L’accusa è lo svolgimento di un’attività di fatto assicurativa anziché assistenziale, come prevista dalla legge. Ma la vigilanza non spetta all’Ivass, che non può “trattare” neppure i reclami dei consumatori…
Gli operatori del settore assicurativo non ci stanno. E da tempo. Anche recentemente hanno lamentato sconfinamenti da parte di alcune società di mutuo soccorso dalla finalità assistenziale prevista dalla legge, a un’attività di fatto assicurativa. Quest’ultimo fenomeno è stato reso noto dall’Ivass nel corso di una audizione recente dinanzi alla commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza.
L’istituto di vigilanza ha ricordato come l’articolo 345 del Codice delle Assicurazioni preveda l’assoggettamento delle società di mutuo soccorso che superino una determinata soglia di operatività e delle casse autogestite (come i fondi sanitari) alle disposizioni in tema di particolari mutue assicuratrici, in quanto compatibili.
Ma questa è una disposizione, come ha spiegato l’Ivass, «di incerta applicazione», in quanto la norma «non prevede in modo esplicito un potere regolamentare dell’istituto riferito alle società di mutuo soccorso». Queste ultime spesso svolgono una pluralità di attività assistenziali e di soccorso e sono già sottoposte a forme di vigilanza del Ministero dello Sviluppo economico. «In passato, abbiamo sensibilizzato sul punto i ministeri competenti anche al fine di disporre di maggiori e più puntuali dati e informazioni», ha fatto sapere l’Ivass.
L’Ivass non può nulla neppure di fronte alle lamentele dei consumatori. I reclami di questi ultimi proprio nei confronti delle società di mutuo soccorso e che pervengono all’Ivass sono di fatto inviati per competenza dallo stesso istituto di vigilanza al Ministero dello Sviluppo economico.
Fabio Sgroi
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