La sesta edizione del Rapporto sul welfare approfondisce, tra l’altro, proprio questo aspetto, facendo luce sulle nuove frontiere che considera il welfare pubblico, quello familiare e interfamiliare, il welfare assicurativo privato e quello di territorio.

La settimana scorsa il gruppo Assimoco ha presentato, prima a Milano (Palazzo Bovara) e poi a Roma (Chiostro del Convento di Santa Maria, Sopra Minerva, presso il Senato della Repubblica), l’ormai tradizionale rapporto sul welfare quest’anno giunto alla sua sesta edizione.
L’edizione 2019, dal titolo Un Neo-Welfare per la Famiglia. Cooperare per costruire un welfare integrato (l’indagine è stata commissionata a Ermeneia, Studi & Strategie di Sistema), ha voluto mettere a fattor comune i dati, le misurazioni e le interpretazioni sul nuovo welfare, inclusi i raffronti con quanto di più virtuoso è stato messo in opera all’estero, esplorando il welfare “allargato”, cioé l’insieme del welfare pubblico, del welfare familiare e interfamiliare, del welfare assicurativo privato e del welfare di territorio.
«Nelle scorse edizioni abbiamo toccato e approfondito gli aspetti che coinvolgono i cittadini “nell’economia” del welfare, lungo tutta la loro vita», ha affermato Ruggero Frecchiami, direttore generale del gruppo Assimoco. «Via via abbiamo scandagliato i bisogni e le preoccupazioni delle famiglie, abbiamo analizzato i mutamenti dei nuclei composti da uno o due genitori, magari con figli avuti da precedenti matrimoni e relative esigenze di tutela. Ci siamo soffermati sulla protezione come sulla promozione dell’autonomia della prole sino all’ingresso dei giovani nella vita adulta, ma anche su una più consapevole gestione del risparmio allo scopo di migliorare il benessere personale e familiare».

Quest’anno si fa luce su una necessità, ha sottolineato Frecchiami, quella «di “orchestrare” al meglio le energie, l’impegno profuso e le risorse impiegate per rispondere fattivamente alle esigenze mutevoli ma anche sempre più profilate: utilissima, a questo fine, la descrizione dell’utilizzo “reale” dei diversi tipi di welfare da parte delle famiglie italiane. Inoltre viene privilegiato – come è naturale – il welfare pubblico, ma viene riconosciuto, subito dopo, il ruolo importante del welfare familiare e interfamiliare cioè la capacità di copertura dei bisogni che risulta legata al livello del reddito e del patrimonio della famiglia. Al terzo posto figura, invece, il welfare assicurativo privato in tutti i suoi aspetti: dalla copertura dei beni posseduti, del rischio salute, degli infortuni e della vita alla pensione integrativa e ai piani di accumulo di capitale. Infine, al quarto posto, viene collocato il welfare di territorio, su cui convergono il welfare di volontariato, il welfare di vicinato, il welfare che deriva da cooperative, associazioni oppure gruppi spontanei di famiglie e il welfare aziendale o di categoria».
C’è in sostanza un ricorso al welfare “allargato”, a diverse forme di welfare; da qui la ricerca di un approccio integrato al welfare «perché la presenza da questo punto di vista di risposte disordinate non sempre riesce a fornire una soluzione sistemica», ha fatto presente Frecchiami. L’indagine di Assimoco analizza, anche, in quale modo, idealmente, gli italiani combinerebbero ciascun tipo di welfare al fine di ottenere un livello di benessere “ottimale”.
«I risultati si rivelano molto interessanti in quanto possono aiutare compagnie assicurative, istituzioni, aziende, mondo cooperativo a “ricomporre” le prestazioni che provengono dai diversi sistemi di welfare, colmando eventuali lacune sia dal punto di vista dell’offerta di servizi sia dal punto di vista della possibile consulenza da offrire alle famiglie», ha osservato Frecchiami. Una finestra è dedicata anche alle B-Corp, organizzazioni che hanno ottenuto una certificazione di eccellenza in quanto «soddisfano i più alti standard al mondo di performance sociale, ambientale ed economica». Anche loro sono fra gli attori in scena quando si parla di welfare integrato.
Fabio Sgroi
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