lunedì 13 Aprile 2026

Il mondo dell’intermediazione assicurativa in primo piano

I RISULTATI DI UNA INDAGINE DI EULER HERMES SULLA SUPPLY CHAIN IN TEMPO DI PANDEMIA

Il 52% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver affrontato l’interruzione delle catene di fornitura con una copertura contro i rischi (assicurazione, accumulo di scorte, soluzioni di fornitura alternative).  

La pandemia sta spingendo i produttori a ripensare le proprie strategie in materia di supply chain. È quanto emerge da una indagine di Euler Hermes, gruppo specializzato nell’assicurazione dei crediti, condotta da metà ottobre scorso all’inizio di novembre scorso.

 Il 94% delle aziende intervistate  (1.181 in cinque Paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Italia) dal gruppo ha segnalato una interruzione delle catene di fornitura a causa dalla pandemia e i settori maggiormente colpiti sono quelli dei macchinari e attrezzature, informatica, tecnologia e telecomunicazioni, energia e utility. Un’azienda su cinque ha parlato di una “grave interruzione”. La crisi ha indotto la maggior parte delle aziende (52%) a proteggersi dal rischio attraverso una copertura assicurativa contro i rischi (assicurazione, accumulo di scorte, soluzioni di fornitura alternative, da attivare quando necessario). Quattro aziende su 10 hanno segnalato di aver già cambiato alcuni fornitori esteri e rilocalizzato parte della produzione.

Per quanto riguarda l’Italia, le aziende locali sembrano essere le più preoccupate per l’aumento dei costi di produzione, con il 40% degli intervistati; questo risultato, spiega una nota di Euler Hermes, potrebbe essere legato «alla percezione di un andamento dei salari che cresce più velocemente della produttività, danneggiando la competitività».

Solo il 3-6% delle imprese italiane sta valutando la possibilità di riportare in patria la produzione, dato inferiore rispetto alla media del campione di un significativo 10%-15%. Questo potrebbe essere correlato «alla percezione, da parte delle aziende, di debolezze strutturali nei settori delle infrastrutture e dell’istruzione in Italia, nella fragilità del sistema bancario e nelle relativamente elevate imposte sulle società». (fs)

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