Il direttore generale di UnipolSai a ruota libera all’ultimo Annual Insurance Isjam Forum di Milano.
Tutta la verità sull’uscita del Gruppo Unipol dall’Ania. Franco Ellena, direttore generale di UnipolSai e ormai ex presidente della commissione permanente distribuzione dell’Ania, ha spiegato il motivo che ha portato il colosso assicurativo bolognese ad assumere una decisione clamorosa e senza precedenti. Lo ha fatto con un intervento nel corso dell’ultimo Annual Insurance Isjam Forum che si è tenuto a Milano qualche settimana fa e che tuttointermediari.it riporta in esclusiva per i suoi lettori. (Nella foto a lato, Franco Ellena, a destra, intervistato da Enea Dallaglio, amministratore delegato di Innovation Team)
Ellena, come suo solito, ha parlato senza peli sulla lingua. «Il mondo sta cambiando così velocemente che crediamo che tutte le rappresentanze, non solo Ania, debbano in qualche modo ripensarsi. Per tante ragioni: per la presenza dei regolatori, per il mercato che cambia, perché il consumatore ha modificato le sue abitudini, per la crisi profonda che richiede soluzioni nuove», ha esordito il direttore generale di UnipolSai. «Di fronte a ciò, tutte le rappresentanze hanno la necessità di rimettersi in discussione. Certo non è una operazione semplice perché per loro natura tendono a conservare l’esistente. Il ripensamento, probabilmente, non può partire dalla stessa associazione. Da qui la nostra scelta».
Quella di Unipol di uscire dall’Ania non è stata una decisione estemporanea, ma ponderata. Lo conferma lo stesso Ellena. «Prima di assumere questa scelta abbiamo discusso e presentato delle proposte in sede Ania. Ovviamente solo dopo abbiamo esternato alla stampa la necessità di un profondo ripensamento. Del ruolo dell’Ania, da 10 anni a questa parte, è rimasto pochissimo. È necessario che l’associazione fra le imprese assicurative sia molto piu proiettata in una attività di relazione con le istituzioni, il Parlamento, i regolatori, Bruxelles. In sostanza un’Ania più politica e molto meno stanza di compensazione di rapporti tra compagnie, perché cosi come è non serve a nessuno», ha detto Ellena. «Noi ci siamo attrezzati per andare avanti per conto nostro, quindi per essere capaci di avere un’interlocuzione anche con le istituzioni in modo autonomo».
IL RAPPORTO CON LE RAPPRESENTANZE DEGLI AGENTI – L’ormai ex presidente della commissione distribuzione dell’Ania ha anche affrontato la tematica relativa al rapporto con le associazioni di categoria degli agenti. «Abbiamo avviato dei ragionamenti con le rappresentanze degli agenti dopo circa 10 anni di silenzio, con l’intento di verificare se vi fossero le condizioni per riprendere il dialogo e capire quale scenario disegnare». E il dialogo era ripreso salvo poi interrompersi «per cause esterne», ha sottolineato Ellena, «per la decisione di Antitrust di chiedere alle compagnie di assumere impegni diversi su temi riconducibili all’Accordo nazionale impresa agenti. È diventato difficile, quindi, ricondurre il tutto a un accordo che a questo punto non sta più in piedi: per le compagnie e per i giovani agenti. Oggi come oggi sta in piedi solo per quegli agenti molto prossimi alla pensione e che quindi non hanno obiettivi di riforma, di cambiamento, di visione nuova del futuro».
Nel frattempo, ha aggiunto Ellena, «le compagnie sono cambiate moltissimo, il panorama assicurativo anche, e quindi uno strumento così rigido come l’Ana secondo me non può più esserci. Tra l’altro, non tutte le compagnie utilizzano reti agenziali e allo stesso tempo anche il mondo agenziale è profondamente diverso al suo interno, perché ci sono agenti che svolgono l’attività professionale in modo differente. Non è più pensabile, quindi, fare riferimento a un accordo collettivo che risolva tutte le questioni. In questo momento non vedo altre strade se non quella di dare spazio alla contrattazione aziendale e quindi di secondo livello».
RIVALSA E LIQUIDAZIONE – Ellena ha detto la sua anche su due istituti come rivalsa e liquidazione. «Nessuno difende l’istituto della rivalsa tra le rappresentanze degli agenti. Si difende solo la liquidazione, e siccome sono due istituti collegati significa che se si mette mano alla rivalsa allora bisogna intervenire anche sul sistema di calcolo della liquidazione. Difendere l’attuale sistema significa non volere un futuro per i giovani agenti e in generale per la rete agenziale tutta. Fin quando avremo meccanismi che difendono solo e soprattutto l’anzianità di servizio è evidente che un giovane non potrà mai fare l’agente a meno che non trovi una compagnia che investa su di lui».
Infine, una frecciata alle rappresentanze degli agenti: «Vogliono fare una battaglia per la libertà, però gli istituti della rivalsa e della liquidazione o il meccanismo di funzionamento del Fondo pensione agenti non devono cambiare. Che senso ha?».
Ellena ha parlato anche della rete Unipol Sai. tuttointermediari.it pubblicherà nei prossimi giorni il suo intervento relativamente a questo argomento.
Fabio Sgroi
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