Le indagini di mercato a volte non collimano. E consumatori e addetti ai lavori rimangono spiazzati…
Ma gli assicurati preferiscono le compagnie tradizionali o le dirette? Per la sottoscrizione delle polizze vanno in agenzia o fanno tutto tramite web? I risultati di due indagini, resi noti a distanza di poche settimane, non collimano o comunque presentano delle evidenti differenze. E si resta un po’ spiazzati di fronte ai numeri.
Questo articolo non vuole mettere in dubbio la veridicità delle ricerche di mercato, peraltro condotte da due autorevoli aziende, ma qualcosa non quadra e il dubbio sorge non solo al consumatore, ma anche agli addetti ai lavori. Basta leggere solo i titoli utilizzati per presentare le due indagini: da una parte Assicurazioni verso il digitale: la polizza si sceglie sul web, dall’altra Assicurazioni: il 74% degli italiani sceglie una compagnia tradizionale.
GLI ASSICURATI SCELGONO IL WEB…. – Secondo quanto emerge da una indagine 2015 condotta dall’Osservatorio Ania sulla customer satisfaction in collaborazione con l’istituto di ricerche demoscopiche Gfk e l’Università Bocconi, il numero degli italiani che utilizzano il web e le compagnie telefoniche per scegliere la propria polizza assicurativa è in aumento. Nel 2014, un assicurato su tre ha raccolto informazioni su internet (nel 2013 la percentuale era del 14%), mentre il 43% dei clienti si è rivolto alle imprese telefoniche (contro il 37% del 2013).
L’indagine, i cui risultati sono stati resi noti ieri, ha raccolto le risposte di 3.000 capifamiglia italiani assicurati, di età compresa tra i 18 e i 74 anni, ed era finalizzata a comprendere il loro grado di soddisfazione sul mercato e sui prodotti assicurativi.
Complessivamente, cresce la percentuale di clienti che utilizza internet e telefoniche in affiancamento al rapporto con l’agente (42% nel 2014 contro il 32% del 2013). Quest’ultimo, sottolinea ancora l’Ania, si conferma canale preferito dai consumatori: il 70% del campione dichiara di recarsi fisicamente in agenzia, soprattutto per le polizze diverse dalla Rc auto, come quelle vita «dove è più sentita l’esigenza di un vero e proprio consulente». Le polizze Rc auto sono i prodotti più acquistati (98% del campione) e, nel 2014, le coperture per i professionisti hanno registrato un incremento significativo (10% del campione, rispetto al 6% del 2013).
Il 40% circa dei clienti possiede più di una polizza «ed è sempre più semplice e frequente» il passaggio da una compagnia e l’altra: il 27% degli assicurati nel 2014 ha cambiato impresa di assicurazione, soprattutto nella Rc auto, a conferma della dinamicità ed estrema competitività del mercato. «Lo switch», si legge nella nota dell’Ania, «è agevolato dal web che non prevede la presenza di una persona fisica: su internet gli assicurati si sentono più liberi, indipendenti e inclini a cambiare compagnia».
Nel focus dell’indagine dedicato alla Digitalizzazione dei clienti e al rapporto con le compagnie, gli assicurati, «sebbene soddisfatti dai servizi web e delle polizze telefoniche, immaginano un nuovo sistema basato sulla dimensione locale: la possibilità di sottoscrivere un contratto di assicurazione nei luoghi frequentati tutti i giorni. Per esempio: prodotti per la casa nei grandi magazzini, polizze associate al benessere e al fitness nei luoghi dedicati allo sport, coperture per i dati del pc da acquistare nei negozi di elettrodomestici, tutele per chi viaggia da sottoscrivere nelle stazioni di servizio e polizze sanitarie direttamente negli ospedali».
…..ANZI NO – Il 9 novembre scorso, i dati dell’undicesima edizione dell’Osservatorio Assinext, su Auto, casa e vita le polizze più diffuse, evidenziano come gli italiani siano fedeli alle loro assicurazioni. Secondo i risultati divulgati dall’istituto di ricerca Nextplora il 74% degli intervistati (un campione rappresentativo di 5.000 italiani, internauti e maggiorenni, intestatari di almeno una polizza Rc auto) dichiara di possedere una polizza assicurativa tradizionale, mentre il 22% preferisce quella diretta e il restante 4% è intestatario di entrambe. «Affidarsi a una polizza tradizionale sembrerebbe rassicurare gli italiani sul fronte dell’affidabilità e della trasparenza del servizio, ma soprattutto dar loro maggiori certezze in termini di convenienza del premio assicurativo», spiega Nextplora.
Altre indagini condotte anche da compagnia blasonate (vedi UnipolSai) hanno mostrato nelle settimane scorse come il canale agenziale sia ancora quello preferito per la sottoscrizione delle polizze.
I DATI UFFICIALI – Ma cosa dicono i dati ufficiali? Andiamo a vedere l’analisi dei canali distributivi nel periodo 2010 – 2014 per quanto concerne i premi lordi contabilizzati nei rami danni (dati Ania) e concentriamoci sulla vendita diretta (che include, oltre alla distribuzione fatta tramite internet e telefono, anche la produzione effettuata presso le direzioni generali). La quota di mercato è aumentata tra il 2010 e il 2012, ma ha subìto un rallentamento dal 2013. Nel 2014 le relative quote di mercato si attestano sugli stessi livelli del 2013 (7,9% per il totale della vendita diretta e 4,8% per quella effettuata tramite internet e telefono).
L’analisi dei canali distributivi nel periodo 2010 – 2014 per quanto riguarda i premi lordi contabilizzati nei rami vita (dati sempre Ania) relativa alla vendita diretta, mostra una quota di mercato anche qui in aumento tra il 2010 e il 2012 e una diminuzione negli anni a seguire. Nel 2014 la relativa quota di mercato si attesta al 7,9% (nel 2013 era 8,9% e l’anno prima il 10,7%).
Cosa sta accadendo nel 2015? Vediamo i dati riferiti ai danni e relativi al terzo trimestre 2015. La vendita diretta nel suo complesso (direzione, vendita telefonica e internet) a fine settembre 2015 ha registrato un’incidenza dell’8,4% (era 8,1% la quota rilevata alla fine di settembre 2014, 8,5% nel secondo trimestre 2015).
Per quanto riguarda l’utilizzo di internet nel ramo Rc autoveicoli terrestri, non si registrano novità: la quota sfiora il 6% (era 5,5% a fine settembre dell’anno precedente). La vendita telefonica, infine, ha registrato una quota pari all’1,6% (era 1,7% alla fine del terzo trimestre 2014).
Fabio Sgroi
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