EFFICACIA PROBATORIA DELLA SCATOLA NERA. ANDREA GRAZIOSI: «BENE IL DDL CONCORRENZA, MA ALCUNI PUNTI MERITANO UN CHIARIMENTO»

20 Giugno 2016

L’avvocato, intervenuto a un recente convegno organizzato da Insurance Skills Jam, spiega  come è la situazione attuale e come si potrebbe modificare con il decreto di legge in discussione al Senato.
   

Andrea Graziosi 3Sull’efficacia probatoria della scatola nera montata sulle auto il dibattito è aperto e, allo stato attuale, non tutto è chiaro. Anzi. Molti punti lasciano spazio a interpretazioni diverse. Su questo tema è intervenuto l’avvocato Andrea Graziosi (nella foto a lato), professore ordinario di diritto processuale civile nel Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Ferrara, e lo ha fatto nel corso del recente convegno dal titolo Alla ricerca di un equo sistema di misura – Ddl Concorrenza, scatola nera, personalizzazione del danno, organizzato a Milano da Insurance Skills Jam, libera associazione che si propone di favorire il confronto di esperienze e opinioni in ambito assicurativo anche attraverso interscambi culturali, strutturati all’interno di seminari e convegni rivolti alle più ampie tematiche di interesse economico, sociale e assicurativo.

Graziosi ha fatto riferimento al Ddl Concorrenza (attualmente in discussione al Senato) che, secondo il giurista, «contiene, tra l’altro, almeno due norme processuali che possono avere un impatto molto importante sicuramente nelle controversie civili che hanno a oggetto il risarcimento del danno. Mi riferisco all’articolo 6, che prevede una specie di “disclosure” procedurale che riguarda la sola prova testimoniale, e l’articolo 9, che introduce una disciplina specifica dell’utilizzazione della scatola nera all’interno degli autoveicoli già in circolazione e in particolare disciplina l’efficacia giuridica dei dati che possono essere ricavati da queste scatole nere (i cosiddetti dati crash)».

Certo non si può parlare di norme, perché il decreto deve essere ancora approvato definitivamente, ma comunque di «prodromi di quelle che potrebbero diventare norme», ha tenuto a precisare Graziosi.

LA SITUAZIONE OGGI – L’avvocato è partito da quella che è la situazione attuale. «Oggi le scatole nere sono installate all’interno degli autoveicoli,  ma la loro installazione dal punto di vista giuridico avviene solo ed esclusivamente all’interno del rapporto contrattuale tra assicuratore e assicurato, quindi circoscritta fondamentalmente nei due contraenti. I dati, pertanto, non sono esponibili a un soggetto terzo, estraneo a questo rapporto negoziale. Si tratta di dati formati unilateralmente da una parte, sui quali un soggetto terzo non ha alcuna possibilità di controllo e di verificare come siano stati estrapolati dal dispositivo. Dati che non gli sono processualmente opponibili. In generale, si tratta di prove che in qualche modo si sono formate violando o trascurando quella che è probabilmente una delle regole fondamentali che governa il diritto delle prove, cioé la regola secondo cui nel processo sono utilizzabili le prove che si sono formate nel contraddittorio delle parti. Questi sono temi che in larga misura giustificano la diffidenza e la difficoltà con cui la prassi giudiziaria e la giurisprudenza in generale si approcciano all’utilizzazione giudiziale di questi dati».

Graziosi ha ricordato come, a livello giudiziale, oggi si possano individuare due orientamenti: «Il primo è di assoluta chiusura (evidenziate da alcune pronunce di giudici di pace) nei confronti delle prove formate da una parte; il secondo orientamento è un po’ più permissivo, e ci dice che questi dati possono avere una efficacia di argomenti di prova. Cioé sono prove atipiche, che non sono contemplate nel catalogo del diritto processuale civile. In sostanza», ha sottolineato Graziosi, «questi dati si trovano in un limbo nel quale è difficile individuare l’esatta portata probatoria».

