CATTOLICA, UN CDA SENZA SORPRESE: FERRARESI NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO. ESERCITATA LA DELEGA PER L’AUMENTO DI CAPITALE

4 Agosto 2020

A  proposito degli accertamenti che sta conducendo la procura di Verona, il board ha voluto esprimere «solidarietà e vicinanza ai colleghi e al management interessati». Il consiglio si è detto «sereno e fiducioso circa l’operato della magistratura, nella convinzione della liceità e della correttezza di ogni comportamento tenuto nell’interesse della società».

Un consiglio di amministrazione senza sorprese, quello di oggi, per Cattolica Assicurazioni. La nomina di Carlo Ferraresi ad amministratore delegato era piuttosto scontata, dal momento che il suo ingresso nel Cda era in un certo senso finalizzato a questo. Ferraresi conserva il ruolo di direttore generale.

Nell’occasione, il Cda ha rideterminato il compenso complessivo dell’amministratore delegato «con le integrazioni dovute alla partecipazione al consiglio di amministrazione, al comitato del governo societario e alla funzione di responsabile del sistema di controllo interno (il tutto per un importo integrativo rispetto al compenso già sussistente quale direttore generale di complessivi 150.000 euro)».

Il consiglio ha inoltre esercitato la delega conferita dall’assemblea dei soci per l’aumento del capitale sociale per la somma di 500 milioni di euro, suddiviso in due tranche di cui la prima, pari a 300 milioni di euro, riservata ad Assicurazioni Generali e la seconda, pari a 200 milioni di euro, che sarà offerta in opzione a favore di tutti gli azionisti.

Cattolica ha precisato che l’esecuzione dell’aumento di capitale «è soggetta alle autorizzazioni di vigilanza e alle condizioni già previste nell’accordo quadro con Generali e quindi i tempi di esecuzione dell’operazione decorreranno da dette autorizzazioni».

Infine, a proposito degli accertamenti che sta conducendo la procura di Verona, il Cda ha voluto esprimere «solidarietà e vicinanza ai colleghi e al management interessati dai recenti accertamenti giudiziari». Il consiglio si è detto «sereno e fiducioso circa l’operato della magistratura, nella convinzione della liceità e della correttezza di ogni comportamento tenuto nell’interesse della società».

Fabio Sgroi

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