L’utile operativo è cresciuto dell’11%, mentre nei danni la raccolta è aumentata del 3,2%. Bene il non motor. E nel vita…
Utile operativo Ifrs in rialzo dell’11% a 227 milioni di euro (contro i 205 milioni di euro del 2014, escludendo i dati di Eurovita, la cui vendita è stata perfezionata a giugno dello stesso anno) e un dividendo a favore della capogruppo che sale a quota 62 milioni di euro (40 milioni di euro a fine 2014). Sono alcuni dei principali risultati conseguiti da Aviva in Italia nel corso del 2015.
Nel segmento danni, sempre in Italia, Aviva ha raccolto premi per 455 milioni di euro, registrando una crescita del 3,2%, grazie al contributo definito in una nota «determinante» dei canali agenti e della bancassicurazione e a una «forte» crescita del business non motor (+10%). Il combined ratio operating è al 94,3% (94% a fine 2014).
Nel ramo vita, il valore del new business ha evidenziato un incremento del 40%, visto che ha toccato quota 109 milioni di euro (78 milioni di euro a fine 2014). Il valore attuale dei premi futuri relativi a polizze di new business si attesta a 2.963 milioni di euro, «grazie all’ulteriore spinta su prodotti innovativi e a una maggior penetrazione sul segmento della protezione». Si tratta di un risultato che «è in linea con le previsioni formulate a inizio esercizio focalizzate su un miglioramento consistente del margine della nuova produzione».
«Il 2015 conferma il nostro consolidamento nel mercato italiano», ha affermato Patrick Dixneuf, che il prossimo 31 marzo lascerà la carica di ceo di Aviva in Italia (lo sostituirà Phil Willcock). «Abbiamo ottenuto segnali di miglioramento sui diversi fronti, grazie a un’attenta disciplina finanziaria e una rinnovata spinta alla nostra offerta vita e danni. Lo scorso anno, oltre a confermare le ottime relazioni con i nostri partner bancari e il canale agenziale, ha visto un’importante rifocalizzazione sui promotori finanziari e sui broker». (fs)
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