venerdì 16 Gennaio 2026

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FRODI ASSICURATIVE: SI UTILIZZA ANCHE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. COPIA (IVASS) METTE IN GUARDIA CONSUMATORI, COMPAGNIE E INTERMEDIARI

Il dirigente del servizio ispettorato dell’autorità di vigilanza: «Essendo uno strumento tecnologico accessibile a tutti può essere usato anche dai malintenzionati». E coloro che intendono commettere frodi sono «abili innovatori e quasi sempre un passo avanti rispetto a chi è chiamato a contrastarli».

 

Roberto Copia

Commettere reati in ambito assicurativo. C’è chi utilizza anche l’intelligenza artificiale. Ne ha parlato recentemente Roberto Copia, del servizio ispettorato dell’Ivass, che ha sottolineato come, essendo uno strumento tecnologico «accessibile a tutti» può essere usato «anche dai malintenzionati». E coloro che intendono commettere frodi sono «abili innovatori e quasi sempre un passo avanti rispetto a chi è chiamato a contrastarli».

Ci sono poi ulteriori elementi che favoriscono le frodi assicurative. Copia ha ricordato: la diffusa consapevolezza di impunità per determinati comportamenti, non percepiti quali reati; l’insufficienza di controlli sia in fase assuntiva, sia in fase liquidativa e scarsa reattività delle compagnie per contrastare gli illeciti; le lungaggini giudiziarie e competenze investigative talvolta non pienamente sviluppate in materia.

Quello delle frodi assicurative, peraltro, è un fenomeno sempre più frequente e i costi non sono indifferenti, visto che a livello globale, le frodi assicurative raggiungono annualmente valori prossimi ai circa 300 miliardi di dollari. In Italia, ha ricordato il dirigente dell’Ivass, le frodi assicurative colpiscono «diversi rami con incidenza variabile». L’Rc auto, ovviamente, è il settore «più colpito (68% delle frodi), seguito dalle polizze infortuni (15%) e dalle assicurazioni sulla casa (10%)». E i sinistri a rischio frode «sono passati dal 16% nel 2022 al 21% nel 2023, concentrandosi principalmente nelle aree più depresse del centro-sud del nostro Paese».

Per arginare questo fenomeno gli operatori del mercato, cioè le compagnie e i distributori, hanno reagito innanzitutto, ha osservato Copia, acquisendo «consapevolezza del problema, grazie anche alle sollecitazioni dell’Ivass», effettuando «investimenti per migliorare le procedure di riconoscimento e prevenzione» e  adottando «tecnologie di IA per semplificare, velocizzare ed efficientare i processi».

Per esempio, ha ricordato Copia, le tecnologie e gli strumenti di intelligenza artificiale attuali «permettono agli operatori nel settore assicurativo di confrontare rapidamente dati e immagini, facilitando il lavoro di periti e liquidatori; analizzare in tempi brevi le informazioni presenti nelle cartelle cliniche; verificare le immagini di veicoli incidentati o di proprietà immobiliari, per individuare possibili anomalie; sapere se un dato testimone oculare sia ricorrente in più pratiche di sinistro; stimare i danni provocati da eventi catastrofici a edifici, confrontando tali danni con immagini satellitari per determinare l’effettiva entità dell’evento».

Le vittime delle frodi assicurative, però, non sono solo le compagnie. «Fenomeni fraudolenti rilevanti mietono vittime anche tra i consumatori, cioè i contraenti / assicurati o, almeno, coloro che credono di aver acquistato una polizza» ha fatto sapere Copia. «Il fenomeno più noto è quello di una truffa via web conosciuta come truffa del “Ghost Broker”, ovvero dell’intermediario fantasma (agente o broker)».

L’iter della truffa è questo: l’utente cerca una offerta sul web per la Rc auto; ne trova una conveniente a livello di prezzo ma non si accorge che è un fake; inserisce i suoi dati anagrafici richiesti; viene contattato via telefonata o via whatsapp; gli viene proposto un preventivo con la cifra pattuita; l’utente paga e stipula la polizza fake; si accorge di essere stato ingannato, ha perso i soldi e deve assicurarsi di nuovo.

«Ogni fase della frode», ha evidenziato Copia, «può beneficiare delle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, che i criminali possono utilizzare per realizzare un sito web ingannevole impiegando dati e informazioni “open source” di professionisti ignari (come agenti e broker); creare profili falsi professionali (fake personal branding) di intermediari assicurativi; diffondere on line (su motori di ricerca, social media, ecc.) annunci promozionali fuorvianti; realizzare App false o altri siti fake (ad esempio, per verificare l’autenticità delle polizze false vendute); generare documenti assicurativi contraffatti (come polizze, certificati di copertura, ricevute di pagamento, ecc.)».

