Il presidente dello Sna, a proposito del rinnovo dell’accordo nazionale impresa agenti: «Secondo la nostra impostazione è mantenuto un ampio spazio alla contrattazione aziendale, che potrà però svolgersi esclusivamente dando per acquisito, per irrinunciabile, quanto stabilito dall’Ana».

«Rifiutiamo l’idea di un Accordo nazionale impresa agenti (Ana) limitato a pura cornice, a dichiarazione di principi, perché rimaniamo convinti che i diritti basilari debbano essere sanciti dall’Accordo collettivo di categoria. Ciò, anche per evitare che nella contrattazione di secondo livello, cioè aziendale, che storicamente ci vede più deboli nei confronti delle imprese, si possa innescare una deregulation al ribasso, ad esempio sugli importi delle indennità, degli indennizzi, sui termini di preavviso e più in generale sulle tutele degli agenti». È quanto affermato da Claudio Demozzi, presidente del Sindacato nazionale agenti, nella sua relazione letta in occasione dell’ultimo congresso del sindacato lo scorso 17 ottobre a Rimini.
«Secondo la nostra impostazione, è mantenuto un ampio spazio alla contrattazione aziendale, che potrà però svolgersi esclusivamente dando per acquisito, per irrinunciabile, quanto stabilito dall’Accordo Nazionale Agenti Imprese», ha sottolineato il numero uno dello Sna, che ha anche aggiunto: «Ben vengano dunque gli accordi integrativi in bonis; applaudiremo quei gruppi agenti che riusciranno a migliorare i diritti normativi ed economici previsti nell’Ana, che per noi continuano a rappresentare il minimo sindacale».
Fabio Sgroi
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