convegno SkillsJam 27 aprile 2016 1IL DDL CONCORRENZA – Il Ddl Concorrenza interviene in questo ambito attraverso due passaggi. «Il primo», ha commentato Graziosi, «è quello di dare efficacia normativa, e non più solo , ai dati ricavabili dalle scatole nere, quindi con una efficacia erga omnes. Lo fa nella parte che è dedicata agli sconti obbligatori che le compagnie devono praticare. Il senso della norma è questo: vengono imposte alle compagnie degli sconti obbligatori sui prezzi di mercato delle tariffe. Una di queste possibilità è legata all’eventualità che si monti sulla autovettura un dispositivo, uno di quelli, dice la norma, che sia stato individuato da un decreto che dovrà essere emanato dal Ministero dei Trasporti di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico entro 90 giorni dall’approvazione della legge. L’efficacia, quindi, discende dalla legge e non è più puramente negoziale», ha affermato Graziosi. (A lato, una fase del convegno organizzato da Insurance Skills Jam a Milano)

Il secondo passaggio è contenuto nell’articolo 9 che, ha ricordato l’avvocato, «fa riferimento al fatto che i dati ricavabili dalle scatole nere hanno efficacia di piena prova (quindi non sono ammesse controprove) nei processi civili, mentre non si parla di processi penali e questo apre seri interrogativi, oltre che rappresentare un punto critico della norma». In pratica, ha rimarcato Graziosi, «si prende una posizione molto importante e significativa, perché si passa da una efficacia della prova pari a zero a una situazione in cui l’efficacia è di piena prova. Cioè costituisce prova legale a tutti gli effetti».

Per l’avvocato si tratta di una valutazione di una disposizione «potenzialmente positiva dal punto di vista processuale, perché risolve a monte un problema di incertezza istruttoria e probatoria che caratterizza spessissimo le cause di risarcimento danni derivanti dalla circolazione degli autoveicoli e tutte le cause da responsabilità extracontrattuale. Stiamo parlando di cause nelle quali deve essere ricostruito un fatto e quindi ci si può trovare in una situazione di insufficienza istruttoria e di contraddittorietà. Questa norma in larga misura risolve a monte il problema». È corretto, si è chiesto lo stesso Graziosi, che il legislatore abbia attribuito una efficacia così importante a questi dati?: «Dipende dall’affidabilità dei dati. È una domanda che dovremmo fare ai tecnici. Sembrerebbe che le scatole nere siano dispositivi che hanno margini di errore bassissimo».

LA PROVA CONTRARIA – Graziosi ha ricordato come siano due gli aspetti che, se accertati, consentono di contrastare gli elementi di prova scaturiti dai dati delle scatole nere: la parte contrapposta deve dimostrare il mancato funzionamento del dispositivo oppure la manomissione. E qui gli interrogativi, per un legale, non sono pochi. «Come è faccio a dimostrarlo? E come entrano questi dati nel processo? E soprattutto quali dati entrano? La situazione è delicata e complessa», ha detto Graziosi, «perchè i dati potrebbero essere favorevoli, ma anche sfavorevoli, alla parte che li detiene. Che fare? La legge dice che tutti possono accedere a questi dati, ma processualmente come? E chi ne ha la disponibilità? Cosa succede se il soggetto che ha installato la scatola nera sul suo veicolo su proposta di un’altra compagnia cambia assicuratore? E la privacy? Ricordo che sono dispositivi che registrano e raccolgono molti dati che hanno a che vedere con la vita privata di un determinato soggetto e che si intersecano con il problema della privacy, con il rischio che questi dati vengano utilizzati in modo fraudolento o per finalità diverse da quelle per le quali sono stati raccolti».

Su quest’ultimo aspetto, però, Graziosi ha affermato: «Il problema della privacy, tuttavia, si pone in maniera più contenuta rispetto ad altri dispositivi di cui siamo tutti dotati (per esempio il telefonino). La legge ci dice che questi dati sono assoggettati a tutta la disciplina del codice della privacy e sono raccolti solo quelli che hanno a che fare con la tariffazione e con la ricostruzione della responsabilità in caso di sinistro stradale». Insomma, di interrogativi ce ne sono. È il regolatore che deve fare chiarezza. Al più presto.

Fabio Sgroi

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