L’incontro previsto lunedì prossimo fra l’Ania e le rappresentanze degli agenti è decisivo per le sorti del Fondo, che rischia seriamente il commissariamento. Ma alla vigilia i nervi sono a dir poco tesi…
Ci risiamo. Si torna a parlare della questione Fondo pensione agenti. Lunedì prossimo 6 ottobre, a Roma, Ania e organizzazioni rappresentative degli agenti di assicurazione (Sna, Anapa e Unapass) si incontreranno per cercare di trovare una soluzione. L’obiettivo è salvare il Fondo, a serio rischio di commissariamento.
Dall’ultimo incontro (15 luglio) fra le parti (il Fondo è pariteticamente partecipato dall’associazione delle imprese e dagli agenti) non è cambiato un granché. La soluzione, proprio per la natura del Fondo, deve essere condivisa fra le parti. L’Ania, nell’ultima riunione, ha proposto alle parti sociali la sua disponibilità a contribuire con un importo pari a 16 milioni di euro, trasformando il Fondo a contribuzione definita e il salvataggio di circa il 60% delle prestazioni attualmente attese dagli agenti in attività e di quelle percepite da chi è già in pensione. Con la garanzia dell’impegno paritetico delle compagnie alla contribuzione futura.
Un proposta che non ha soddisfatto le rappresentanze degli agenti. L’Anapa si è detta «allarmata» per l’offerta economica proposta dall’Ania, «16 milioni di euro su un disavanzo prospettico di oltre 700 milioni di euro» avrebbe come conseguenza «tagli medi dell’ordine del 40% a carico dei pensionati e di un medesimo 40% a carico delle riserve degli iscritti attivi». Lo Sna ha risposto circa due settimane dopo. Lo ha fatto con una mozione forte, a conclusione del suo congresso straordinario: «In merito al fondo pensione agenti, considerata l’attuale situazione di squilibrio prospettico e la inaccettabile proposta ricevuta da Ania, si dà mandato al futuro presidente e al suo esecutivo, nell’interesse della categoria, di: respingere al momento l’irricevibile offerta; chiedere la revisione della stessa ponendo termini ultimativi ravvicinati; dichiarare lo “stato di agitazione della categoria” attivando una mobilitazione generale anche mediatica che utilizzi qualunque iniziativa idonea a preservare l’esistenza, la consistenza e l’autonomia del Fondo Pensione Agenti». Detto, fatto. Il sindacato ha organizzato per lunedì un presidio sotto la sede dell’Ania (teatro dell’incontro) e in piazza Barberini.
La posizione dell’Ania è nota. È stata espressa bene da Franco Ellena, responsabile della commissione distribuzione dell’associazione delle imprese. «Quella del Fondo è una materia delicatissima che richiede di essere maneggiata con estrema cura e attenzione. Le polemiche non servono a niente. Si deve trovare una soluzione che mette tutti tranquilli. Certo, a proposito di chi dovrà tirare fuori i soldi, è davvero singolare il fatto che per sette anni non ci siamo parlati, e adesso, guarda caso, si tira in ballo l’Ania che dovrebbe essere al fianco degli agenti. L’Ania farà la sua parte solo se ci sarà una riforma che starà in piedi non solo per qualche anno, ma per sempre. Non parteciperemo a soluzioni temporanee», aveva detto Ellena a marzo scorso, durante una tavola rotonda nell’ambito di un congresso di un gruppo aziendale agenti.
Come finirà l’incontro di lunedì? Difficile fare previsioni. In una nota diramata nelle ultime ore, lo Sna fa riferimento ad alcune indiscrezioni, secondo cui «l’Ania potrebbe proporre di elevare il proprio contributo dagli attuali 16 a 150 milioni di euro». Si tratta, di «una somma, questa, che non risulterebbe ancora sufficiente a risolvere il problema del Fondo pensione agenti, ma che darebbe un chiaro segnale di buona volontà che potrebbe rappresentare una svolta nelle relazioni tra agenti e compagnie», sostiene Claudio Demozzi, presidente dello Sna. Affermazione che non è piaciuta all’Ania, che con una nota diramata nella serata di ieri ha smentito quanto sostenuto da Demozzi, bollando la notizia relativa all’offerta dell’Ania come «destituita di ogni fondamento». La delegazione dell’Ania incaricata della trattativa sul Fondo pensione agenti, si legge ancora nella nota, «riferirà la posizione delle imprese direttamente alle rappresentanze sindacali degli agenti nella riunione da tempo fissata per lunedì 6 ottobre».
Già, le relazioni fra agenti e compagnie. Attenzione a circoscrivere la questione solo a questo tipo di rapporti. Sarebbe troppo riduttivo. Quello del Fondo pensione agenti non è solo un fatto fra Ania e rappresentanze degli agenti. C’è altro. E l’Ania non c’entra nulla. Questi mesi sono stati caratterizzati da scontri dialettici continui fra le rappresentanze degli agenti, Sna e Anapa in particolare, e fra lo stesso Fondo e Anapa (che da tempo chiede di azzerare l’intero Cda e la nomina di un board di advisor di esperti indipendenti) che certamente non hanno aiutato a gestire meglio una situazione che rischia seriamente di sfuggire di mano. A tutti. D’accordo, si hanno visioni differenti, ma per salvare capra e cavoli occorre compattezza. Perché il rischio commissariamento è dietro l’angolo. E sarebbe una sconfitta per tutti.
Fabio Sgroi
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