L’amministratore delegato di Tutela Legale Spa, durante l’ultima convention dedicata alla rete agenziale, ha invitato energicamente gli intermediari, ma anche indirettamente il mercato assicurativo, a guardare questo settore con occhi diversi, mettendo da parte i pregiudizi.

Basta con i luoghi comuni che ruotano attorno alla tutela legale. Basta col definirla un ramo “ancillare”. Basta con l’autoflagellazione.
Giovanni Grava, amministratore delegato di Tutela Legale Spa (compagnia indipendente specializzata nella tutela legale) durante l’ultima convention dedicata alla rete agenziale ha invitato energicamente gli intermediari, ma anche indirettamente il mercato assicurativo, a guardare questo ramo con occhi diversi, mettendo da parte i pregiudizi.
«Liberiamoci e andiamo oltre i tanti luoghi comuni che agiscono in noi come un confine, un muro che limita la nostra azione e che col tempo consideriamo sempre di più invalicabile. Narrazioni che non fanno altro che limitare la nostra attività», ha affermato Grava. «Ci diciamo che la tutela legale è ancillare rispetto ad altri business, che soffre della scarsa cultura assicurativa del Paese, che soffre perché è un ramo ad alto potenziale ma che è destinato in qualche modo a rimanere sempre un’eterna promessa, ci ripetiamo che ha un contenuto eccessivamente tecnico, che presuppone un know-how troppo approfondito che quindi in conseguenza di questo non è percepita come un bisogno reale dalle persone, quindi in fondo è ampiamente normale venderne poco. Tutte queste sono affermazioni “rassicuranti” perché spiegano tutto, ma sono inutili e, proprio per questo, profondamente dannose».
Per Grava i luoghi comuni, in sostanza, «non aiutano a crescere, non ci spingono a migliorare, non ci obbligano a cambiare sguardo, al contrario consolidano gli alibi che giustificano un impegno ridotto, una visione corta, non attenta alle potenzialità presenti e ci fanno accettare l’ordinario e l’esistente come se fossero un destino ineluttabile. Finché noi viviamo immersi dentro queste narrazioni, la tutela legale non sarà mai un’opportunità da sviluppare, ma rimarrà sempre un problema da spiegare».
Ed è proprio per scardinare queste convinzioni che la compagnia vuole andare «oltre questi condizionamenti, oltre l’idea che il mercato abbia dei limiti invalicabili». In altre parole, ha dichiarato Grava, «vogliamo smettere di misurare e considerare la tutela legale per ciò che è sempre stata e iniziare a progettarla per quello che può diventare, quindi non accontentarci di presidiare l’esistente, ma avere il coraggio di immaginare il futuro con tutti i nuovi bisogni che emergono, con i nuovi linguaggi con i quali comunichiamo, con le nuove modalità che possiamo progettare insieme di accesso da parte della clientela alla protezione giuridica. E quindi fare un salto di qualità vuol dire proprio questo: non limitare la nostra attività all’ordinario, non abbassare l’asticella per adattarla alle difficoltà che comunque sono presenti, ma alzarla per trasformare il mercato, per scardinarlo. Significa riconoscere che la tutela legale non è un ramo minore, ma un elemento strutturale di un sistema che vuole accompagnare i nostri comuni clienti nella complessità crescente che tutti vivono ogni giorno». (fs)
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