8 novembre 2018 16:02

BLOCKCHAIN E ASSICURAZIONI: L’UTILIZZO “ESTENSIVO” CAMBIEREBBE MOLTE COSE


Secondo una ricerca di The Boston Consulting Group, l’industria mondiale potrebbe ridurre il combined ratio danni dai 5 ai 13 punti percentuali, generando oltre 200 miliardi di dollari in più di margine tecnico dal totale premi lordi.

 

Utilizzare in modo estensivo la blockchain (database condiviso, decentralizzato, distribuito e criptato con precise regole di sicurezza) nel settore assicurativo? L’industria mondiale potrebbe ridurre il combined ratio danni dai 5 ai 13 punti percentuali, generando oltre 200 miliardi di dollari in più di margine tecnico dal totale premi lordi. È quanto si evince da una recente ricerca di The Boston Consulting Group, dal titolo The First Blockchain Insurer, che mette in evidenza come per il mercato danni globale, i possibili risparmi per gli assicuratori siano in tre aree: la distribuzione, il risk management e i processi. Pensando al mercato auto, un assicuratore “tutto blockchain” potrebbe guadagnare dai 10 ai 13 punti percentuali di combined ratio operativo rispetto a un suo omologo meno evoluto. Stesso guadagno si avrebbe nell’assicurazione marine cargo, dove la tecnologia blockchain agirebbe sul risk management e sui processi. Anche nel business della riassicurazione, i player del mercato potrebbero migliorare il loss ratio di 0,5 punti percentuali e i loro combined ratio operativi dai quattro ai cinque punti percentuali.

VANTAGGI – Quali sono i vantaggi di un assicuratore “tutto blockchain”? Secondo The Boston Consulting Group, questa tecnologia rende «estremamente più efficienti i processi transattivi nella gestione sinistri, riducendo drasticamente tempi e costi». Gli assicuratori coinvolti in alcuni dei primi progetti pilota testimoniano che già ora alcune fasi della catena del valore dell’assicurazione stanno diventando “senza transazioni”. Nell’assicurazione viaggi, per esempio, l’arrivo in ritardo di un volo, confermato dai dati dell’aeroporto, innesca un risarcimento automatico direttamente sul conto della persona assicurata nel momento in cui questa arriva a destinazione.

Per chi utilizza la tecnologia blockchain ci sono sette principali vantaggi tecnici: «il tracciamento sempre trasparente dei beni (cosa che ha già catturato l’interesse di svariati settori, tra cui trading e logistica); la creazione di un record affidabile e non modificabile senza una notifica chiara; la tutela della privacy e della riservatezza, grazie all’uso della crittografia che permette solo ai partecipanti alla blockchain (i cosiddetti nodi) di accedere ai dati; la resilienza, perché le blockchain non smettono di funzionare qualora uno o più nodi avessero dei problemi tecnici; l’efficienza, giacché i costi di immagazzinamento dei dati sono significativamente inferiori rispetto a quelli di un sistema centralizzato; le transazioni automatizzate, grazie alle regole che governano i pagamenti e le modifiche contrattuali che riducono la necessità di transazioni manuali; infine il flusso delle informazioni è praticamente in tempo reale, sia quando avvengono le transazioni sia le modifiche dei dati».

La blokchain, inoltre, può rendere gli altri strumenti digitali, come gli advanced analytics, l’intelligenza artificiale e i sistemi autonomi, «molto più efficaci». L’assicurazione, del resto, si basa sui dati: la raccolta, la selezione e la loro conservazione sicura. La maggior parte degli assicuratori, al momento, condivide la minor quantità possibile di informazioni, in molti casi utilizzando processi manuali basati ancora su carta: «questo è il modo in cui gli assicuratori si assicurano che non vi siano perdite sensibili ma riflette anche il timore che gli scambi di dati digitali non siano totalmente sicuri. La tecnologia basata sulla blockchain potrebbe cambiare tutto questo».

Tuttavia, fa presente The Boston Consulting Group, alcuni ostacoli, sia manageriali, sia tecnici, «frenano l’adozione di questa nuova tecnologia: a partire dal know-how ancora poco sviluppato, per arrivare ai problemi di governance, passando per l’attuale mancanza di standard e protocolli condivisi e l’affidabilità dei software ancora non robustissima».

Gli assicuratori tradizionali «non possono stare a guardare, devono guardarsi dalle start up insurtech, che sono già alla testa delle evoluzioni tecnologiche del settore, ma anche dai cigni neri, dalle aziende di altri comparti pronte a espandersi verso le polizze e, ovviamente, da chi tra di loro saprà muoversi più rapidamente. In primis, devono identificare gli ambiti su cui la blockchain può essere più efficace, cosa che varia da impresa a impresa; individuare in quali funzioni (antifrode, underwriting, marketing ecc.) si annidano le inefficienze più difficili da rimuovere; e soprattutto sperimentare». (fs)

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