Il sindacato degli agenti di assicurazione presieduto da Roberto Salvi è intervenuto su una operazione di cui si sta discutendo da tempo.

Con un comunicato diramato nella giornata di oggi, UniAgenti, sindacato degli agenti di assicurazione nato nel luglio del 2023, ha espresso il proprio pensiero in merito alla possibile fusione fra Agenti Generali Italia (Agi, ex Gaat – Gruppo agenti di assicurazione Toro) e Gruppo agenti Generali Italia (Ga-Gi).
Il comunicato è a firma del presidente Roberto Salvi. Ecco il testo che Tuttointermediari.it riporta integralmente:
«Scrivo non da “presidente” di gruppo, perché quella stagione si è chiusa, ma come presidente di Uni Agenti e come collega a cui l’assemblea Agi del recente congresso di Venezia ha chiesto di mettere a disposizione esperienza e relazioni per verificare seriamente la fattibilità di un percorso di unificazione con il Ga-Gi in primis. La stessa assemblea mi ha inoltre conferito una delega gestionale e di rappresentanza in ambito Agi su Gaat Service.
Voglio partire da un concetto chiave: unire non significa “fondere”, ma governare la pluralità.
Il passaggio da Gaat ad Agi non nasce per cancellare una storia, ma per permettere a quella storia di continuare a parlare dentro un contesto profondamente cambiato. Il mandato unico ha generato una rete di agenti nella quale convivono modelli distributivi differenti legati anche alla scelta professionale degli agenti di operare in regime di plurimandato e libere collaborazione orizzontale; entrambe queste forme di libera intermediazione non possono più essere considerate un’anomalia da uniformare, ma una realtà strutturale del nostro mercato.
La tesi che Agi propone, e che considero il vero punto di innovazione, è quindi semplice: la pluralità dei modelli non è un tema da ignorare, ma un valore da governare e valorizzare, attraverso regole chiare e una rappresentanza riconosciuta.
Il tema dei comitati può essere letto, di primo impulso, come una frammentazione. In realtà l’intuizione è opposta: i comitati servono a tenere insieme le diverse anime, evitando che una sola sensibilità finisca per schiacciare le altre. Una moderna soluzione di convivenza all’interno dello stesso gruppo agenti.
In concreto, ogni modello ha un luogo di ascolto e tutela, senza forzature né omologazioni; la rappresentanza complessiva può costruire sintesi più solide perché nasce da informazioni complete su tutti i modelli distributivi, da posizioni riconosciute e ordinate, non da equilibri informali; si riduce il rischio di conflitti sotterranei, perché ciò che è diverso non viene negato ma governato. È anche un modo per evitare la competizione interna tra colleghi, spesso alimentata appunto anche dai modelli distributivi differenti, che non favorisce gli interessi della categoria e penalizza soprattutto chi è più esposto o meno strutturato. Un sindacato, un gruppo agenti, nasce per tutelare tutti gli agenti e, in particolare, quelli eventualmente più “deboli” di fronte allo strapotere delle mandanti.
È un modo pragmatico per affermare un principio fondamentale: siamo un’unica comunità professionale anche se non siamo tutti uguali; e questa non è una colpa, bensì una ricchezza che ci completa e rafforza tutti, senza lasciare indietro nessuno. Siamo una categoria, e otteniamo rispetto vero se le compagnie devono confrontarsi con una categoria, non con singoli gruppi di agenti.
Il secondo punto centrale è Gaat Service che, in coerenza con questo percorso, dovrà evolvere anche nella denominazione, adottandone eventualmente una più inclusiva rispetto alle diverse storie e identità. Gaat Service non è un accessorio né un’etichetta: è una società nata nel 2009 che dal 2013 opera come intermediario assicurativo, iscritta in sezione A del Rui. È stata pensata sin dall’origine come strumento operativo al servizio degli agenti e della loro autonomia organizzativa.
Chiedo di valutarla senza pregiudizi: Gaat Service rappresenta uno dei rarissimi esempi nel mercato italiano di una struttura di intermediazione degli agenti, progettata dagli agenti e per gli agenti. Non è un’idea teorica: esiste, è normata e consolidata, è un asset operativo strutturato. Inoltre, nei documenti costitutivi e statutari di Uni Agenti, Gaat Service è indicata come società di servizi a supporto delle iniziative sindacali e a sostegno degli intermediari. In un progetto unitario diventa una piattaforma comune, non di una parte ma a disposizione di tutti, con regole condivise e finalità trasparenti.
Quello che propongo, e che una delegazione Agi ha già rappresentato al Ga-Gi nell’incontro del 20 gennaio 2026 – presenti anche i presidenti ad interim dei comitati, Rodolfo Ulissi e Fabrizio Buscarini, oltre ai consulenti legali dei due gruppi agenti Jader Ritrovato per il Ga-Gi e Rudi Floreani per l’Agi – non è di aderire a una storia diversa dalla propria ma di riconoscere strumenti non bandiere. Oggi i colleghi Generali tutti hanno almeno due necessità da un punto di vista sindacale: un’architettura di rappresentanza che consenta ai diversi modelli di convivere senza annullarsi, uno strumento operativo già collaudato e vigilato che possa dare gambe ai progetti e non lasciare tutto alla sola politica associativa e in questo Gaat Service è un unicum di valore.
Se è obiettivo comune dare agli agenti Generali Italia una rappresentanza capace di parlare a tutti i modelli, la strada più lungimirante è unire visione e massa critica con un impianto che tutela le differenze e, allo stesso tempo, mette a disposizione strumenti concreti. Il processo di convergenza delle rappresentanze è inevitabile: sta a noi governarlo nell’interesse della categoria, anziché rimandarlo con effetti negativi per i colleghi.
Resto disponibile a dare il mio contributo, anche nella mia funzione sindacale, per confrontarmi su ogni garanzia necessaria in termini di governance, tutele, trasparenza, perimetri e modalità di integrazione, con l’auspicio che i colleghi valutino nel merito la sostanza del progetto. Non si tratta di una fusione politica, ma di costruire un gruppo che sappia durare nel tempo perché progettato per il mondo che c’è, non per quello che non c’è più».
(fs)
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