PROBLEMA DI PRODUTTIVITA’ DELLA RETE DISTRIBUTIVA, MA ANCHE DI PRICING»

23 Settembre 2020

L’analisi di Riccardo Cesari, consigliere dell’Ivass, evidenzia una problematica di carattere strutturale di questo comparto che riguarda non solo l’intermediazione assicurativa, ma anche le compagnie.

 

Riccardo Cesari

«Nel ramo danni scontiamo da sempre una grave insufficienza, nonostante la presenza di alcune coperture (autoveicoli in primis) di tipo obbligatorio. In particolare, a fronte di una media Ocse del 4.5%, l’Italia presenta un indice dell’1,9%, vale a dire meno della metà di quello medio internazionale, nonché su un trend in lieve ma persistente decrescita (era 2,2% nel 2010)». L’analisi di Riccardo Cesari, consigliere dell’Ivass, sul ramo danni in Italia non lascia spazio ad altre interpretazioni.

Il problema riguarda anche e soprattutto la distribuzione di queste coperture. Cesari sottolinea come, sempre nel settore danni, la quota di mercato del canale agenziale negli ultimi anni abbia «perso vistosamente terreno» e sia scesa «costantemente». Si tratta di un dato strutturale «su cui credo valga la pena soffermarsi».

Il canale dei broker e soprattutto quello delle banche, al contrario, «stanno accrescendo la loro quota di mercato», fa notare il consigliere dell’istituto di vigilanza. «Mentre i primi, se consideriamo il periodo che va dal 2009 al 2019, hanno conseguito un lieve aumento (da 8,4% a 9,2%), la quota di banche e poste è quasi triplicata (da 2,7% a 7,7%)».

Cesari non ha dubbi: «Questo comporta un problema di produttività della rete distributiva danni». E fa un’analisi. «Se misuriamo la produttività in termini di premi per addetto vediamo come il canale agenziale negli ultimi 7-8 anni sia rimasto sostanzialmente stabile (-1%), il canale dei broker ha visto una crescita (+24%), mentre quello bancario è aumentato sensibilmente (+141%)».

In sostanza, la produttività relativa dei diversi canali e quella della distribuzione assicurativa nel suo complesso «sono un primo tema fondamentale di riflessione per poter delineare prospettive di sviluppo futuro».

Per Cesari, «un più intenso utilizzo degli strumenti It e delle basi informative può consentire un recupero simile a quello visto in altri settori produttivi. Lo sviluppo di servizi di qualità, ad alto valore aggiunto, può essere un altro fattore di recupero. Anche l’aumento della dimensione media delle agenzie (con benefici di scala) è una strada percorribile almeno per i prodotti più standard: si noti che i 4-5 addetti medi del canale agenziale si confrontano con i 140 addetti esterni medi del canale bancario».

C’è un altro aspetto su cui soffermarsi e ragionare ed è quello della redditività, con riferimento sempre al ramo danni. «Considerando un indicatore sintetico come il Roe (return on equity), nel comparto danni si è registrato (dopo i valori negativi del 2010 e 2011) un andamento positivo e crescente dal 2012 a oggi, contro un Roe delle banche su livelli sensibilmente inferiori, a volte anche negativi», fa presente Cesari. «La redditività, quindi, non è mancata e anche le provvigioni di distribuzione, in rapporto ai premi, hanno mostrato un analogo trend ascendente».

Questo, secondo il consigliere dell’Ivass, «è un secondo tema fondamentale da prendere in esame: dietro la scarsa e cedente diffusione delle coperture danni, c’è anche un problema di prezzo sopportabile per i consumatori a fronte degli elementi di costo della produzione e distribuzione assicurativa?  Ciò soprattutto alla luce della dinamica ricavabile dal comparto vita, dove le provvigioni (al di là dei diversi livelli assoluti, derivanti da rapporti di durata pluriennale) hanno evidenziato una tendenza, negli anni, alla riduzione».

Fabio Sgroi

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