martedì 13 Gennaio 2026

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ESPULSIONE ULIVIERI. PARLA LO SNA: «APPLICATE LE REGOLE DELLO STATUTO. NESSUN ATTO AUTORITARIO, NE’ UNA VENDETTA POLITICA…»

Il vice presidente Sergio Sterbini: «Il collegio dei probiviri non ha giudicato opinioni, ma comportamenti. Non ha represso il pensiero critico, ma ha rilevato un’incompatibilità strutturale tra il modo di agire del singolo e l’appartenenza al sindacato».

 

Sergio Sterbini

In queste ultime ore si sta dibattendo molto in merito all’espulsione di Enrico Ulivieri (presidente del Gruppo agenti Zurich) dal Sindacato nazionale agenti.

Nella giornata di oggi, lo Sna ha voluto chiarire il proprio pensiero relativamente alla vicenda. Lo ha fatto il vice presidente Sergio Sterbini che, attraverso un lungo comunicato, ha ritenuto «necessario», tra le altre cose, «ristabilire alcuni punti fermi sulla dialettica  sindacale e sul senso dell’appartenenza associativa».

Lo Sna, ha sottolineato Sterbini, «non è un’arena nella quale ciascuno può muoversi in totale autonomia, scegliendo quando esserci e quando chiamarsene fuori, salvo poi rivendicare una legittimazione politica alternativa quando le decisioni democraticamente assunte non coincidono con le proprie aspettative». Lo Sna «è un sindacato nazionale con più di 100 anni di storia, non una sigla di comodo né una piattaforma individuale di affermazione personale. Chi vi aderisce accetta uno statuto, delle regole e un perimetro entro il quale il confronto si sviluppa. Fuori da quel perimetro non c’è dissenso: c’è estraneità».

Per Sterbini «il dissenso vero, quello che rafforza un’organizzazione, si esercita partecipando, confrontandosi e assumendosi l’onere – prima ancora che l’onore – di contribuire ai lavori degli organi sindacali». Nel caso in questione, ha puntualizzato il vice presidente dello Sna, «invece, si registra una assenza protratta per anni dalle sedi istituzionali del sindacato, nonostante ripetuti inviti formali a partecipare e dare il proprio contributo. Una scelta reiterata, consapevole, mai casuale. È singolare che chi ha deciso di non esserci, di non confrontarsi nelle sedi deputate, rivendichi oggi una centralità politica esterna, come se la legittimazione sindacale potesse prescindere da presenza, impegno e responsabilità».

IL DOCUMENTO FIRMATO PER CHIEDERE ALL’ANIA DI RIAPRIRE LA TRATTATIVA ANA – Nel comunicato, poi, Sterbini ha fatto riferimento alla sottoscrizione da parte di Ulivieri di un documento promosso da Anapa Rete ImpresAgenzia per riaprire la trattativa per il rinnovo dell’accordo impresa agenti. Documento, fra l’altro, firmato da altri sette presidenti di gruppo.

«Chiedere all’Ania l’esclusione dello Sna dal tavolo di rinnovo dell’Accordo nazionale non può essere ricondotta né al “libero pensiero”, né a una legittima “interpretazione del cambiamento”: si tratta di un atto oggettivamente ostile, che mette in discussione la rappresentanza collettiva della categoria. Iniziativa autonoma assunta, sembra, senza condivisione con i propri iscritti, certamente senza confronto con i colleghi presidenti nel comitato Gaa e senza discussione negli organi politici dello Sna. Che una richiesta di esclusione del proprio sindacato dal tavolo negoziale provenga da un iscritto dello stesso sindacato è un fatto gravissimo, del tutto inaccettabile e incompatibile con qualsiasi ruolo».

«LE INIZIATIVE AUTONOME VERSO L’ESTERNO» – A questo, ha tenuto a precisare Sterbini, si aggiunge «il ricorso sistematico a iniziative autonome verso l’esterno, interlocuzioni non coordinate, prese di posizione che avevano l’intento di produrre l’effetto opposto rispetto alla coesione e alla stabilità del sindacato. Questo non è pluralismo. È una scelta di rottura, l’idea, peraltro più volte dichiarata e praticata, che il sindacato possa essere aggirato quando non è allineato alle proprie convinzioni personali. Se fosse accettata, renderebbe inutile qualsiasi organizzazione sindacale nazionale».

LA DECISIONE DEL COLLEGIO DEI PROBIVIRI – Per il vice presidente dello Sna, il collegio dei probiviri «ha fatto ciò che lo statuto richiede: ha applicato le regole. Non ha giudicato opinioni, ma comportamenti. Non ha represso il pensiero critico, ma ha rilevato un’incompatibilità strutturale tra il modo di agire del singolo e l’appartenenza allo Sna. Mettere in discussione la legittimità di questo operato, svolto attraverso un  contraddittorio, un’audizione e la valutazione degli atti, significa colpire deliberatamente uno degli organi di garanzia fondamentali dell’associazione e, con esso, l’intero impianto democratico della vita sindacale. È inoltre essenziale distinguere la responsabilità personale del singolo iscritto da quella del ruolo o della funzione pro tempore».

Il provvedimento adottato dal collegio dei probiviri, ha tenuto a precisare Sterbini, «riguarda esclusivamente comportamenti individuali, non il Gruppo agenti Zurich, la cui tutela resta ferma e incondizionata. Tentare di coinvolgere il gruppo in una vicenda che riguarda esclusivamente azioni individuali è inappropriato e ingiustificato. Ancora più grave è il tentativo, neppure troppo velato, di contrapporre il sindacato ai gruppi agenti aziendali, come se questi potessero sostituirsi alla rappresentanza generale della categoria. È una deriva pericolosa, che alimenta frammentazione e confusione, caricando i Gaa di ruoli che non competono loro e esponendoli a tensioni improprie. Particolarmente grave, in questo senso, è la reiterata e protratta mancata partecipazione al comitato dei gruppi agenti».

E ancora: «l’espulsione deliberata dal collegio dei probiviri non è un atto autoritario, né una vendetta politica, né una scorciatoia repressiva. È l’esito inevitabile di un percorso nel quale si è progressivamente affermata una logica di estraneità e contrapposizione rispetto al sindacato. Non si può restare formalmente dentro un’organizzazione, disertarne le sedi e ignorare gli inviti al confronto, rivendicando poi una rappresentanza alternativa dall’esterno».

Lo Sna, ha concluso il vice presidente, «non ha problemi con il dissenso, ma con chi confonde unità con fastidio, regole con intralcio e lealtà associativa con la cieca obbedienza. L’unità non è uniformità, ma senza unità non esiste rappresentanza. Senza rispetto delle regole comuni non esiste sindacato».

Fabio Sgroi

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