Il presidente dell’Associazione italiana managing general agents: «Vogliamo far comprendere il valore che le Mga portano al sistema assicurativo italiano. Cosa chiediamo a livello normativo? Proporzionalità, trasparenza e armonizzazione europea».

Aimga, l’Associazione italiana managing general agents, si è presentata al mercato assicurativo la settimana scorsa con un evento a Milano che ha richiamato tanti addetti ai lavori, sicuramente oltre le attese degli organizzatori. Già, perché, c’era grande curiosità attorno a una iniziativa (la nascita, appunto, dell’associazione, a giugno dell’anno scorso) nuova, che adesso si accinge a entrare nel vivo. Obiettivi, attività, organizzazione, visione del mercato, propositi e idee sono stati illustrati giovedì scorso in occasione della prima edizione dell’Italian Mga Summit.
«Affermare e valorizzare la figura dell’agenzia di sottoscrizione in Italia». È stato questo l’intento per cui Aimga ha visto la luce e a spiegarlo è stato Nicola Larizza, presidente dell’associazione (e ceo di Litus Wecoya), in apertura dei lavori. «Una esigenza semplice da dire, meno da realizzare, visto che troppo spesso, nel nostro mercato, la managing general agency viene confusa con altre figure, come il broker grossista o l’agenzia plurimandataria. La nostra è una professione diversa».
L’agenzia di sottoscrizione, ha spiegato Larizza, «non si limita a collocare un rischio, ma lo valuta, lo assume e ne risponde per conto e con il mandato dell’assicuratore, che le ha affidato la propria capacità. Questa differenza non è una sfumatura, ma è il cuore del nostro modello».
MGA FENOMENO NUOVO? «NON E’ COSI’» – Il presidente di Aimga non si trova d’accordo con chi afferma che quello delle Mga sia un fenomeno nuovo. «Non è corretto», ha osservato, «perché nel mondo anglosassone e negli Stati Uniti questo modello esiste da molti anni ed è parte strutturale del mercato. E vorrei sfatare anche un luogo comune: le Mga non sono una novità per il mercato italiano. Alcune delle nostre agenzie di sottoscrizione che operano oggi sul mercato sono nate addirittura all’inizio degli anni Duemila per colmare dei vuoti, in particolare nelle specialties, dove il mercato tradizionale non riusciva a offrire risposte adeguate. L’esempio più evidente sono le professional lines, che non a caso oggi sono tra i rami più sviluppati dalle Mga italiane. Inoltre, quasi tutte le nostre realtà fondano le radici nel mondo dei Lloyd’s; il coverholder dei Lloyd’s è stato il primo vero modello di delegated authority, poi ripreso da altri assicuratori. Sicuramente un passaggio fondamentale è stata la Brexit; sempre più compagnie estere hanno guardato con interesse al mercato europeo e a quello italiano in particolare. Il modello della delega ha conosciuto allora una crescita che possiamo definire esplosiva».
La ragione di questa crescita, ha spiegato Larizza, è semplice. Quello delle Mga è un modello che «conviene a tutti: per un fornitore di capacità lavorare con una Mga significa contare su competenze già consolidate in determinate linee di business, significa entrare in un nuovo mercato in modo più rapido e meno rischioso, appoggiandosi a chi quel mercato lo conosce e significa avere accesso a una rete distributiva costruita negli anni, attraverso cui portare i propri prodotti agli intermediari e agli assicurati. Per quanto riguarda gli intermediari e per i clienti le Mga significano specializzazione, velocità di risposta e capacità di costruire coperture su misura per rischi complessi».

LA FIDUCIA VERO VALORE AGGIUNTO DELLE MGA – Il presidente di Aimga ha ricordato: «Essere una delegated authority non si improvvisa», ma «servono competenze tecniche, professionalità, una organizzazione solida e un monitoraggio costante della catena distributiva. Se dovessi riassumere tutto questo in una parola, parlerei di fiducia, la fiducia dei capacity providers che ci affidano la loro capacità, la fiducia degli intermediari che ci portano i loro clienti e la fiducia degli assicurati che si affidano a noi nel momento del bisogno. Questa fiducia è il vero valore aggiunto dell’Mga e va guadagnata ogni giorno».
REGOLE NON ANCORA DEFINITE – Oggi il regolatore non ha ancora definito regole specifiche per le Mga. Eppure queste, ha voluto rimarcare Larizza, «di concerto con gli assicuratori si sono date autonomamente presidi e procedure per dimostrare che il lavoro svolto avviene nel pieno rispetto della normativa vigente».
Le Mga, ha ricordato, sono soggette «ad audit regolare da parte dei capacity providers, con la verifica delle procedure di compliance e del governo del prodotto e, per chi ha anche la delega sui sinistri, con il controllo della gestione e della liquidazione dei danni». In altre parole, ha sottolineato Larizza, «il nostro è un settore che si è dato delle regole prima che qualcuno le imponesse. Credo che questo dica molto sulla serietà delle nostre Mga».
