24 settembre 2018 17:04

CASSE DI PREVIDENZA AGENTI: COME FARE EVOLVERE QUESTO ISTITUTO?


Per molti, un adeguamento della convenzione del 1953 è oggi necessario, per diverse ragioni. E c’è chi propone…  

Si parla da anni della necessità di aggiornare la convenzione nazionale per le casse di previdenza per gli agenti di assicurazione, stipulata nell’ormai lontano 24 giugno 1953 a Milano fra l’Ania e l’Associazione nazionale fra gli agenti di assicurazione. Una convenzione nata con l’obiettivo di costituire nel corso del mandato agenziale una cassa di previdenza da corrispondere all’agente alla cessazione dell’attività o ai suoi eredi (l’adesione alla cassa è obbligatoria). I tempi cambiano e sono molti quelli che vorrebbero modificare alcuni istituti.

Recentemente Tuttointermediari.it ha condotto una inchiesta fra i presidenti delle casse per cercare di capire che cosa pensano gli agenti. Sarebbe però riduttivo soffermarsi solo su quello che si può fare. Ci sono infatti altri aspetti su cui occorrerebbe soffermarsi, a cominciare dal fatto che in molti sottovalutano questo istituto e non hanno la consapevolezza dei vantaggi che ne potrebbero trarre. Nell’inchiesta si parla anche della possibilità di intensificare il rapporto fra le case di previdenza e i rispettivi gruppi aziendali agenti e anche della collaborazione con le associazioni di categoria degli agenti. Vediamo, in sintesi, che cosa è emerso.

PERCHE’ MOLTI AGENTI  SOTTOVALUTANO LA CPA – La prima domanda ha riguardato proprio i motivi per i quali molti agenti iscritti alle casse di previdenza agenti tendono a sottovalutare questo istituto previdenziale. C’è chi ha rimarcato come questo problema riguardi in particolare i nuovi agenti, che forse temono di investire la  quota di cui possono disporre in investimenti non profittevoli.

Ma c’è anche chi ha evidenziato la forma di investimento, che presenta un profilo  prudenziale (gestione separata con capitale e rendimento minimo garantiti) e non speculativo (per esempio unit linked). Altri motivi che portano a disinteressarsi della cassa? La concentrazione, forse troppa, sulle attività quotidiane, le incombenze amministrative e il perseguimento della redditività di agenzia.

Ma c’è anche chi ha descritto un panorama preoccupante, mettendo in evidenza il fatto che molti neanche sanno cosa prevede la normativa o che confondono addirittura la cassa di previdenza con il fondo pensione agenti. Molte, comunque, sono le casse che hanno messo in piedi varie modalità di comunicazione (per esempio dei siti on line ad hoc, attraverso i quali è possibile non solo controllare la propria posizione contributiva, ma anche effettuare operazioni)  verso gli iscritti, anche con una periodicità stabilita. Altre fanno più fatica proprio a livello organizzativo e di struttura. Così i congressi dei gruppi aziendali agenti, annuali, biennali o triennali, vengono in soccorso, dedicando uno spazio a questo strumento.

I VANTAGGI DI ADERIRE ALLA CASSA DI PREVIDENZA – Le risposte sono state svariate. Qualcuno ha definito la cassa un salvadanaio sicuro, da aprire senza sorprese alla scadenza del mandato agenziale, grazie a vantaggi di tipo fiscale e finanziario. Una gestione che è diretta da parte di agenti interessati ai risultati, i quali hanno la possibilità di costruire una propria previdenza integrativa, accumulando un capitale proporzionato a quanto investito nel corso della carriera di agente. In più si tratta di un istituto slegato dal rinnovo o meno dell’Accordo nazionale imprese-agenti. Per qualcuno è uno dei pochissimi privilegi rimasti agli agenti e, dal punto di vista politico, una grande conquista sindacale da mantenere e difendere ancora di più alla luce del calo di redditività che ha colpito le reti agenziali.

CONVENZIONE: SERVE UN ADEGUAMENTO? – Tutti, o quasi,  d’accordo nell’affermare che sarebbe necessario un adeguamento normativo, visto il regolamento datato e il contesto che è totalmente differente. Le modifiche “suggerite” dagli intervistati sono diverse: si va dall’entità dell’importo sia dell’aderente, sia della compagnia o compagnie alla possibilità di prevedere anticipi o prestiti per gli iscritti o alla necessità di rivedere l’istituto della radiazione in senso meno restrittivo; dalla possibilità di poter avere anticipi (per esempio in caso di malattie gravi), o prestiti per gli iscritti considerato il momento storico che stiamo vivendo all’adeguamento degli strumenti finanziari utilizzabili per gli investimenti che, alla luce dei cambiamenti di mercato, oggi risultano limitativi; dalla “sburocratizzazione” delle procedure (corresponsione di “un capitale in contanti” che potrebbe creare qualche problema di gestione al comitato amministratore; procedura di elezione abbastanza onerosa) all’inserimento al suo interno di una polizza long term care a beneficio di ogni agente; dalla possibilità di versamenti integrativi a una nuova formula di elezione del comitato in sostituzione dell’ormai obsoleto referendum cartaceo con un sistema di votazione on line. E c’è chi ritiene ormai superata la cogestione del comitato tra agenti e compagnia in quanto con l’accordo del 1994 la compagnia non ha più facoltà di bloccare i fondi in caso di recesso per giusta causa.

COLLABORAZIONE CON IL RISPETTIVO GRUPPO AGENTI – Tutti d’accordo: il confronto fra i due organismi è continuo, totale, di assoluta sinergia anche perché gli interessi sono coincidenti ed è utile uno scambio di informazioni. Vanno rispettate, però, le autonomie. In alcuni casi i presidenti dei due organismi sono gli stessi; in altri si cerca di puntare su persone diverse, cercando di mantenere ben distinti i ruoli.

RAPPORTO CON LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA DEGLI AGENTI – Costituire un organo all’interno dei sindacati/associazioni di categoria degli agenti per analizzare i vari aspetti/problematiche e avere una visione comune potrebbe essere utile oppure no? È questa la domanda che ha posto Tuttointermediari.it. Anche in questo caso le risposte sono state svariate. Per alcuni sarebbe utile, a patto che sia un organismo che non generi poltrone. È però importante non sindacalizzare le casse, che devono essere gestite in materia autonoma e professionale, nell’interesse degli agenti. Non tutti, va detto, sono favorevoli. Per alcuni sarebbe un organismo inutile e potrebbe risultare limitativo dell’autonomia della stessa cassa.

Fabio Sgroi

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