domenica 26 Aprile 2026

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DEMOZZI SUL FONAGE: «CONTINUIAMO A PRESIDIARE I DIRITTI DEGLI ISCRITTI. ANCHE RICORRENDO A VIE GIUDIZIARIE»

Il presidente del Sindacato nazionale agenti pronto a ricorrere a cause pilota o collettive. E ai gruppi agenti dice: «Questo tema deve rimanere entro i confini della trattativa di primo livello. Niente negoziazione fra singole compagnie e rappresentanze agenziali».

 

Demozzi Caludio braccia conserteUna parte corposa della relazione dell’esecutivo nazionale Sna all’ultimo congresso di San Marino della settimana scorsa ha riguardato la questione legata al Fondo pensione agenti. Claudio Demozzi (nella foto a sinistra), presidente del Sindacato nazionale agenti, che ha letto il documento, ne ha avute per tutti.

Nel mirino del numero uno di via Lanzone sono finiti, tra gli altri anche i presidenti di alcuni gruppi aziendali agenti, rei di aver diramato documenti definiti «penosi», di «pura disinformazione» e che «incitavano a sottoscrivere lo scellerato piano Ania per il riequilibrio del Fondo», divulgando «paure e certezze prive di alcun fondamento», ha detto. «Paura del fallimento del Fondo, nel caso di mancata sottoscrizione da parte del sindacato del piano di riequilibrio predisposto dall’Ania; paura, sotto forma di velato ricatto, della messa in liquidazione coatta del Fondo in caso di mancata accettazione (incondizionata) del piano predisposto dal commissario straordinario. Certezza che i tagli alle pensioni (fino al 35% per i pensionati e fino al 50% per gli iscritti attivi) previsti nel piano del commissario, con l’immediata trasformazione del Fondo a contribuzione definita (capitalizzazione), costituiscano il minor danno possibile, cioè la soluzione migliore per gli agenti».

Si è trattato di documenti, «diramati e puntualmente smentiti dai fatti. È stato avvilente notare come qualcuno abbia preferito dare credito a tali infondate teorie, piuttosto che ascoltare con la dovuta attenzione e onestà intellettuale le ragioni che ci spingevano ad assumere diverse posizioni», ha precisato Demozzi.

«L’attuale squadra di esecutivo nazionale non si è lasciata convincere dalle facili promesse di un’eventuale, improbabile, futura rinegoziazione dei contributi pensionistici; così come non ha ceduto alle pressioni provenienti da più parti, giorno dopo giorno più insistenti, mantenendo i nervi saldi e affidandosi al parere di uno staff di super-esperti del settore».

Poi è entrato nello specifico: «Da subito è emerso come la misura dei tagli alle pensioni (attuali e future), prima proposti dall’Ania poi dal commissario, appaiano inaccettabili quanto ingiustificabili, per una categoria che si trova già in grave crisi di redditività. In secondo luogo, è stato appurato come il sindacato, così come qualsiasi associazione di rappresentanza, non sia legittimato a sottoscrivere detti tagli alle prestazioni, né tantomeno la trasformazione a contribuzione definita del Fondo pensione. Trasformazione che comporterebbe la perdita di tutte le prerogative connesse al regime di prestazione definita, attualmente vigente. Certo è difficile immaginare come l’Ania, ed ancora prima il Commissario straordinario di Fonage, abbiano potuto sollecitare e promuovere la sottoscrizione del piano di riequilibrio “lacrime e sangue” da parte di Unapass e Anapa, la cui rappresentatività espressa in funzione del numero degli Iscritti paganti si ferma, per la prima, allo 0,6% del numero degli aderenti al Fondo, per la seconda a meno del 3%».

Demozzi ha citato il parere legale deagli avvocati Maurizio Paniz e Stefania Fullin, acquisiti dall’Esecutivo Nazionale: «La trasformazione a contribuzione definita del Fondo così come qualsiasi altro intervento sul trattamento pensionistico non rientra tra i poteri rappresentativi e negoziali del sindacato», ed ancora: «l’eventuale sottoscrizione di accordi aventi ad oggetto questi diritti esporrebbe il Sindacato a profili di responsabilità concreta e significativa». Con l’ipotetica sottoscrizione del piano di riequilibrio predisposto dal commissario straordinario, «il sindacato rischierebbe di esporsi verso gli iscritti ed i pensionati, iscritti e non, i quali potrebbero invocare una sua responsabilità per avere disposto illegittimamente di un loro diritto, invece intangibile. Aanche a voler prescindere, per un attimo, dal fatto che il sindacato possa validamente firmare, accordi di questo genere sarebbero illegittimi, se non nulli».

Pierpaolo MaranoRISCHIO LIQUIDAZIONE? – E sul rischio di messa in liquidazione coatta del Fondo pensione in caso di mancata firma dello Sna al piano, Demozzi ha voluto ribadire che si è trattato solo di «un’arma di ricatto nei confronti del sindacato». E spiega anche il perché, citando il parere legale dell’avvocato Pierpaolo Marano (foto a destra): «In termini generali, la liquidazione coatta amministrativa può essere disposta quando le irregolarità nell’amministrazione o le violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie o le perdite del patrimonio siano di eccezionale gravità. La procedura di amministrazione straordinaria che spesso precede la liquidazione coatta amministrativa, è invece disposta quando risultino gravi irregolarità nell’amministrazione, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l’attività del fondo pensione; siano previste gravi perdite del patrimonio; o lo scioglimento sia richiesto con istanza motivata dagli organi amministrativi ovvero dall’assemblea straordinaria. In definitiva, la Covip dovrebbe accertare che le perdite del patrimonio da “gravi” (amministrazione straordinaria) siano diventate “di eccezionale gravità” (liquidazione coatta amministrativa), salvo la Covip motivare sulla ricorrenza di violazioni normative che, da gravi, sarebbero accertate nel corso dell’amministrazione straordinaria come di eccezionale gravità».

Dopo aver sottolineato il fatto che «non risultano elementi che dimostrerebbero la presenza di gravi irregolarità, Demozzi ha detto che «siamo di fronte a una serie di provvedimenti probabilmente illegittimi, manifestamente sproporzionati ed illogici, che rischiano di danneggiare irrimediabilmente gli interessi degli agenti. Ci siamo rifiutati e continueremo a rifiutarci di avallare il tentativo di smantellamento del nostro Fondo pensione. Continueremo a presidiare i diritti di tutti gli aderenti a Fonage, anche ricorrendo alle vie giudiziarie, se necessario, alle cause-pilota e alle cause-collettive, ad azioni mediatiche, ad ulteriori azioni istituzionali e propriamente sindacali».

IL MESSAGGIO AI GRUPPI AZIENDALI AGENTI – Per Demozzi sarà fondamentale «la fermezza dei gruppi aziendali agenti nel rifiutare la negoziazione, a livello di singola compagnia, del trattamento previdenziale base degli agenti. Ricordo a coloro che sono investiti da questa rilevante responsabilità, le gravi conseguenze che ciò comporterebbe per la tenuta del Fondo pensione e per tutta la linea difensiva predisposta dal sindacato, a garanzia del mantenimento di questa problematica entro i confini del primo livello di contrattazione collettiva».

Fabio Sgroi

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