lunedì 13 Aprile 2026

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BROKERS ITALIANI E IL PASSAGGIO A SOCIETA’ CONSORTILE A RESPONSABILITA’ LIMITATA, CON ISCRIZIONE NELLA SEZIONE B) DEL RUI. BERGAMASCO SPIEGA I MOTIVI

Il presidente del Consorzio a Tuttointermediari.it: «Ora abbiamo due obiettivi: da una parte compattare i numeri e andare a trattare le facility, dall’altra essere regolamentati e compliance negli accordi “orizzontali”».  
 
Arnaldo Bergamasco

Una nuova fase di sviluppo. L’annuncio qualche settimana fa, in occasione di un evento a Milano nel quale il Consorzio Brokers Italiani ha celebrato i suoi 25 anni di attività. In quella circostanza, il presidente Arnaldo Bergamasco ha ripercorso le tappe più significative della storia del consorzio, dalla nascita ai giorni nostri. E ha parlato anche di futuro che è stato descritto come sfidante.

In questa intervista, Tuttointermediari.it ha voluto approfondire con Bergamasco alcuni aspetti a partire dal passaggio a società consortile a responsabilità limitata che apre, di fatto, nuove opportunità di crescita, in linea con l’obiettivo di sviluppare servizi e strumenti sempre più evoluti a supporto dei soci.

Domanda. Nel corso dell’evento di Milano ha annunciato il cambio di assetto del Consorzio Brokers Italiani, con la trasformazione a società consortile a responsabilità limitata e l’iscrizione alla sezione B del Rui. Come mai la scelta di intraprendere questa strada?

Risposta. Nasce dalla volontà e dalla necessità di tornare a recitare un ruolo che l’introduzione del Rui ci aveva privato di avere. Le spiego: quando è nato il consorzio, 25 anni fa, il rapporto con il mercato assicurativo veniva gestito come Brokers  Italiani, dove ovviamente le tipologie di affari erano compatibili per essere compattate. L’introduzione del Rui ci ha precluso la possibilità di essere noi, come Brokers  Italiani, a sottoscrivere le facility con il mercato impegnando i singoli consorziati poi nel numero complessivo, ma soprattutto ci ha privato la possibilità di avere il frazionamento dei numeri sia dell’apportato, sia dei sinistri generati, per cui abbiamo un numero macro ma non abbiamo titolo per intervenire, cosa che prima accadeva con la possibilità di negoziare delle royalties per il consorzio e per il mantenimento anche economico dei progetti.

D. Ora, invece?

R. Adesso, con la scelta che abbiamo fatto, che trae origine dalla complementarietà ormai sedimentata del parterre dei soci, oggi 12, è importante che ci siano le condizioni. L’unione di idee si è adesso rafforzata molto e quindi abbiamo deciso di evolvere verso qualcosa di più concreto. Con questo nuovo modello di trasformazione, attraverso l’iscrizione nella sezione B del Rui, ci poniamo due obiettivi: da una parte compattare i numeri e andare a trattare le facility, dall’altra essere regolamentati e compliance negli accordi “orizzontali”.

D. Questo è il principale vantaggio dal punto di vista operativo. E per quanto riguarda il rapporto con le compagnie? Anche in questo caso pensate di trarre benefici?

R. Assolutamente sì. Ci saranno sempre determinati tipi di affari tra il singolo broker e la compagnia perché sono così specialistici che non possono essere oggetto di compattazione, ma nelle linee di business come per esempio gli infortuni, il vita e anche rischi più basici quali globale abitazione, globale fabbricati che per noi sono dispersione di tempo, ecco che accorpando i numeri si ha la possibilità di scegliere un unico partner affidabile, efficiente e che valorizzi quel portafoglio dando una facility che si distingue rispetto al normale broker.

D. Se ne è parlato ampiamente nel corso dell’evento che avete organizzato recentemente a Milano. La vostra iniziativa, oggi, stride con quanto sta avvenendo nel mercato del brokeraggio assicurativo, dove le operazioni di merger and acquisitions sono quasi all’ordine del giorno…Voi state andando controcorrente…

R. Ho sentito troppe volte in passato e continuo a sentire adesso nel nostro mondo la parola “sopravviviamo”. A me, francamente, l’idea di sopravvivere non piace proprio perché vorrebbe dire aspettare solo la propria fine dignitosamente. L’idea che abbiamo coltivato in Brokers Italiani è di prosperità in quanto riteniamo, a torto o a ragione sarà il tempo a dirlo, che ci sia lo spazio per essere diversi rispetto al modello che tendenzialmente adesso va di moda. La nostra è una idea molto chiara, non importa se opposta a quella del resto del mercato, e l’intenzione è di perseverare nell’andare verso la direzione di rimanere indipendenti, anche accettando qualche volta gli insuccessi, perché questi fanno parte della vita.

D. I soci che fanno parte di Brokers Italiani, allo stato attuale, sono 12. Chi volesse entrare a far parte del consorzio cosa deve fare e soprattutto quali requisiti deve avere?

R. Ci sono naturalmente dei requisiti di ammissibilità. Il nostro target ideale sono quelle società di brokeraggio nate da un progetto imprenditoriale di tipo “familiare” o “padronale”, che non siano quindi detenute da fondi, o possedute da banche o da istituzioni finanziarie. Chi è interessato può ovviamente presentare una richiesta. Abbiamo statutariamente previsto soglie di sbarramento, nel senso che deve esserci una volontà molto ampia dei soci attuali nel fare entrare qualcuno che non sia elemento di disturbo. Questo per evitare quanto accaduto in passato, quando siamo stati costretti a espellere un socio per comportamenti non lineari rispetto al mercato e perché stava conseguentemente danneggiando la credibilità di tutti noi.

D. Quando risale l’ultimo ingresso di un socio o di soci nel consorzio?

R. Ormai tre anni fa e ha riguardato un piccolo blocco di società che ha rafforzato la compagine quantitativamente, ma soprattutto qualitativamente. Stimo che qualcuno, fisiologicamente, ci lascerà perché magari oggetto di vendita e ciò sicuramente ci dispiacerà; ma le scelte di vita vanno rispettate. Così come immagino che qualcuno entrerà, magari portando nuova energia e nuove idee. La cosa importante è che all’interno del consorzio ci sia comunque un nocciolo duro e lo abbiamo.

D. Infine. Che obiettivi vi siete dati in questo 2026?

R. Il Consorzio lo dobbiamo immaginare come un erogatore di servizi e questi ultimi devono essere centralizzati. Da questo punto di vista abbiamo molto da fare, se si pensa, per esempio alla compliance, alla finanza. Insomma ci sono tante aree dove portare a fattor comune le attività. Altro tema su cui inizieremo a fare dei ragionamenti a livello consortile è l’intelligenza artificiale, sia per capire in che limite ognuno di noi pensa di utilizzarla, sia poi come poter ottimizzare l’investimento portandolo a fattor comune. E poi c’è il mercato che, alla luce dell’iscrizione nel Rui come società consortile (operazione che dovrebbe avvenire entro il prossimo mese di maggio), interagirà con noi non più frazionandoci. Tenga conto che mettendo insieme i numeri di tutti i soci del consorzio viene fuori che siamo il quinto operatore nazionale per dimensione e questo ci consente di avere una relazione più solida con il mercato.

Fabio Sgroi

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