domenica 05 Aprile 2026

Il mondo dell’intermediazione assicurativa in primo piano

COSTI DI COMPLIANCE ELEVATI: MOLTI INTERMEDIARI RISCHIANO DI USCIRE DAL MERCATO

Tra costi diretti di conformità normativa, Rc professionale obbligatoria e contributo al Fondo di Garanzia, un broker con un giro d’affari di 5 milioni di euro spende 6.500 euro. E’ quanto è emerso nel corso del convegno annuale di Aiba che si sta svolgendo in queste ore a Roma.

 

Convegno Aiba 26 marzo 2015«Gli elevati costi di compliance (prodotti dalla regolamentazione e sostenuti dai soggetti vigilati) e di reporting verso le autorità, sempre più complessi e onerosi, rappresentano uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell’attività degli intermediari professionali, broker e agenti di assicurazioni». Lo ha detto Carlo Marietti Andreani, presidente di Aiba, l’Associazione italiana brokers di assicurazioni e riassicurazioni), durante il convegno Il futuro del Broker, il Broker del futuro, di oggi a Roma (foto a lato).

Marietti ha sottolineato come l’elevata competitività e le forti pressioni per fusioni e acquisizioni, abbiano notevolmente concentrato il settore assicurativo, in maniera simile a quanto avvenuto nel comparto bancario. «Tuttavia, il settore dell’intermediazione assicurativa e in particolare quello del brokeraggio continua a presentarsi altamente frammentato, composto in larga prevalenza da operatori di piccole dimensioni e con caratteristiche di professionalità e di spiccata vicinanza al tessuto imprenditoriale locale. In questo contesto gli aspetti normativi e regolamentari possono incidere sulla configurazione dell’intermediazione in quanto, anche indirettamente, potrebbero agevolare una particolare tipologia di operatori a discapito di altre con evidenti conseguenze sugli aspetti dimensionali degli operatori per effetto dell’aggravio dei costi di compliance», ha aggiunto Marietti.

Secondo una recente ricerca internazionale sono i broker del Regno Unito a dover sostenere i più elevati costi diretti da regolamentazione (0,98% del totale di commissioni e fees). Seguono gli intermediari di Lussemburgo (0,47%), Finlandia (0,27%), Olanda (0,26%), Irlanda (0,22%), Portogallo (0,07%), Svizzera e Italia (0,03%), Francia (0,02%) e Germania (0%). Per quanto attiene l’Italia tuttavia il dato è sottostimato perché non tiene conto dei costi relativi alla copertura di Rc professionale obbligatoria nonché ai costi di contribuzione al fondo di garanzia dei mediatori.

«Nel caso di un broker con un giro d’affari di 5 milioni di euro», ha evidenziato Marietti, «avremmo 1.500 euro di costi fissi e diretti di compliance a cui si aggiungono circa 5.000 euro tra copertura di Rc professionale obbligatoria e contributo al Fondo di Garanzia dei mediatori, per un totale di 6.500 euro. La percentuale dei costi diretti dunque sale a oltre l’1%: un peso difficilmente sostenibile soprattutto per i piccoli broker già sotto pressione per il continuo calo di redditività. È quindi perlomeno auspicabile un riequilibrio tra costi della regolamentazione e norme per la tutela dei consumatori».

Fabio Sgroi

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