L’Ivass ha registrato i primi casi di Ghost Broking nel 2017, portati alla luce proprio da Copia, constatando come colpisca prevalentemente il settore delle polizze Rc auto. La ragione è semplice. «Queste polizze sono fortemente richieste dal mercato, essendo un obbligo di legge; sono percepite estremamente costose e sono semplici da acquistare (ma anche da vendere) via web», ha affermato Copia.

I siti web “truffaldini” fanno uso di loghi e marchi di aziende reali, nonché di segni distintivi di intermediari (agenti e/o broker) regolari (come identità e dettagli di registrazione nei registri gestiti dall’Ivass e altro) e, soprattutto, presentano offerte che sembrano vantaggiose.

«Il primo contatto avviene on line (attraverso la compilazione del modulo / form disponibile sul sito)», ha messo in guardia Copia, «ma la negoziazione diventa rapidamente di tipo “telefonico”, anche grazie all’uso di servizi di messaggistica istantanea (ad esempio Whatsapp, Telegram) e/o scambi di e-mail ed sms. Il pagamento non avviene on line direttamente sul sito “fake”, ma è eseguito tramite ricarica di carte prepagate, anche ibanizzate, bonifici bancari, sistemi di trasferimento di denaro anche in modalità peer to peer. Si tratta pertanto di vendita “a distanza” prevalentemente telefonica (la maggior parte dei truffati segnala che dopo aver fornito i propri dati è stato contattato telefonicamente da un operatore)».

Per il cittadino, le conseguenze di trovarsi coinvolto in questo tipo di truffe non sono irrilevanti. Innanzitutto, ha spiegato Copia, «la scopertura assicurativa, che porta alla multa, al sequestro del veicolo e al ritiro della patente). Si è poi vittime del furto dei dati personali (anagrafici e patrimoniali). L’intermediario assicurativo, invece, è vittima del furto di identità (sostituzione di persona, articolo 494 del codice penale) e insieme con la compagnia (di cui è stato utilizzato illecitamente il marchio) subisce un danno di immagine e reputazionale».

Ma c’è un modo per rendersi conto di trovarsi di fronte a una possibile truffa? Sì. L’Ivass ha indicato 10 segnali di allerta: 1. Il dominio del sito presenta anomalie (è simile, ma non identico a quello di un’impresa o di un intermediario “legittimo”); 2. Il sito web non include i dati identificativi dell’impresa o dell’intermediario; 3. I dati identificativi di chi offre la polizza non corrispondono a quelli registrati nel Rui; 4. I contatti di chi offre la polizza (solo cellulare e/o indirizzi e- mail con domini generici (esempio: @gmail, @yahoo, @tiscali, ecc.); 5. Non è indicato che chi propone la polizza è soggetto al controllo dell’Ivass; 6. No preventivo, no documentazione informativa precontrattuale; 7. Prezzo troppo allettante per essere reale; 8. Acquisto estremamente semplice e veloce senza richiesta di informazioni fondamentali per valutare il rischio (per esempio, non viene richiesto l’attestato di rischio o info su professione, Km percorsi annualmente, età e caratteristiche del veicolo e altro); 9. Pagamento tramite carte di credito prepagate; 10. Documenti contrattuali scambiati esclusivamente tramite servizi di messaggistica o applicazioni social (per esempio WhatsApp, Telegram).

Come ci si può difendere dalle truffe? «Procurandosi e confrontando più preventivi», ha risposto Copia, «ma anche non avere fretta di concludere l’affare, soprattutto se incalzati dal venditore con pressioni commerciali, consultare il Registro unico degli intermediari assicurativi sul sito dell’Ivass e verificare se il sito o l’intermediario con cui si è entrati in contatto è censito, verificare l’autenticità delle offerte / preventivi ricevuti contattando la compagnia, insospettirsi se viene richiesto il pagamento a favore di persona le cui generalità non corrispondono a quelle dell’interlocutore con cui abbiamo avuto a che fare e non appaiono neanche nel Rui, chiamare il contact center consumatori dell’Ivass e non cedere con leggerezza a terzi dati e informazioni personali, compilando form on-line su siti sospetti».

Se si è caduti in trappola, Copia suggerisce di «tentare di bloccare il pagamento, revocare il bonifico, denunciare subito all’autorità giudiziaria anche se si tratta di una truffa di modesto valore e stipulare subito una nuova polizza “vera”, per non circolare scoperto».

Fabio Sgroi

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