Per il Centro studi di intermediazione assicurativa i fenomeni più rilevanti dopo la fase più acuta della pandemia sono tre.
Un’accresciuta percezione del rischio del nostro impianto sociale ed economico, una domanda di nuove coperture assicurative e di maggiori servizi di protezione e l’accelerazione dell’innovazione per il conseguimento di risultati concreti a breve. Secondo il Cesia (Centro studi di intermediazione assicurativa) sono questi i fenomeni più rilevanti per il mercato assicurativo all’uscita dalla fase più acuta della pandemia.
Il tema è stato affrontato nell’ultimo rapporto da Massimo Michaud, coordinatore del Cesia, secondo cui le assicurazioni possono giocare un ruolo importante. Innanzitutto «offrendo delle polizze per le grandi opere e partecipando all’investimento nelle stesse». E questo alla luce del fatto che si è puntato e sempre più si punterà su iniziative infrastrutturali per la sanità, per le reti virtuali e per la messa in sicurezza del territorio da parte dei Paesi maggiormente attrezzati. «Per liberare le risorse occorrerebbe uscire da principi contabili coerenti con una gestione finanziaria di breve e speculativa, per favorire gli investimenti a lungo termine e anticiclici coerenti con la durata dei passivi», ha osservato Michaud.
In materia di coperture, si legge nel report del Cesia, «è lecito attendersi un maggiore sviluppo dell’assicurazione malattia per i cittadini e dell’assicurazione dei rischi indiretti per le imprese. Nonostante la diffusione delle coperture sanitarie negli ultimi anni, grazie alla defiscalizzazione dei contributi alle casse assistenza, le forme di copertura sanitaria mutualizzata restano marginali rispetto alla spesa pubblica e alle spese direttamente sostenute dai cittadini per curarsi. Se l’offerta saprà cogliere l’opportunità di ampliare, ove necessario, le garanzie e promuovere i servizi di telemedicina di cui vi è bisogno, questa situazione potrebbe cambiare», ha affermato Michaud.

In sanità, «serve migliorare i tempi di reazione, con particolare riferimento alla disponibilità di materiale sanitario e di macchinari, e la capacità di assistere a distanza un elevato numero di persone, e per questo servono investimenti. La collaborazione tra finanziatori pubblici e privati, quali gli assicuratori, per provvedere a rendere più resilienti le strutture sanitarie è una strada aperta da percorrere».
Dal punto di vista delle imprese, il business continuity management è diventato «cruciale»: in Italia sono pochissime le aziende ad avere una una polizza che copre per un certo tempo il valore aggiunto dell’impresa quando questa è costretta all’arresto forzato da un evento imprevisto. «Dopo questa crisi, la garanzia “loss of profit” diventa un’esigenza riconosciuta dalle imprese: le compagnie di assicurazione e riassicurazione coglieranno l’opportunità, se consiglieranno la comprensibile prudenza con una più diffusa commercializzazione», ha fatto notare Michaud.
Il terzo fenomeno è la forte spinta all’innovazione rivolta a risultati concreti per ottenere efficienza, commercializzare nuovi servizi e accedere da remoto. «Per quanto riguarda l’accessibilità dei servizi assicurativi, l’attuale crisi ha sdoganato l’attività a distanza, anche quella di vendita», ha ossevato il coordinatore del Cesia. «Un’evoluzione decisiva per agenti e broker assicurativi che si dovranno dotare non solo di modalità di teleconsulenza, ma anche di strumenti di analisi dei bisogni dei clienti. Incominciano a diffondersi sul mercato strumenti che permettono la personalizzazione dell’offerta e il confronto puntuale con la concorrenza, per mettere in evidenza la qualità delle polizze. Proprio sulla qualità delle coperture si potrebbe rafforzare la concorrenza per i clienti. Tra gli strumenti a disposizione delle reti, quelli riservati alla gestione amministrativa sono ben sviluppati, ma quelli a supporto del marketing e della consulenza al cliente sono perfettibili. Chi li offrirà, acquisirà un consistente vantaggio competitivo».
Fabio Sgroi
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