COME ADERIRE AD AIMGA – L’associazione si è data dei criteri di ammissione che Larizza ha definito «chiari». Per essere socio di Aimga, un’agenzia di sottoscrizione deve essere scritta alla sezione A del Rui per poter rappresentare gli assicuratori. Deve avere almeno una delegated authority con un fornitore di capacità estero perché, ha ricordato Larizza, «al momento il quadro italiano non prevede per gli assicuratori nazionali la possibilità di esternalizzare alcuni processi. La delega deve conferire veri poteri decisionali. La Mga deve essere almeno co-manufacturer dei prodotti assicurativi che distribuisce. Il fornitore di capacità deve avere un adeguato livello di rating, questo è importantissimo per noi. Il binder deve generare la maggior parte del business dell’agenzia. Infine, non devono esserci trascorsi che possano danneggiare l’immagine degli altri associati. Non sono criteri pensati per escludere, sono criteri pensati per garantire che chi si presenta come Mga lo sia davvero a tutela di tutti, degli associati, dei nostri partner e del mercato».
Oggi le Mga associate ad Aimga sono 25 ma, ha fatto sapere il presidente, «se ne stanno aggiungendo altre». È un risultato «che ci rende orgogliosi, ma è solo un punto di partenza».
AIMGA E I TAVOLI DI LAVORO – L’associazione ha istituito dei tavoli di lavoro permanenti, «ognuno con obiettivi precisi». Il primo tavolo è l’osservatorio permanente sulle Mga. «Il mercato non può valorizzare ciò che non conosce e fino a oggi in Italia mancava una fotografia strutturata del nostro comparto», ha affermato Larizza. «Con l’osservatorio realizzato insieme con EY intendiamo misurare il settore nel tempo: quante sono le Mga, quali linee sviluppano, con quali capacity providers lavorano, come crescono». I primi risultati sono stati illustrati nel corso del summit di Milano.
Il secondo tavolo di lavoro si occupa dell’aspetto legale, con una analisi del quadro normativo. «Ci confrontiamo sui temi di compliance e prepariamo le nostre proposte, in modo da presentarci alle istituzioni con posizioni condivise e argomentate».
Il terzo tavolo di lavoro è quello della formazione ai nuovi talenti. «Il nostro mestiere è fatto di competenze tecniche rare che richiedono anni per formarsi. Vogliamo far crescere le persone che già lavorano nelle Mga e allo stesso tempo avvicinare i giovani a una professione che oggi è ancora poco conosciuta, ma che offre percorsi di grande valore».
DOVE VUOLE ANDARE AIMGA E COSA CHIEDE A LIVELLO NORMATIVO – «Dove vogliamo andare? Prima di tutto vogliamo essere un interlocutore a disposizione delle istituzioni», ha fatto sapere Larizza. «Il nostro obiettivo è avviare e poi mantenere un dialogo costante con chi regola e rappresenta il mercato. Vogliamo far comprendere il valore che le Mga portano al sistema assicurativo italiano. Vogliamo poi continuare a portare avanti le iniziative dei nostri tavoli, per cui l’osservatorio in collaborazione con i EY, il monitoraggio legislativo con il comitato legal e la formazione e crescita professionale dei nostri underwriters».
Aimga è consapevole che potranno arrivare nuove regole per la categoria in Italia o in Europa. «Vorrei dire con chiarezza che non le temiamo, anzi le auspichiamo, a patto che siano costruite bene». E qui Larizza ha elencato quelle che sono le richieste, tre in particolare, dell’associazione. La prima è la proporzionalità («Le Mga non sono compagnie di assicurazione, non detengono il rischio sul proprio bilancio e non hanno la struttura nel profilo di rischio di un’impresa; applicarci regole pensate per gli assicuratori vorrebbe dire soffocare proprio la flessibilità e la specializzazione che rendono il nostro modello utile al mercato»), la seconda è la trasparenza («Non chiediamo nuovi adempimenti fine a se stessi, ma regole chiare che ci permettano di operare alla luce del sole») e la terza è l’armonizzazione europea («Se si interviene è importante farlo a livello europeo: le Mga, infatti, operano in un mercato unico dove è possibile lavorare in libera prestazione di servizi o in regime di stabilimento. Regole valide solo in Italia rischierebbero di penalizzare le Mga italiane e potrebbero essere aggirate da Mga di altri Stati membri che operano qui sulla base di norme diverse e più vantaggiose per la propria struttura»).
Su questi temi, ha sottolineato Larizza, Aimga «vuole fare la propria parte, con proposte concrete e con lo spirito costruttivo che ci ha guidati fin dall’inizio».
Fabio Sgroi
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