Per l’avvocato amministrativista di Milano il biga data è solo uno strumento di propensione commerciale. Nulla più. E il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali «nasce già vecchio». Ecco perché.
Il big data? «È uno strumento di propensione commerciale. Nient’altro». Il nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali? «Deve entrare ancora in vigore, ma nasce già vecchio». Andrea Bullo (foto a lato), avvocato amministrativista a Milano, bolla in questo modo due fra i temi più attuali del momento.
Sui cosiddetti “clienti digitali”, sui biga data (cioè la raccolta di dati eterogenei, strutturati e non strutturati, attraverso metodi tecnologici e analitici specifici al fine di estrarre valore per supportare differenti tipi di analisi), Bullo non ha dubbi: «Non sono convinto che questo enorme serbatoio di informazioni serva a convincere un cliente a venire in agenzia a sottoscrivere un contratto assicurativo. È un approccio sbagliato concepire il big data e la gestione di queste informazioni in questo modo», ha detto intervenendo all’ultima assemblea dell’Unione agenti Axa, di cui lo stesso avvocato è consulente.
Dopo essere entrato nel merito di come sia stato utilizzato il big data (uno degli esempi fatti ha riguardato il caso Trump), Bullo ha osservato come «il popolo del cosiddetto web sia talmente vasto che se ne perdono i confini e che di fatto non appartiene a nessuno, né tantomeno a un gruppo». Per questo il big data lo definisce «uno strumento di propensione commerciale, nient’altro».
Bullo ha anche tranquillizzato gli agenti su più punti. «Tutto il mondo assicurativo si sta muovendo in questa direzione, ma l’unico vero utilizzo del biga data è quello dell’approccio psicometrico (la psicometria è l’indagine psicologica tendente alla valutazione quantitativa dei comportamenti, ndr), che non è in grado di eliminare l’essenzialità del rapporto umano», ha detto. «Gli agenti hanno campo libero perchè delle persone che vengono avvicinate tramite questo sistema, gli stessi intermediari hanno un profilo piu accurato e questo è una grandissimo vantaggio commerciale. Inoltre il sistema del big data funziona sul condizionamento del pensiero esclusivamente quando si è di fronte a una ipotesi estremamente divisiva, quando cioè bisogna scegliere fra due opzioni secche. In questo caso funziona ma, ripeto, non ha nessuna capacità proattiva. Il metodo psicometrico, poi, stimola il lato peggiore dell’individuo (la paura, la reattività, la violenza, la vanità) e non ha nessuna capacità di alimentare la parte più alta dell’individuo, neanche fargli raccogliere con chiarezza quali sono i rimedi ai propri bisogni».
Ancora Bullo: «Il sistema di letture di tutti questi dati esprime il 10% di capacità di comunicazione umana. Ricordo solo che il restante 90% della capacità di comunicazione dell’uomo è non verbale. È impensabile, dunque, che ciò farà fuori le agenzie e il loro modo di relazionarsi con i clienti. Bisogna però rendersi conto che il mondo sta cambiando a una velocità inimmaginabile fino a due-tre anni fa».
Un riferimento, poi, anche al nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. «L’Unione europea ha deciso di sostituire tutte le varie norme dei singoli Stati membri con un unico pacchetto di protezione dati, composto da un regolamento già emanato, ma che entrerà in vigore nel maggio del 2018. Non sarà necessario alcun atto di recepimento», ha ricordato l’avvocato. «Il regolamento vuole proporsi di rinnovare profondamente la disciplina della tutela dei dati, per esempio ampliando la nozione stessa di dato a qualunque informazione. Quindi foto, commenti, status, ecc. Saranno considerati tutti dei dati. Fra le novità anche l’introduzione del principio della contitolarità dei dati e della corresponsabilità dei dati, che quindi riguarda anche la distribuzione assicurativa. Un aspetto, quest’ultimo a cui bisogna fare attenzione».
Per Bullo, però, «se è vero che l’individuo del web non fa parte di un gruppo ma è solo e il diritto serve a disciplinare il rapporto fra le persone, questo regolamento nasce vecchio, soprattutto in relazione a un aspetto che non è stato considerato: il conferimento di tutta questa miriade di dati è volontario, e tanto è volontario quanto è inconsapevole di che fine facciano questi dati. Il regolamento non ha introdotto, per esempio, un principio base e cioè il frazionamento dei dati, che oggi invece circolano in blocco».
Fabio Sgroi
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