Secondo le elaborazioni di Ania su dati Covip, nel 2019 le nuove adesioni sono state 588.200, circa 62.000 in meno dell’anno precedente. Dunque crescita sì, ma a un ritmo decrescente. Inoltre…
Il trend delle adesioni alle forme pensionistiche complementari prosegue la sua crescita graduale evidenziata negli ultimi anni. Secondo le elaborazioni di Ania su dati Covip, nel 2019 le nuove adesioni sono state 588.200, circa 62.000 in meno dell’anno precedente. Dunque crescita sì, ma a un ritmo decrescente. Il numero delle posizioni in essere, cioè i rapporti di partecipazione complessivamente aperti presso le forme pensionistiche, ha raggiunto alla fine del 2019 i 9,1 milioni (+4,4% rispetto all’anno precedente) così suddivisi: 3,1 milioni posizioni legate a fondi negoziali e fondinps (+5,4% rispetto al 2018), 1,5 milioni a fondi aperti (+6,1%), 3,7 milioni a Pip (+3,5%), 650.000 a fondi preesistenti (+0,6%).
Il numero di iscritti (depurando il numero delle posizioni dalle adesioni plurime) alla fine del 2019 risultava pari complessivamente a 8,26 milioni di soggetti, pari al 31,9% delle forze di lavoro, cioè dei soggetti occupati o in cerca di occupazione di almeno 15 anni di età, in aumento del 4% rispetto al numero di iscritti dell’anno precedente. L’Ania ha fatto notare come sia «comunque rilevante, essendo pari a oltre 2 milioni di soggetti, la quota di iscritti che non hanno versato contributi nel 2019, interessando i Pip in misura maggiore rispetto alle altre forme».
In particolare, gli iscritti ai fondi pensione aperti hanno registrato la variazione positiva più alta (+6,1%), seguiti dagli iscritti ai fondi negoziali (+4,5%), anche grazie alle iscrizioni “contrattuali” al fondo di categoria praticate da queste forme. L’incremento più elevato di iscritti in valore assoluto (quasi 120.000) è relativo ai Pip, che hanno rafforzato la leadership in termini di numero totale di iscritti e di posizioni in essere.
Per quanto riguarda i contributi complessivi versati alle forme pensionistiche (16,1 miliardi di euro nel 2019), c’è da registrare che sono rimasti sostanzialmente stabili, nonostante si sia osservato per la prima volta un decremento (-0,8%) rispetto all’anno precedente. In particolare, il calo è stato dovuto ai fondi pensione preesistenti, i cui flussi in entrata sono diminuiti di quasi il 16%, mentre per le altre tipologie di forma pensionistica i volumi sono aumentati (fondi negoziali +5,3%, fondi aperti +8,2%, Pip +3,5%).
Da segnalare che è tornata a calare, nella serie storica dei contributi osservata dal 2002, la quota di versamenti ai fondi preesistenti, a vantaggio della quota di contributi versati a fondi negoziali, aperti e Pip, che ha ripreso a crescere. I rendimenti medi delle forme previdenziali nel 2019 hanno beneficiato dell’andamento positivo dei mercati, mentre la rivalutazione del Tfr è stata pari all’1,6%. In particolare, il rendimento medio delle diverse linee dei fondi negoziali è risultato pari al 7,5%, quello dei fondi aperti all’8,3%, quello dei fondi unit-linked dei Pip al 12,2% e quello delle gestioni separate dei Pip all’1,6%.
Per quanto riguarda le risorse destinate alle prestazioni, si registra un incremento pari al 10,8%, per un volume che ha superato i 185 miliardi di euro, corrispondente al 10,4% del Pil nominale, in aumento rispetto al 2018, e al 4,2% delle attività finanziarie detenute dalle famiglie italiane. L’aumento maggiore ha riguardato le risorse gestite dai fondi pensione aperti (+16,4%), seguiti dai Pip (+14%). I fondi preesistenti hanno mantenuto la maggiore quota di risorse destinate alle prestazioni.
Fabio Sgroi
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